Adriatica sulla rotta dei Popoli del Mare: I Pelasgi

Dopo gli approfondimenti sulle Pietre dell’Incavallicata, i <a href='/noi/tamtam/testo.asp?id=413'>megaliti calabresi della Sila</a> e sulle <a href='/noi/tamtam/testo.asp?id=417'>mura ciclopiche</a> che Syusy andrà a cercare nel Salento, continuiamo a raccogliere informazioni e spunti di discussione dal viaggio di quest’estate su Adriatica <a href='/noi/tamtam/testo.asp?id=401'>sulla ...

 

Dopo gli approfondimenti sulle Pietre dell’Incavallicata, i megaliti calabresi della Sila e sulle mura ciclopiche che Syusy andrà a cercare nel Salento, continuiamo a raccogliere informazioni e spunti di discussione dal viaggio di quest’estate su Adriatica sulla rotta dei Popoli del Mare. Questa settimana parliamo dei Pelasgi, uno dei popoli di cui andremo a seguire le tracce.

Hethei (o Haethey) e in seguito Pelasgi, cioè stranieri, è il nome con il quale i Greci chiamavano il popolo che aveva abitato la loro regione in un periodo molto antico, sicuramente prima dell’età del bronzo (II millennio a.C.), prima che giungessero altri popoli, quali gli Egizi e i Fenici ad occupare almeno in parte, se non completamente, il territorio greco. Di loro si legge sia nelle testimonianze letterarie più antiche, come i poemi omerici e le opere esiodee, sia nelle opere storiche di Erodoto e Tucidide e in quelle più tarde di Diodoro Siculo, Strabone e Pausania, che si rifacevano, per altro, a fonti antiche. La frequenza di tali citazioni rende difficile avanzare dubbi circa la loro effettiva presenza in Grecia e, in generale, nel bacino dell.Egeo: in queste zone vagarono a lungo, abitando molte città sia costiere che dell'entroterra.

Ma chi erano questi antichi abitanti della Grecia? I Pelasgi sono descritti nelle fonti come un popolo intellettuale, ricettivo, attivo, dedito soprattutto all’agricoltura, bellicoso se necessario per quanto preferisse la pace. Un popolo che ha costruito canali come nessun altro, i cui accampamenti avevano la caratteristica di essere stretti da grandiose mura ciclopiche, fatte di grandi massi uniti gli uni agli altri senza malta. Secondo alcuni studiosi, ma non secondo altri, furono anche gli inventori dei cosiddetti caratteri fenici dai quali, sono derivati gli alfabeti europei.

Se le fonti sono concordi nell’affermare la presenza dei Pelasgi in Grecia, un certo contrasto sorge, come è già stato notato, riguardo alla loro stirpe e al loro luogo d’origine: talora sono definiti non elleni, talora elleni, autoctoni, immigrati...

Le poche testimonianze sudi essi di carattere storico, letterario ed artistico in nostro possesso, insieme alle ricostruzioni storiche che sono state fatte nel corso degli anni, inducono a ritenere che la Grecia non fosse l’unica zona occupata dai Pelasgi. E ad essi che deve essere ricondotta l’originaria unità culturale del bacino del Mediterraneo e delle zone limitrofe. Ciò spiegherebbe l’esistenza di motivi ricorrenti nelle varie culture mediterranee, le corrispondenze linguistiche riscontrabili in lingue molto lontane tra loro. La comune e originaria cultura pelasgica, che potremmo a ragione chiamare euro-mediterranea, a legare tra loro popoli tanto lontani e tanto diversi tra loro. Chiunque essi fossero, da qualunque parte venissero, a qualunque stirpe appartenessero, è certo che hanno lasciato tracce di importanza tale da essere giunte fino all’età storica e a noi. I Pelasgi furono sottomessi dagli Elleni e da questi sostituiti.

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