La famosa canzone è ispirata alla rotonda di Senigallia! Tra spiagge bandiere blu e borghi romanici
Sabbie vellutate come il talco, sassi bianchi che assomigliano a grossi confetti, strati di rocce grigie, simili ai fogli di un libro scritto milioni di anni fa. Anche nella varietà delle spiagge, le Marche sono una regione “al plurale”: lungo i 180 km di costa, da Gabicce a San Benedetto del Tronto, chi ama il mare lo troverà declinato in mille sfaccettature. Si racconta che questa terra, culla di Leopardi e Raffaello, prediliga l’estate, perché i suoi abitanti hanno la testa al fresco delle montagne e i piedi a bagno nell’Adriatico. E, in effetti, qui non manca proprio nulla per una vacanza indimenticabile: curate colline muovono i paesaggi dell’entroterra, accogliendo qua e là antichi borghi dal fascino ancora intatto e la campagna è feconda ovunque. A Sud, ai confini con l’Abruzzo, le vette dei Sibillini fanno da sentinella ai lidi della costa Fermana e Sambenedettese, allietando gli escursionisti più audaci che vogliono salire fino ai laghi di Pilato, a 1940 metri di quota. A nord, invece, la Gola del Furlo – nel massiccio dove Etruschi e Romani tagliarono la roccia per costruire mura e gallerie – apre una via, dagli Appennini a Fano. Qui comincia il nostro viaggio alla scoperta del “mare” marchigiano.
L’antica Fanum Fortunae venne plasmata da Giulio Cesare appena varcato il Rubicone. Oggi Fano è fiera dei suoi monumenti imperiali e della cinquecentesca Corte Malatestiana che ospita, da giugno a settembre concerti, balletti e rassegne liriche. L’arte dello spettacolo qui è di casa, forse anche perché nella vicina Pesaro, dove vale la pena fermarsi, nacque Giocchino Rossini. Gli arenili fanesi sono candidi e dorati: di ghiaia è il Sassonia, di sabbia il Lido, entrambi a ridosso del porto peschereccio. Fano è l’ideale per le vacanze in famiglia. Come Senigallia, conosciuta nel mondo per la sua “spiaggia di velluto”: una striscia di 13 km composta da finissimi granellini, morbidi sotto i piedi. Ecco perché è un piacere fare lunghe passeggiate dalla romantica Rotonda (è proprio quella "sul mare” cantata da Fred Bongusto) fino a Marzocca, ammirando da una parte il mare, di un azzurro tenero e lacustre, e dall’altra lo spettacolo degli ombrelloni, che mutano colori e forma al susseguirsi dei bagni. A 20 km c’è Ancona, la regina del Conero. Basta salire al colle Guasco per capire di che pasta è fatta la città: qui si erge la cattedrale romanica di San Ciriaco, ricca di influssi bizantini e gotici. Dal belvedere oltre il sagrato si ammira il panorama del porto e dei suoi cantieri navali. L’anima di Ancona, nobile e mercantile, si svela già in fondo alla discesa del Guasco: dopo la splendida chiesa di Santa Maria della Piazza (XIII secolo), comincia la “city” con i suoi edifici ottocenteschi, la medievale Loggia dei Mercanti e i grandi palazzi della Rai e della Banca d’Italia, costruiti nel dopoguerra. Il centro ha come cardine corso Stamira, con le sue vetrine alla moda: su questo asse si innestano la piazza del Plebiscito, del ’400 (il salotto degli anconetani) e il Teatro delle Muse, dalla facciata neoclassica. Sembra fare la guardia al porto la poderosa Mole Vanvitelliana, sede di importanti mostre. Da vedere, nella chiesa di San Francesco alle Scale, la malinconica “Assunta” dipinta da Lorenzo Lotto. Se volete comprare prodotti tipici marchigiani e vi trovate in città, la terza domenica del mese, non perdetevi il “mercatino al Rjò dej archi”, sotto i portici di via Marconi. Insomma, chi viene “in Ancona” (come si dice da queste parti) non si annoia di certo. E può godere anche della natura. La parte sud della città, infatti, è collegata al Parco del Conero: 6mila ettari ricoperti di pini, lecci, ginestre, corbezzoli, lavanda e viti