Il mio Marocco "on the road"

Concedersi un periodo di vita in un Paese tanto bello quanto contraddittorio, toccando mete non necessariamente votate al turismo, può far riflettere su quanto la nostra forza, la civiltà occidentale, sia la nostra fragilità.

  • di brabam
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

30/11/2010 in viaggio per Marrakech

Confesso: non sono mai stato in Marocco.

Forse é tardi per farlo adesso, ma chi può dirlo? C'é un'età per viaggiare?

Un viaggio é prima di tutto motivazione, voglia, desiderio, ambizione, curiosità, coraggio.

No, non esiste un'età per farlo, esiste solo la determinazione a farlo

(Per questo viaggio, non preventivato e non preparato nei minimi particolari, ho preso al volo il consiglio di un'amica, Carmen, che mi suggeriva di appoggiarmi ad un ragazzo, Dave, peraltro del mio paese, Sestri Levante, grande conoscitore del Marocco, avendolo visitato in lungo e in largo, con ogni mezzo. Lo ha fatto diventare il suo lavoro invernale, mettendo a disposizione la sua conoscenza ed il suo camper, un robusto Volkswagen Transporter 4x4, adatto allo scopo. Ci siamo incontrati 15 giorni prima della partenza in un bar, abbiamo definito i termini dell'eventuale accordo e ci siamo salutati. Il giorno dopo l'ho richiamato, dicendogli che avevo deciso, che avevo prenotato l'aereo - partenza il 30.11.2010 e ritorno il 14.12.2010- e che ci si sarebbe incontrati a Marrakech il 30.11.2010 all'aeroporto. Lui con Monica, spagnola di Madrid, sarebbero arrivati via terra, facendo, nel lungo itinerario dalla Liguria al Marocco, una tappa in Spagna, a trovare i famigliari di lei)

La mia partenza é stata una svegliataccia dopo 2 ore di non sonno, per arrivare a Pisa e rispettare i tempi tecnici del check-in (tra l’altro già fatto online, come prevede la linea aerea low cost).

In aeroporto alla fila per l’imbarco incontro un amico messicano che si é trasferito nella mia cittadina per via del ballo (é ballerino ed insegnante di salsa) e dell’amore (si é fidanzato con una ragazza del posto). Superate le frasi di sorpresa e circostanza (“ciao…..ma che che ci fai tu qui?” oppure “ma lo sei o non lo sei?”) raggiungiamo l’aereo e ci facciamo il volo insieme, seduti in coda, circondati da uno stuolo di bambini piccoli che piangono e urlano tutto il tempo.

Arrivati a destinazione ci scambiamo gli indirizzi di Marrakech, con la promessa di vederci la sera stessa, prima di partire ognuno per le proprie mete. Non ci incontreremo.

All’aeroporto mi vengono a prendere Dave e la sua ragazza Monica, che saranno le mie guide nonché i miei compagni di viaggio.

L’accoglienza di Marrakech é un tripudio di gente che cammina e guida per strada e sui marciapiedi, come non avevo mai visto.

La strada non è ben delineata e non si capisce se il marciapiedi sia dedicato ai pedoni, o piuttosto ai motorini che sfrecciano accanto alle persone, incuranti del diritto di uso esclusivo pedonale.

Sulla piazza principale ci sono i carretti degli ambulanti che vendono frutta fresca, secca, spremute d’arancia (buonissime, ad un costo irrisorio 4 dh ognuna , che sono pari a circa 40 cent di euro).ed ogni altro ben di Dio. Piove, allunghiamo il passo e guadagniamo il nostro alberghetto in stile moresco, col patio d’ordinanza e le piante a rinfrescare. La camera é semplice ma accogliente, con le finestre rivolte all’interno, verso il patio, quasi a ricordare le nostre case di ringhiera.

Usciamo prima di subito, per condividere la vita di Marrakech e per fare pranzo, vista l’ora.

Ci sediamo in un ristorante coi tavolini all’aperto e ordiniamo cus cus di verdure, tajine con carne, pane e acqua. Per prima cosa imparo a mangiare col pane, anche se la forchetta aiuta nei casi più’ difficili. Dave mi spiega che il pane serve come pinza per agguantare i pezzi di patata e carne che stanno in mezzo alla pirofila in cui viene cotto il Tajine (che altro non é che carne stufata, per lo piu’ di montone, spesse volte di pollo)

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