Colori di Terra e di Africa

PREMESSA Se solo qualche mese addietro mi avessero detto che l’aprile di quest’anno avrei fatto un viaggio attraverso il Marocco mi sarei messo a ridere. Non per la destinazione in se, che anzi mi attraeva già molto, ma perché nemmeno ...

  • di DanieleSSL
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

PREMESSA Se solo qualche mese addietro mi avessero detto che l’aprile di quest’anno avrei fatto un viaggio attraverso il Marocco mi sarei messo a ridere. Non per la destinazione in se, che anzi mi attraeva già molto, ma perché nemmeno 3 mesi dopo l’avventura cubana non mi sarei mai immaginato una esperienza così improvvisata e travolgente.

A dire il vero, aver viaggiato per la terza volta consecutiva in paesi latini, che seppur con le loro particolarità in fondo emanano tutti un’aura simile, ha contribuito a lasciare intatta in me la voglia di scoperta.

Al-Maghreb Al-Aqsa (l’estrema terra del sole che tramonta) come la chiamano gli arabi appunto. Con quella lingua fatta di suoni spigolosi e a noi incomprensibili, che in realtà rivela una profonda radice antica e poetica.

Ebbene, questa terra mi ha dato probabilmente molto più di quello che mi sarei aspettato!

21 Aprile 2007 Arrivo - Casablanca - Fès Questo volta, a differenza del passato, si viaggia in quattro. Ci accompagna una coppia di amici che, già candidati all’avventura cubana, si sono dovuti arrendere per impegni di lavoro.

La prima e lunga giornata che apre le danze, inizia molto prima dell’alba con l’auto che punta verso l’aeroporto di Bologna, scalo a Lione e poi Casablanca.

L’arrivo a Casablanca, oltre che da dense nubi, è avvolto da uno strano clima umano; lo definirei freddo e asettico. Sbrighiamo velocemente le pratiche per l’immigrazione e quelle per l’auto. Notiamo che averla prenotata da casa ci evita i numerosi parassiti che si aggirano per l’aeroporto in cerca di commissioni.

Tutto fila, stranamente, talmente liscio che alle 12.30 siamo già in auto, direzione Rabat.

Le immagini che scorrono davanti ai nostri occhi ci lasciano subito un po’ intontiti. Ai lati della strada si susseguono baracche e gente a piedi. Il paesaggio si presenta brullo e povero. Lasciamo alle spalle la periferia di Casablanca e dopo aver costeggiato il mare fino a Rabat, tra brevi scrosci di pioggia, ci infiliamo sulle montagne. Il paesaggio si fa più interessante, ai bordi della carreggiata vasti boschi di querce da sughero si susseguono a campi ricoperti di fiori giallo-arancio, e a splendide coltivazioni di zafferano in fiore. Sbucano timidamente qua e là piccoli fazzoletti di terreno ricoperti di vigne. Ampie schiarite si alternano a pioggia battente, il paesaggio che da prima ricordava la Provenza ora si fa più ardito, quando salendo di quota, ci inerpichiamo tra ulivi, eucalipti e cedri. Quello che il finestrino ci offre muta rapidamente, così anche la stanchezza sembra farsi più lontana e noi puntiamo senza esitazione verso la prima tappa: la città imperiale di Fès.

In mezzo a grandi spazi dove a farla da padrone sono i pastori, le pecore e qualche rada casa sparsa, l’autostrada che stiamo percorrendo (semi-deserta e con la media di un autovelox ogni 10km) stona come un riga di matita in mezzo ad un foglio bianco.

Dopo circa 3h30’ siamo finalmente a Fès. Girare in auto per la città è molto più complicato di quanto ci si può aspettare. Nonostante tutto, in non più di mezz’ora, riusciamo a trovare uno degli hotel che ci eravamo prefissati.

L’hotel Royal, a dispetto del suo nome, non è un granché. Di girare ancora a vuoto non se ne parla nemmeno e decidiamo quindi di fermarci qui.

Dopo aver constatato che la cosa peggiore della camera è il bagno (per questo sarà utilizzato il minimo indispensabile) ed essere stati riempiti di consigli e raccomandazioni da una ragazza francese incontrata in hotel, partiamo alla scoperta della città

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