Malta, porta d'ingresso sul Medio Oriente poco considerata dall'Occidente

Un viaggio a Malta è qualcosa di accostabile solo a un'immersione nella lettura dei racconti de "Le mille e una notte", subito dopo aver gustato in un pub inglese, stout alla mano, l'ultimo incontro di Premier League. Uno speciale connubio...

  • di anniaffollati
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Ostinarsi ad organizzare per filo e per segno il proprio viaggio a Malta, pur sulle romantiche tracce di Corto Maltese, è completamente inutile. L'unica cosa da fare è spalancare gli occhi sugli scenari che ci appaiono dinnanzi di volta in volta: olivi, carrubi, fichi d'india, palme ed erbe spontanee fiorite tolgono il fiato. Snocciolare centimetro per centimetro le sue strade, significa sbirciare nel multistrato storico-culturale che ne ha gettato le fondamenta: prima i Fenici, poi i Greci, seguiti nei secoli da Cartaginesi, Romani, Arabi, Normanni, Aragonesi, Cavalieri di Malta, Francesi e Inglesi.

Ho un amico a Malta, Dave. È originario del sud dell'isola ma i suoi ora stanno a Mellieha; subito dopo aver girato un po' il mondo, ha deciso di tornare e stabilirsi a Naxxar, più o meno al centro del paese. Mi accoglie appena atterrato all'aeroporto e per ore lo tedio col concetto di armonia, unica cosa che io sia riuscito a cogliere nei primi 2 minuti di stupore visivo. Non esiste costruzione che appaia come fuori luogo e neppure slegata dal contesto in cui come una perla è incastonata. Il territorio, spesso brullo ed arido, mischia abitazioni, strutture alberghiere, piccoli negozi e rocce di diverse gradazioni, dall'ocra al bianco, in una continuità visiva ed emozionale meravigliosa.

Dalla zona a sud dell'isola ci spostiamo a nord, e dopo aver posato le valige a Naxxar, ripartiamo in direzione Mellieha, passando accanto al Popeye's Village - set di un film realizzato alla fine degli anni '70 - nella baia di Anchor. Dopo una breve sosta sulla spiaggia del villaggio di Mellieha, afferriamo un paio di tipici panini pomodoro, cipolla, tonno e olive verdi e birra cisk e tentiamo di fare un bagno in una delle calette della zona ma senza successo, a causa del vento incessante. Nel tornare verso Naxxar, in serata passiamo accanto all'impressionante "Rotonda" (quarta cupola più grande d'Europa) della chiesa di Mosta dedicata a Santa Maria Assunta. In serata passeggiamo per i vicoli silenziosi dell'antica capitale, Mdina, per l'appunto città del silenzio. Città murata davvero magnifica, soprattutto se rischiarata dal buio dalle poche luci giallognole che mettono in risalto i nobili palazzi normanni e le antiche mura saracene. Da un caffè osserviamo il panorama verso il sud dell'isola, riempiendoci lo stomaco con dell'ottima zuppa di verdure.

A La Valletta, dedichiamo il secondo giorno. Facciamo breccia fra le sue alte e scoscese mura verso le 12.00, facendo molta fatica a parcheggiare. Lasciando l'auto a livello del mare, ci gustiamo i bassi gradini, fatti apposta per facilitare la mobilità dei cavalieri, che conducono all'Upper Baracca: un balcone da cui si vedono distintamente le Tre Città (Senglea, Vittoriosa e Cospicua) e da cui ogni giorno a mezzogiorno i cannoni sparano verso il mare. Da qui, con un paio di Imqaret in mano - pasta fritta ripiena di datteri - scendiamo verso il nuovo municipio progettato da Renzo Piano, per ora in fase di rifinitura, verso Republic Street. La via centrale, ospita la vita della capitale. Passiamo tra il palazzo in cui visse Sir Samuel Taylor Coleridge e la biblioteca, diretti al Palazzo del Grandmaster che ospita l'armeria. Una delle più grandi, complete e dettagliate mostre di armi antiche del mondo, certamente merita la nostra visita. Usciti da lì, siamo assaliti dalla fame e invece di cedere alle tentazioni dei costosi ristoranti del centro, ci infiliamo in un bar-gastronomia e dividiamo piatti di maccheroni al forno (imqarrun), pastizz ripieno di spinaci, ricotta, olive verdi e alici, bigilla (fagioli di Djerba frullati), zalzett (salsiccia cruda aromatizzata al coriandolo) e alcune bruschette. La birra locale è molto buona, si può scegliere tra la bionda Cisk, e la scura Blue Label, entrambe davvero niente male. Oltre a queste, nei pub servono ottime birre inglesi, Guinness, bibite al sidro tipo Strongbow. Consigliatissimo il chinotto, estratto dagli agrumi coltivati sull’isola. Dopo pranzo, visitiamo l'imponente cattedrale barocca dedicata a San Giovanni - ingresso a pagamento, ne vale davvero la pena - dalle 9 cappelle, una per ogni nazionalità dei cavalieri che dal 1530 furono chiamati dal regno di Sicilia a difendere l'isola dall'impero ottomano. Nell'oratorio fa bella mostra il Caravaggio della "Decollazione di San Giovanni Battista". Riprendiamo l'auto e ci spostiamo verso il quartiere più upper-class della città, St. Julian's. Qui giriamo qualche locale e alla fine ci fermiamo a bere e a farci un fish&chips in un paio di pub inglesi, vedendoci l'immancabile partita di calcio del campionato inglese.

Il giorno successivo ci imbarchiamo in auto dal porto di Ċirkewwa e raggiungiamo il Mġarr Harbour di Gozo, scorgendo lungo il tragitto Comino e la sua impressionante Blue Lagoon. Appena sbarcati, mi rendo conto che Gozo è ancora più selvaggia di Malta, e se possibile pare che il già lento ritmo del vivere scenda a livelli ancora più bassi. Facciamo tappa nel primo paese che abbia una bottega ben fornita di Gbejniet (piccole ricotte fresche o stagionate, prodotte artigianalmente con latte di pecora non pastorizzato), le acquistiamo insieme a gallette e poi gustiamo il tutto, insieme ad altri pastizzi acquistati in un antico panificio dall'enorme forno - leggermente diversi da quelli maltesi - sulla spiaggia mozzafiato della Baia di San Blas

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