Sono passati alcuni mesi da quando sono rientrato dal mio viaggio in Marocco; credo fosse necessario aspettare. Lasciar trascorrere un po' di tempo prima di scrivere le proprie impressioni ed emozioni, lasciar scemare i facili entusiasmi, per avere uno sguardo ...
Sono passati alcuni mesi da quando sono rientrato dal mio viaggio in Marocco; credo fosse necessario aspettare. Lasciar trascorrere un po' di tempo prima di scrivere le proprie impressioni ed emozioni, lasciar scemare i facili entusiasmi, per avere uno sguardo più obiettivo sull'esperienza passata, per evitare di dipingere un quadro troppo superficiale...
Ora credo di essere pronto a raccontarvi il mio Marocco; "mio", perché ogni persona percepisce in modo personale i luoghi che visita, perché per ognuno di noi viaggiare ha un significato diverso, ogni luogo è diverso per ogni paio di occhi che l'hanno ammirato...
E' un paese strano. Questo è la definizione che più sinteticamente ed efficacemente descrive l'impressione che mi ha dato. Ma la stranezza non sta nelle differenze, pur evidenti, con la nostra società occidentale: a quelle siamo ormai abituati, non ci sorprendiamo più di fronte ad usi e abitudini differenti, ad una cultura con valori alternativi ai nostri... no, questo sarebbe facile esotismo, sarebbe uno sguardo troppo superficiale. C'è ben altro da vedere, per chi sa guardare, per chi ha voglia di guardare, oltre le immagini da cartolina, oltre gli stereotipi fossilizzati dei cataloghi turistici...; ci vuole poco, in fondo: è sufficiente evitare i luoghi costruiti solo per i turisti, spingersi dove si svolge la vita vera, senza paura, ma senza invadenza, con rispetto: e allora un vicolo, un porto, una bottega artigiana possono diventare una scoperta sorprendente nella loro semplicità, e lasciarci un ricordo molto più vivo dei più blasonati monumenti.
La stranezza che mi ha colpito è quella dei contrasti di questo paese, in cui convivono, apparentemente in armonia, epoche diverse, stili di vita opposti. Passeggi per i vicoli della medina di Fès, circondato dalle bancarelle di frutta, ortaggi, pesci e lumache, tra profumi avvolgenti e colori sorprendenti, e pensi di essere tornato indietro nel tempo di cinquanta, cento, mille anni...Poi senti uno squillo, volti lo sguardo, e vedi un ragazzino di quindici anni che parla tranquillo col suo cellulare...; riprendi il cammino, ammiri le architetture tradizionali, gli stucchi sugli archi delle moschee, i minareti che svettano tra le case diroccate...Poi noti delle macchie bianche sui tetti, guardi meglio e ti accorgi che le antenne paraboliche sono più numerose che da noi...; osservi la gente per strada, ammiri l'eleganza fiera delle donne con l'abito tradizionale, col volto celato agli sguardi...Poi noti che passeggiano insieme alle figlie vestite nel più puro stile occidentale...; intanto gli uomini lavorano, trasportando ogni tipo di merce con carretti trainati a forza di braccia o con l'aiuto di asini dall'aria derelitta e sfinita...Ma affianco a loro vedi passare un giovane in giacca e cravatta che pare uscito da Wall Street...; sbirci tra le botteghe, ti fermi a curiosare tra gli oggetti costruiti davanti ai tuoi occhi da un abile artigiano praticamente a mani nude...E scopri che il negozio accanto è un Internet point...
E allora cominci a porti delle domande, a guardare più a fondo, a chiedere spiegazioni...
Ma non ci sono risposte, nessun segreto da scoprire, nessuna spiegazione illuminante, solo una realtà da accettare per ciò che è, da capire per ciò che è stata, da immaginare per ciò che sarà. Una realtà che ha saltato a piè pari dal XIX al XXI secolo, dimenticando i lenti cambiamenti, in favore di una rivoluzione culturale e tecnologica che si sovrappone alla tradizione, ma non la cancella, non ancora