Alla scoperta del Marocco

Un viaggio tra città imperiali, bellezze naturali e storiche di un Paese dalle mille sfaccettature, colori e sapori

  • di Antonietta Peroni
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Inizia il nostro viaggio alla scoperta del Marocco, partiamo da Roma Fiumicino con scalo a Madrid e poi direzione Casablanca, peccato che all’arrivo abbiamo scoperto che i nostri zaini non ci avevano seguito, ce lo immaginavamo, visto che a Madrid abbiamo preso il volo 10 minuti prima del decollo. Abbiamo denunciato il fatto al desk della compagnia Air Marocco, la hostess ci ha assicurato che li avremmo trovati nel pomeriggio del giorno seguente, ce lo auguravamo visto che avevamo tutto il necessario per trascorrere oltre due mesi in giro per il paese. Ci siamo diretti al terminal 1 per prendere il treno verso la stazione di Casaport, per fortuna il treno si è fatto attendere poco, era sera inoltrata. Sul treno c’erano molti passeggeri, chi sonnecchiava, chi mangiava, chi parlava al cellulare, chi si guardava intorno. Di fronte a me avevo una donna molto bella, truccata e con dei bellissimi gioielli, che si specchiava in continuazione, dalla borsetta ha tirato fuori un profumo e si è tutta improfumata e ha voluto che lo mettessi anch’io. Arrivati a destinazione abbiamo cercato un albergo nella medina e ci siamo messi a letto, nella speranza di recuperare i nostri zaini il giorno seguente.

Il giorno dopo ci siamo alzati molto presto, abbiamo girato per la città, assaggiando vari dolcetti, curiosando nella medina, pranzando con un tajine di verdure, insomma aspettando il pomeriggio; eccoci di nuovo in treno pronti a raggiungere l’aeroporto. Arrivati a destinazione abbiamo chiesto dove fosse la sala ritiro bagagli, varcata l’entrata, in lontananza abbiamo visto i nostri zaini abbandonati da una parte, insieme abbiamo esclamato: “evvai ora inizia veramente la nostra vacanza!” Siamo ritornati a Casaport, lasciati gli zaini in albergo ci siamo recati nella medina, luogo molto vivace e pieno di souq dove si trova di tutto, dalla pelletteria agli oggetti lavorati in ottone, gioielli, cibo e spezie. Domani ha inizio la nostra lunga avventura in questo meraviglioso paese.

RABAT: una delle città imperiali, capitale del Marocco dal 1912, situata sulla costa atlantica del paese, sulla sponda sinistra del fiume Bou Regref, di fronte alla città di Salè. Abbiamo iniziato il nostro percorso a piedi, partendo dal centro della città dove si trova il Giardino Nouzhat Hassan, un parco di 4 ettari molto bello con alberi centenari, molti dei quali hanno un'etichetta in cui figurano dati relativi al nome della specie e alla sua origine. Ci siamo fermati su di una panchina a goderci quest’immensa atmosfera ecologica. Lasciato il giardino siamo andati a visitare la Torre di Hassan, che si trova nella parte est della città, un minareto costruito per una moschea che non fu mai compiuta, poiché il sultano Yacoub el Mansour morì prima che il lavoro fosse portato a termine. La torre è alta 44 m, la metà circa dell’altezza prevista e decorata in modo splendido. Qui, sotto il sole e circondati da quest’atmosfera magica ci siamo sbizzarriti a fotografarla da tutte le angolazioni. Intorno alla base della torre ci sono 200 colonne che fanno parte della Moschea Incompiuta che doveva essere la più grande del mondo. Proseguendo in cima a una piattaforma, salendo una scalinata, si trova il Mausoleo di Mohamed V, il primo re dello Stato moderno del Marocco, aggiunto al sito nel 1961,al suo interno si trova un sarcofago di onice bianco contenente le spoglie del re ed altri sarcofagi contenenti i corpi dei suoi figli. L’interno è decorato con granito, marmo e onice, ai lati della stanza come alle porte d'ingresso ci sono le guardie. Lasciato il sito siamo andati a rilassarci davanti alla Bab el Had, una grande porta con torri del XIX secolo, ci siamo seduti intorno alla fontana, in compagnia degli abitanti della città, gustando spuntini vari e godendoci la prima vera serata marocchina.

Varcando la Bab el Had si entra al mercato centrale, qui si possono comprare oggetti vari, spezie, tessuti, trovando veramente di tutto, continuando ci siamo diretti verso la medina, pittoresca e caratterizzata dai classici vicoli stretti dove si affacciano numerosi negozi. Nella parte a sud-est della medina si trova la mellah, quartiere ebraico, con case tradizionali e commercio tipico. Camminando e curiosando lungo la strada, costeggiando le mura della città, ci siamo diretti verso il Palazzo Reale, abbiamo dovuto lasciare i nostri passaporti all’entrata presso l’ufficio della polizia. All’interno del palazzo si trovano un insieme di edifici che vengono adibiti ad uso lavorativo, con uffici governativi amministrativi ed un lungo viale per le parate. Il palazzo è la residenza ufficiale del re e della sua famiglia pertanto è chiuso ai visitatori. Usciti da lì siamo andati a mangiarci un tajine di verdure eravamo molto affamati, visto che avevamo fatto un bel tratto a piedi sotto il sole cuocente. Dopo avere riacquistato le forze ci siamo diretti verso la Kasbah Oudaia, un quartiere fortificato, posto su uno sperone roccioso, con imponenti bastioni color miele e le torri di guardia che dominano l’orizzonte, una medina nella medina con tanto di moschee, souk e musei. Attraversando la Bab Oudaia, abbiamo gironzolato in questo intrigo di viottoli, con abitazioni intonacate a calce in azzurro e bianco, con al centro la Moschea el Atika del XII secolo, un luogo di culto della città, con il suo minareto ben conservato. Continuando sulla punta settentrionale della kasbah si arriva alla Platephorme du Semaphore, un tempo usata per comunicare e fare segnalazioni alle navi dei pirati della città mentre lasciavano il porto. Continuando abbiamo raggiunto i Giardini Andalusi, costruiti in stile moresco, con immensi alberi, prati e siepi, che vengono irrigati da una noria. Prima di rientrare in albergo, abbiamo mangiato un ottimo cous cous alle verdure e tantissimi chebakia (spirale di pasta fritta speziata intinta nel miele) una bontà per il nostro palato, un giro d’obbligo nella medina per concludere la serata. La parte più antica della città è un sito archeologico che si trova a sud-est, oltre le mura cittadine, su una bassa collina coperta di vegetazione, rifugio delle cicogne nella stagione riproduttiva, (siamo stati fortunati ce ne erano tantissime!), la Necropoli di Chellah, che conserva le vestigia di una città romana, con i resti del Decumano Massimo, di un foro presso il quale si riconoscono le tracce della Curia, di una fontana monumentale, di un arco di trionfo, i resti del tempio di Giove e ancora l’ottagonale piscina della Ninfa. Terminata la nostra visita dopo circa 2 ore, sulla via del ritorno ci siamo fermati a mangiare, Giovanni un tajine con verdure ed io frittura di pesce con riso. In tram abbiamo raggiunto Salè, situata sul fiume Bouregreg vicino a Rabat con cui è collegata tramite il ponte Hassan II. Attraversando la massiccia Bab el Mrisa (Porta del Mare), così chiamata perché era la strada per il porto usata dagli abitanti che viaggiavano via mare, si raggiunge il quartiere ebraico, mellah, fino ad arrivare a quello dei souk, che sono quasi tutti dedicati all’artigianato. Dietro i souk c’è la piccola Medersa Abou el Hassan, un bellissimo monumento con un portico in pietra scolpito, il tetto in legno di cedro intagliato, mentre il cortile interno è lastricato con piastrelle zellij, vicino all’ingresso una scala conduce alle minuscole celle degli studenti, lungo un corridoio molto stretto. A sinistra della medersa, si trova la Grande Moschea, è stata distrutta e ricostruita più volte negli anni, purtroppo come tutte le moschee marocchine non si può visitare. Proseguendo verso il mare abbiamo visitato il Cimitero del Marinaio, che si estende dalla vecchia città fino all’oceano. La prima tomba che si vede è il Marabout di Sidi Abdullah ibn Hassoun il santo patrono di Salè e dei suoi marinai. Abbiamo curiosato nella medina, ci siamo gustati dei biscotti con anice e mandorle appena sfornati accompagnati con un ottimo tè alla menta .Qui abbiamo scoperto ed acquistato il sapone nero, un prodotto vegetale molto usato negli hammam insieme al guanto Kassa, usati entrambi per il trattamento della pelle.

TANGERI: chiamata la città bianca, si trova nel nord del Marocco, sulla punta più settentrionale del Paese sullo stretto di Gibilterra, a soli 16 chilometri dalle coste spagnole. Noi l’abbiamo raggiunta in treno, cambiando a Sidi Kacem, attraversando piantagioni di fichi d’india, canna da zucchero e uliveti. Per iniziare abbiamo fatto un giro nella medina, un labirinto di stradine, dove abbiamo approfittato per fare una colazione particolare, panino con olive, sott’aceti e formaggio di pecora, molto buono anche se un po’ pesante per iniziare la giornata. Abbiamo raggiunto la Kasbah, l'antica roccaforte si trova nel punto più alto della medina e offre un panorama mozzafiato sullo stretto di Gibilterra, peccato che la nostra visita si è svolta sotto la pioggia. Abbiamo visitato il Museo delle Arti Marocchine, ospitato all’interno del palazzo dove viveva il sultano, che vanta una pregevole collezione di opere d'arte marocchina e i bei giardini del sultano in stile marocchino-andaluso. Vicino si trova il Museo delle antichità, al suo interno bellissimi mosaici e statue di bronzo, numerosi manufatti cartaginesi e romani. Tornati nella medina, abbiamo pranzato con frittura di pesce accompagnato da loubia (zuppa di fagioli bianchi). Da qui ci siamo diretti verso la Grande Moschea, che si trova nelle vicinanze della piazza del Piccolo Socco e proseguendo siamo giunti nel Grande Socco, il punto di collegamento tra la medina e la Ville Nouvelle, la città nuova. Si tratta di una piazza, il cui nome ufficiale è Place du 9 Avril 1947, dalla forma irregolare gremita di caffè all’aperto con mercato permanente, qui si possono acquistare prodotti artigianali, verdura, pesce ed oggetti d'antiquariato. Lungo la strada si trovano i Giardini Mendoubia, la Chiesa di St.Andrea e poi ci siamo imbattuti in un ambulatorio veterinario. Siamo entrati a curiosare, c’erano tantissimi gatti, grandi e piccoli, cani, gabbiani, tutti lì per essere curati oppure adottati. Anche se la giornata è stata uggiosa, il nostro giro qui a Tangeri ci ha soddisfatto.

TETOUAN: si trova nella parte settentrionale del Marocco, ex capitale del protettorato spagnolo, le case bianche si sviluppano alle pendici del Monte Jbel Dersa, circondate dalle montagne del Rif che dominano la valle Martil, coltivata con aranceti, mandorli e melograni. Il nostro albergo era situato vicino alla place Hassan II, nella ville nouvelle, una piazza con palme, circondata da lussuosi palazzi, tra cui l’ex residenza del governatore spagnolo che oggi ospita un hotel e il Palazzo Khalifa, residenza estiva della famiglia reale, purtroppo anche questo chiuso al pubblico. Nella parte nuova della città, dove abbiamo fatto una piacevole passeggiata, c’è la piazza Moulay el Mehdi, circondata da caffè, cinema, ristoranti e dominata dalla pietra gialla della Cattedrale Spagnola con vicino il Museo Archeologico, che ospita vari oggetti recuperati in tutto il Marocco. Ci siamo diretti nella medina, circondata da bastioni con sette porte, le strade sono tortuose tra le pareti bianche delle case, decorate con ceramiche tradizionali. Nelle prime ore della mattina le donne del paese, vestite con gli abiti tradizionali e larghi cappelli di paglia con pompon, vendono i loro prodotti: burro, formaggio, miele, verdure ed erbe aromatiche. Passeggiando tra le strette vie, siamo stati attirati da un forte odore (tipico delle concerie), che si trovano tra le abitazioni. Un lavoratore ci ha raggiunto, spiegandoci il processo di lavorazione delle pelli ovine e bovine. Proseguendo il nostro giro nella medina, molto vivace e affollata, notiamo che c’è parecchio artigianato, tra cui il ricamo, gli uomini sono intenti a ricamare le stoffe, che vendono nei loro negozietti. Ci sono artigiani che lavorano il legno, tagliandolo, intarsiandolo, dipingendolo; chi taglia e cuce le pelli, uno dei prodotti sono le famose babbucce e non solo c’è anche chi taglia e cuce vestiti, tipo il fouta a strisce, indossato dai berberi dei monti del Rif e le djallaba bianche indossati dagli abitanti della città. Nella parte sud della medina, c’è la mellah (come in ogni centro urbano indica il quartiere ebraico), che ospita un bel mercato di prodotti tipici.

CHEFCHAOUENE: si trova nella regione montuosa del Marocco settentrionale, la città fu per secoli considerata sacra ed era persino proibito l’ingresso agli stranieri. Entrando da Bab el Ain, ai piedi della collina e proseguendo su una stradina in salita, ci siamo ritrovati a Place Outa Hammam, una piazza colorata con caffè, gremita di visitatori, un ottimo posto per rilassarsi. Qui si trova la Grande Moschea, il suo minareto è ottagonale e decorato con piastrelle zellij

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