Marocco, terra di suq e casba

Viaggio itinerante attraverso le città imperiali

  • di Ginger27
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Domenica 29 aprile 2018

Partiamo da casa alle 9 e alle 11 siamo al parcheggio Planet Parking di Milano Malpensa. Al check in c'è poca gente e in pochissimo tempo abbiamo la carta d'imbarco. Il volo Royal Air Maroc AT0955 imbarca a rilento e decolla alle 14, con un'ora di ritardo. Servono pranzo con pollo e riso, yogurt, formaggio spalmabile. Per essere cibo di aereo, il pollo ha anche un buon sapore. Abbiamo a disposizione un finestrino, ma la visuale è rovinata dalle nuvole. Passiamo sopra Marsiglia, ma è nascosta dalle nuvole, le Baleari di cui intravediamo il profilo e una città andalusa ai piedi di monti innevati. Non riusciamo a vedere lo stretto di Gibilterra.

Atterriamo a Casablanca dopo 3 ore di volo, alle 17, le 16 ora locale, perché anche qui c’è l’ora legale che aboliranno tra meno di un mese nel periodo del Ramadan. La temperatura è fresca e ventosa, sui 20 gradi. La coda per l'ingresso nel paese è accettabile e il nostro bagaglio è già stato scaricato quando arriviamo al nastro. Fuori ci aspetta in nostro accompagnatore T.. Lasciamo l'aeroporto, che dista circa 30 km dalla città, dopo le 17. Il Kenzi Tower Twin Center è una torre moderna di 28 piani: a noi viene data la stanza 802, molto ampia ma ha odore di chiuso. Ampia sala da bagno con vasca, doccia e persino il bidè. Buona dotazione di prodotti per la cura della persona.

Usciamo verso le 18.45 per l'itinerario a piedi del quartiere deco. La prima struttura che incontriamo è la cattedrale del sacro cuore, bianchissima e fresca di restauro. In piazza Mohammed V, la torre dell'orologio della stazione della polizia mi delude, anche se è indicata come modernista nella guida. In piazza c’è una marea di gente: è giornata festiva anche per loro e i ragazzi giocano a palla in questo scorcio di week end. Notiamo altri edifici che raccontano un passato elegante che ha ceduto il passo a un presente in cui sono sfioriti. Le Petit Poucet ha al suo interno una bacheca dedicata a Saint-Exupery, ma l'atmosfera cupa che regna all'interno non induce ad entrare. Noi l'abbiamo fatto perché il cameriere ci ha invitato calorosamente a dare uno sguardo al proprio locale, orgoglioso del passato che quelle sale possono offrire. Proprio lì vicino ci sono le forme stondate del cinema Rialto. Quello che abbiamo visto ci delude un po’ e cominciamo a tornare indietro. La cena è al 27° piano della torre, al ristorante Sense. È ancora giorno, ma le luci della sera comincino a fare capolino. La città bianca si estende in ogni direzione ai piedi della torre, immensa con i suoi 6 milioni di abitanti. La vista dall'hotel è strepitosa. Io guardo da tutte le vetrate alla ricerca della moschea Hassan II, diventata ormai il simbolo di Casablanca. Il suo minareto si staglia alto verso il cielo e il mare appena dietro. Ma torniamo alla cena: si può scegliere tra due alternative e noi ordiniamo pomodoro e mozzarella come piatto d’entrata e salmone con verdure come piatto principale. Il dolce è una mousse agli agrumi. La cena non è male.

Lunedì 30 aprile 2018

Prima colazione alle 7 al secondo piano, nel ristorante che si chiama Insense, un gioco di parole per distinguerlo con quello del 27°. C'è ampia scelta, ma, incredibile per essere in Marocco, non c'è il tè verde. Mangio pain au chocolat, madeleine, altri dolci con latte caldo e caffè. Spalmo su una crepe del cioccolato fuso. Finisco con uno yogurt e un piatto con melone, ananas, kiwi e prugne secche. Alle 8 comincia un breve giro di Casablanca, partendo dalla Moschea Hassan II; inaugurata nel 1993 è il 3° edificio di preghiera più grande al mondo. Ospita al suo interno 25.000 fedeli. Il minareto, alto 200 m, è decorato in cima da disegni in verde, il colore dell’Islam. Costruita su un terrapieno direttamente sul mare, la moschea domina la costa che in questo momento è in ristrutturazione: tra qualche anno sarà interessante osservare come sono cresciute le palme appena piantate per ornare il lungomare di una città che vuole essere soprattutto una metropoli moderna. Poco distante si intravede il faro, circondato dalle baracche dei pescatori. T. dice che abbiamo avuto fortuna a potere vedere la moschea con il sole, perché di solito è la nebbia a farla da padrona. In pullman attraversiamo il quartiere di Anfa dove ci sono le case residenziali e giungiamo al quartiere dei francesi dove si trova la chiesa di Lourdes che risale agli anni ‘50, con tanto di grotta allestita nei primi anni del '900. All’interno ci sono belle vetrate stilizzate che rappresentano scene sacre. Costeggiamo il muro di cinta del palazzo reale, ma non ci fermiamo

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