Sconosciuta e meravigliosa Malta

In giro per questa fantastica isola

  • di valdo1977
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro

7 luglio

La sveglia suona intorno alle ore nove. Mezz’oretta per riprenderci e vestirci e siamo nella grande sala dove vien servita la colazione. Non crediamo ai nostri occhi, la tavola è imbandita con ogni sorta di cibo e bevanda! Sediamo ad un tavolino nel giardino, all’ombra delle grandi piante, ed in meno di tre decimi di secondo siamo davanti al buffet per riempire il nostro piatto ed il nostro pancino. Prosciutto, formaggio, bacon, uova... di tutto e di più, alla faccia degli anoressici. Mangiamo come due mucche, forse esagerando! Dopo una mezz’ora torniamo in camera, mi sento pesantissimo! Si, forse ho esagerato... Passato il mal di stomaco raggiungiamo la fermata del bus, che sopraggiunge poco dopo. Il solito 41 ci lascia questa volta a Bugibba, ma dove esattamente non è dato sapere. Passeggiamo in direzione mare sperando d’intravedere sulla strada che costeggia la spiaggia una fermata del bus. La destinazione di giornata e Mdina, a una decina di chilometri da qui. Bugibba è una cittadina adagiata sul Mediterraneo, un agglomerato di cemento a ridosso della spiaggia, con poche attrazioni se non il mare stesso. Dall’isola pedonale, fulcro della vita cittadina, raggiungiamo l’area di sosta dell’Arriva poco distante. Domandiamo informazioni ad una persona accanto a noi alla fermata del bus, giusto per capire se ivi passa qualche mezzo diretto a Mdina. Nel mentre, scenetta curiosa, un signore anziano che ci passa accanto, ode la nostra richiesta d’aiuto. S’intromette nella discussione e molto gentilmente dona noi tutte le informazioni del caso. Penso al nostro Paese e mi vergogno... Infatti, pochi istanti d’attesa, ecco sopraggiunge il bus X3 che in meno di venti minuti ci consegna alla città di Mdina, l’antica capitale di Malta. Conosciuta anche come la Città Silenziosa, ha il titolo di Città Notabile. Conserva ancora un aspetto monumentale, sebbene sia ormai abitata da poche centinaia di persone. Nonostante le sue austere mura arabe, l'interno è stato arricchito dai meravigliosi palazzi delle maggiori famiglie nobiliari maltesi. Sotto il dominio Romano il governatore dell'isola si insediò qui, e si dice che nel 60 d.C. l'apostolo San Paolo si stabilì qui a causa del naufragio avuto durante l'ultimo suo viaggio verso Roma.

la storia

La città deve il suo nome ai Saraceni che arrivarono a Malta intorno all'anno 870, circondando la città con alti muri difensivi e separandola dalla vicina Rabat. Il bus arresta la corsa davanti ad una delle due porte d’accesso alla città fortificata, la Greek's gate. Varcata la soglia e superate le imponenti mura a difesa del borgo, siamo incantati dal silenzio quasi surreale che regna all’interno delle mura. La quiete è preservata grazie ad un severo controllo del traffico, che consente a un limitato numero di residenti di entrare con la propria vettura entro le mura, e dalla quasi totale assenza di strutture turistiche, per privilegiare invece le autentiche abitazioni dei paesani. Ci lasciamo guidare dall’istinto prima ancora che dalla cartina della città, in questo labirinto di vicoli e vicoletti. Il gran caldo della giornata è mitigato dalle alte mura dei palazzi che donano ombra a noi passanti. Che bella Mdina! Che piacevole giornata! Passeggiamo in Mesquita Street fin ad arrivare ad una graziosa piazzetta, dove il tempo pare essersi fermato. Un silenzio irreale avvolge la piazza mentre il sole osserva dall’alto ogni nostro spostamento. Riprendiamo il passo fino ad incrociare St. Paul Street, vietta su cui si affacciano palazzi nobiliari dalle alte e spesse mura. I calesse rompono il silenzio della giornata ma non appena i cavalli sbuffanti svoltano l’angolo, la quiete si riappropria del tempo e del luogo. Per caso giungiamo a Bishop Square: davanti a noi la facciata austera della cattedrale di Mdina. Tentiamo l’ingresso ma dobbiamo dapprima acquistare il ticket alla biglietteria del museo, proprio in fronte a noi. Il museo della Cattedrale, che rappresenta la chiave di volta architettonica di Mdina, ospitava originariamente un seminario mentre al giorno d’oggi funge da importante museo religioso. Al secondo piano è situata una piccola cappella dove sono esposti dei paramenti sacri, la quale vanta inoltre una notevole raccolta di arte sacra, famosi dipinti, una collezione di monete, antichi oggetti romani nonché documenti originali risalenti all’epoca dell’Inquisizione. Il museo contiene anche una collezione di manoscritti musicali particolarmente ricca, oltre ad una superba raccolta di incisioni su legno di Albrecht Duhrer. La visita è piuttosto interessante, anche se molti reperti non riportano alcuna indicazione informativa. Una volta terminata la visita al museo possiamo finalmente far ingresso alla cattedrale conosciuta anche come Cattedrale di San Paolo. E’ la corona architettonica dell’elegante città fortificata di Mdina. Un capolavoro del tardo ‘600 dell’architetto maltese Lorenzo Gafà, la cattedrale giace sul sito dove si ergeva una chiesa normanna molto più antica che fu distrutta dal violento terremoto del 1693. Secondo la tradizione, la chiesa precedente era stata costruita sulle rovine della casa di Publio, il governatore romano delle isole, che fu convertito al cristianesimo da San Paolo nel 60 d.C. L’imponente facciata della cattedrale si presenta imporvvisamente agli occhi del visitatore appena uscito dalle strette strade di Mdina. L’edificio è sovrastato da una cupola di rara bellezza che è probabilmente uno dei più grandi successi del Gafà. La cupola ha avuto una storia molto variegata e molti pittori hanno provato ad abbellirne la parte interiore. La parte interiore della cupola odierna risale agli anni ’50. Nella Cattedrale di Mdina si possono trovare lavori del Cavaliere Mattia Preti, un artista calabrese. Il pavimento di pietre tombali incastonate nel marmo contiene gli stemmi e le iscrizioni dei vescovi di Mdina e di altri membri del clero della cattedrale. Nel coro dietro l’altare principale si trova la monumentale raffigurazione del Preti della Conversione di San Paolo che era parte dell’originale chiesa normanna ed è sopravvissuta al terremoto. In questo angolo di Mdina vi sono troppi turisti, il silenzio del luogo viene infranto dalle grida delle persone, dalle urla, dal parlare ad alta voce.

Una bellissima giornata

Ci incamminiamo lungo Bastion Street fino a giungere a Bastion Square dove si apre una superba vista sulla valle sottostante. Il panorama offerto da questa balconata si perde nelle lontananze di Valletta a sud e di Mosta e della sua cattedrale poco più a nord. Riprendiamo il passo lasciandoci guidare dall’occhio curioso, dal caso. Mdina è davvero un labirinto di vicoli in cui è facile perdersi, un dolce perdersi. Immersi nel silenzio, dove il tempo sembra essersi fermato per poi esser risvegliati improvvisamente nella realtà dal vociferare di turisti da ogni dove, di ogni luogo, e poi, come d’incanto, tornare alla quiete, alla pace ed al silenzio. Questa è Mdina, basta voltare l’angolo per essere in mondi completamente diversi, dove la vita procede in tempi diversi a seconda del stradina che s’imbocca. Una piccola e piacevole magia, una città dai mille volti. Scopriamo mille angoli di questa piccola città, piccoli dettagli che attirano il nostro interesse, il nostro sguardo. E poi per caso, eccoci a St. Paul Square, la piazza dove si affaccia la cattedrale, bella, imponente. Scattiamo qualche foto per poi giungere in piazza San Publijus dove si affacciano la "Tower of the Standard", le ‘Mdina Dungeous (le celle dell’antica prigione) ed il bel palazzo Vilhena, che ospita il museo di Storia Naturale. Sulla piazza si apre anche il piccolo Tourist Information. La nostra visita può dirsi praticamente conclusa. Siamo felici, Mdina è stata una bella, bellissima scoperta! Varchiamo la Main Gate passeggiando nei Howard Gardens, i giardini al di fuori delle mura. La nostra pelle accaldata trova riparo all’ombra dei grandi alberi di questo piacevole spazio verde, curatissimo. La nostra prossima destinazione è ora Mosta, che dista pochi chilometri da Mdina. Attendiamo l’arrivo del bus Arriva, alla fermata oltre la strada in Museum Road. Attendiamo, attendiamo, attendiamo. Ma il bus pare non arrivare mai. E questa sarà una costante di Malta: l’attesa del bus. Dopo una mezz’ora sotto il sole cocente finalmente ecco sopraggiungere il mezzo dell’Arriva ( che non.. arriva mai...) che viene letteralmente preso d’assalto dalle mille persone in attesa, noi compresi. Mi faccio largo spingendo un po’qua un pò là, l’idea di restare a terra mi porta a dimenticare le buone maniere. Il bus è sovraffollato, seimila persone in 50metri quadri. Facciamo la guerra per riuscire ad occupare un centimetro di bus, e guerra sia! Una decina di minuti di viaggio e giungiamo all’incrocio con la via principale che collega Mosta a Mellieha. In quel momento, accanto a noi, un signore anziano domanda informazioni ai vicini, e Cristina, anima buona, si prodiga in suo aiuto dando risposta alle sue domande. Peccato che l’essere gentili non ci permetta di scendere alla fermata più vicina per raggiungere la cattedrale. Speriamo la prossima fermata non sia troppo distante...ma la fortuna ci viene incontro, e dopo poche centinaia di metri dalla precedente fermata, ecco il bus fermarsi ancora. Dopo una 'dura lotta’per riuscire a farsi largo tra la giungla di persone, scendiamo dal mezzo e lentamente c’incamminiamo lungo Triq II-Kostituzzjoni in direzione della grande chiesa che sorge un chilometro più avanti. Musta ( in maltese Mosta, o Il-Mosta) è una città di 18.676 abitanti famosa appunto per la sua 'Rotonda'. Lungo la dormiente strada, il nostro sguardo viene rapito dalla vetrina di un pasticceria. Mille dolci, una delizia alla vista di ogni passante. Non rinunciamo certo ad una piccola merenda, ma una volta al bancone, la scelta è assai difficile! Paiono tutti buoni! Se fosse per me e Cristina, li mangeremmo tutti!

Un po' di foto

Ma facciamo fioretto e ci accontentiamo di due dolciotti da un milione di calorie. La passeggiata è ora assai piacevole ed in pochi istanti siamo in fronte alla famosa Rotonda di Santa Maria Assunta (conosciuta anche come Rotonda di Mosta). Fu costruita nel XIX secolo sul sito di una chiesa precedente, su progetto dall'architetto Giorgio Grognet de Vassé. La sua cupola è, con un diametro di 37 metri, la terza più grande d'Europa e la nona più grande del mondo. Ad ispirare Grognet fu il Pantheon di Roma. La costruzione ebbe inizio nel maggio 1833 e fu completata nel 1860. La chiesa originaria fu lasciata al sul posto, mentre la Rotonda veniva edificata intorno ad essa, permettendo alla popolazione locale di avere un luogo di culto mentre la nuova chiesa era in costruzione. La particolarità di questa chiesa è un fatto avvenuto nel secondo dopoguerra, che ha dell’inverosimile. Infatti, nel corso di un'incursione aerea pomeridiana, una bomba da 200kg fu sganciata da un apparecchio della Luftwaffe, trafiggendo la cupola e cadendo fra più di 300 fedeli in attesa della prima messa serale; l'ordigno tuttavia non esplose. Altre tre caddero nelle immediate vicinanze della chiesa, e per loro stessa sorte: nessuna esplosione. Fatto alquanto singolare: capisco una, ma quattro bombe dell’allora Luftwaffe cadono e non esplodono, ha davvero dell’incredibile. La Rotonda si presenta dal di fuori in tutta la sua bellezza, è una chiesa maestosa ed imponente che sorge nel centro cittadino invaso da auto e bus. Purtroppo per noi le porte della chiesa sono serrate e nulla fa presupporre l’apertura pomeridiana. Costeggiamo le mura nella speranza di scovare un entrata secondaria, ma niente su ambedue i lati. Ci limitiamo a scattare delle foto dalla strada ma poi notiamo, improvvisamente, un gruppetto di persone che confusamente si avvicinano al portale d’ingresso e poi spariscono alla nostra vista. Siamo fortunati, la chiesa apre alla visita proprio ora! Facciamo solenne ingresso nella Rotonda la cui maestosità della cupola è tale da togliere il fiato. Pochi secondi e Cristina con la sua incredibile vista intravede 'il buco’ nella cupola, ora chiuso, provocato dalla caduta della grande bomba. Io oserei dire che è stato un miracolo... Silenziosamente osserviamo l’interno della Rotonda e dopo alcune foto raggiungiamo la sagrestia dove un modello che riproduce la bomba caduta è in mostra: una bestia di circa un metro, con sotto una scritta in maltese che recita "Il-Miraklu tal-Bomba, 9 ta’April 1942", che in italiano si traduce ne "Il Miracolo della Bomba, 9 aprile 1942" (quest'ultima è la data esatta dell'evento). Alcune fotografie dell’epoca mostrano l’evento incredibile. Cristina acquista qualche medaglietta nel vicino negozietto e dopo una mezz’oretta di visita usciamo dalla Rotonda. Scendiamo lentamente i gradoni del sagrato quando, poco distante, notiamo il bus 41 ( quello che porta a Mellieha ) sopraggiungere.

Un po' delusi

Inizia per me e Cristina una corsa disperata: attraversiamo la strada rischiando di essere messi sotto le ruote dalle auto in corsa ma non appena siamo ad un metro di distanza dal mezzo, il bus parte inesorabilmente. Abbiamo ancora il tempo di bussare alla porta anteriore per attirare l’attenzione dell’autista che ci ignora... chissà quanto dovremo aspettare ora affinchè sopraggiunga il prossimo bus. Con un poco di rabbia, sediamo nel piccolo bar accanto alla fermata, in modo da essere prontissimi quando sopraggiungerà il 41. Per raffreddare la mia rabbia, cosa di meglio di una birretta locale? E Ciak sia! Posso dire che l’esame è superato, anche la birra maltese non è male. Non appena finisco la mia birretta, ecco arrivare il bus. Meno di mezz’oretta di viaggio e siamo in albergo. La giornata è splendida ed essendo a malapena le ore 4, abbiamo ancora il tempo per un bagnetto. Ci cambiamo velocemente ed eccoci nuovamente alla fermata del bus che sopraggiunge dopo pochi minuti d’attesa. Saliamo sul mezzo e domandiamo all’autista, un ragazzo tamarrissimo, se il bus si ferma alla spiaggia. -'Ma certo! ‘Ottimo, in meno di cinque minuti avremo il sedere immerso nelle tiepide acque del Mediterraneo! Ma quando il bus si appresta a fermare la sua corsa nei pressi della spiaggia, il giovane prosegue invece a tutta velocità. Che cavolo, vi sarà un’altra fermata a breve distanza, no? No. E ancora no. Questo se ne frega del fatto che io e Cristina suoniamo ripetutamente il campanellino per chiedere l’arresto del mezzo, e quando domandiamo delucidazoni al riguardo, sostiene che è impossibilitato a fermare la corsa. Sono arrabbiatissimo e proprio non digerisco l’essere preso per in giro da uno sbruffone tamarro. Il bus prosegue la sua corsa in lande desolate, paesaggi lunari, paesini grandi come il mio fazzoletto. Dopo una mezz’ora di strada intravediamo il mare... ma quale mare sarà? Il Mar Morto o il Mar Nero? Il mezzo ferma in una piccola piazzola, deserta. Scendiamo dal bus non prima però di aver salutato il giovane con un paio di invettive che ricorderà per il resto della vita. Dove siamo? Cosa fare? Una spiaggia, in fondo alla strada che scende ripidamente, s’intravede. Ma che spiaggia sarà? Siamo esattamente a Golden bay, dalla parte opposta a Mellieha bay! Maì... ci cadono le braccia. Mi domando se l’autista ha voluto prenderci in giro e rovinar noi la giornata... ma per quale motivo poi? Tutti i bus di Malta portano al mare, l’isola è cosi piccola d’altronde... Se io mi trovo a meno di un chilometro dalla spiaggia di Mellieha, credo sia ovvia l 'intenzione di raggiungere la spiaggia del paese e non quella a 15 chilometri di distanza, o no? Cerchiamo di smaltire la rabbia e delusione, ma è impresa difficile. Non ci resta che attendere sotto il sole l’arrivo del successivo bus per Mellieha. Dopo circa venti minuti ecco sopraggiungere...no, lui, di nuovo lui, il tamarro con gli occhiali che sono più grandi dell’isola! Non è possibile! Gli occhi mi escono fuori dalle orbite! Il tamarro parte nuovamente a tutta birra lungo le stradine maltesi... ed il tempo passa, inesorabilmente. Due ragazze tedesche, sedute accanto a noi, domandano a Cristina alcune informazioni in quanto anch’esse sono sperse nelle terre di Malta. Discorrendo, Cristina viene a sapere che anche loro due sono state giocate dal tamarro! La nostra corsa termina non più davanti all’albergo, ma bensì nella piazzola all’ingresso della città, un aerea desolata lontana dal centro e soprattutto dalla spiaggia. Cosa fare? Andare a piedi? No grazie, troppo distante. Attendiamo l’arrivo del 41, prima o poi passerà di qui, no? Ed infatti, dopo aver osservato passare una ventina di bus diretti ovunque tranne che a Mellieha bay, ecco finalmente sopraggiungere il tanto e agognato 41. Meno di un quarto d’ora e siamo in spiaggia. Ma anche in questo breve viaggio, la paura ed il terrore ci assalgono, poichè notiamo il mezzo imboccare una strada secondaria e non l’arteria principale...ma grazie a dio il bus percorre la strada più breve che scende verso il mare. Salutiamo le due giovani tedesche ( da Mellieha città al loro albergo, neanche 2 chilometri. Grazie al tamarro, si sono sorbite anch’esse 35 km di strada e più di un’ora in giro per l’isola ). Finalmente, mare. Mare ed ancora mare. Dopo aver steso i nostri asciugami sulla sabbia dorata entriamo in acqua. Acqua però fredda, parecchio fredda. Dobbiamo amaramente rinunciare ad un meritato bagno. Stiamo ancora una mezz’oretta distesi sul bagnoasciuga e poi, quando sono ormai le sei e venti, torniamo in camera. Raggiungiamo la fermata del bus e...c’è una festa? Ci sono una trentina di persone che attendono...ma chi, cosa? Sopraggiunge il primo bus, stracolmo di persone, e non arresta la sua corsa. Tira dritto. E cosi il secondo. Altri venti minuti di attesa... gente che impreca, ma nulla, gli autisti dell’Arriva sono inflessibili: proseguono. Attendere è inutile, i bus sono stracolmi quindi tantovale proseguire a piedi. Un poliziotto spiega a Cristina che oggi, essendo festa di paese, le strade del centro cittadino sono chiuse e che l’unico modo per raggiungere il nostro albergo è quello di andare a piedi. Ottimo! Con il morale alle stelle affrontiamo lentamente la salita che dopo una ventina di minuti di passo porta al nostro albergo. Che giornata!

la sera

Giunti in camera riposiamo una ventina di minuti e dopo una doccia rigenerante usciamo nuovamente per le strade del paese. Nonostante la giornata sia stata fin ora faticosa, non avvertiamo la stanchezza. Sarà l’aria d’estate, l’aria di mare... Il buio sta lentamente calando su Mellieha, mentre ci sediamo al tavolino del solito ristorante e dopo neanche 5 minuti di attesa viene servita noi una pizza fumante! Ottimo! Mangiamo e beviamo in totale pace, mentre osserviamo la gente vestita a festa incamminarsi verso la piazza della cattedrale. Terminata la cena raggiungiamo la piazza di Mellieha, affollata da centinaia di persone. E’la festa dedicata alla Madonna e la piazza è illuminata di mille luci, mille colori, mille sorrisi. Le bancarelle vendono torrone e altre squisite cibarie mentre tutt’attorno è serata di allegria. La banda musicale del paese si esibisce in un concerto sul piccolo palco allestito per l’occasione e un coro composto da bambini del posto accompagna gli strumenti. Ad un certo punto da sul palco prende la parola un signore di mezza età. Con la sua roca voce presenta tre tenori che, per la gioia dei presenti ( si fa per dire ) si esibiranno per noi. Ed è tutto un susseguirsi di musica, voci, colori...una serata davvero festosa, allegra, nonostante l’aria fredda che spira dal mare. E poi, d’improvviso, un lampo squarcia il cielo della notte ed un rumore sordo, a distanza di qualche secondo, sveglia tutti noi: i fuochi d’artificio! Accorriamo lungo la stradina che dopo pochi metri apre alla vista sulla vallata che scende verso il mare. Un altro colpo sordo, e poi un altro ancora. Ed ecco iniziare lo spettacolo pirotecnico. Strano ma vero, io e Cristina avvertiamo il freddo, molto freddo. Spira un aria gelida, io sono semicongelato e riparo le mie braccia dentro la maglia. Silenziosamente osserviamo i fuochi d’artificio che illuminano di mille colori il cielo, anche se, ad onor di cronaca, tra uno e l’altro abbiamo il tempo di bere un caffè...Restiamo una ventina di minuti ad osservre con il naso all’insù ma poi, a causa di questo freddo pungente, torniamo al centro della piazza. Entriamo nella nella grande chiesa ed osservando la semplicità ed eleganza degli interni. La stanchezza inizia a farsi sentire, è stata una giornata a tratti molto faticosa ed un meritato riposo è necessario. Torniamo in albergo e verso mezzanotte cadiamo in un profondo sonno!

Giovedi 8 agosto

E' una giornata completamente dedicata al relax: spiaggia e mare, mare e spiaggia! La sveglia suona presto come da consuetudine, la colazione, supercolazione, ci attende. Sediamo in giardino al di sotto delle grandi piante che riparano dal caldo ed in poco meno di mezz’ora mangiamo di tutto e di più! Prima di raggiungere la spiaggia però, dedichiamo una ventina di minuti alla visita, toccante, della 'grotta della Madonna'. Lungo la strada che scende verso il mare, una piccola porta che fa breccia nel muro di cinta permette di scendere i numerosi gradini che portano all’interno di questa piccola grotta naturale. E’ un luogo particolare, un silenzio di pace ci avvolge. Quando voltiamo lo sguardo alla parete al nostro fianco, un senso di tristezza ed impotenza ci assale. Tutine, magliette, bavaglini per neonati sono appesi a testimonianza di grazia avvenuta. Ma nella maggior parte dei casi, la stragrande maggioranza, sono richieste di aiuto, di un miracolo. Un velo di malinconia scende su di noi, ci rendiamo conto della nostra fortuna, di godere di quel bene cosi spesso poco considerato qual’è la salute. Molte testimonianze di fede, tante testimonianze di sofferenza. Con il solito 41 raggiungiamo il mare e dopo aver noleggiato l’ombrellone per la solita modica cifra di due euro, possiamo finalmente goderci appieno la giornata! Che pace, che gioia! La spiaggia è già molto affollata: famiglie, giovani e meno giovani a godersi questo mare fantastico. Il tempo vola senza che noi ce ne accorgiamo.

Come merendola, nel caldo di questa giornata, un gelato grande come il mondo ad un prezzo irrisorio...altro che spiagge italiane, dove con tre euro puoi sorseggiare a malapena un bicchiere d’acqua, naturale ovviamente. Dopo quasi sette ore di mare facciamo ritorno in albergo e dopo una doccia veloce andiamo alla spa. Ma purtroppo, senza carpirne il motivo, è già chiusa. Torniamo in camera a riposarci mentre dalla strada si ode la banda musicale che lentamente, tra una pausa ristoro e l’altra, s’avvia lungo Triq Il-Marfa. Quando il buio ha avvolto Mellieha, verso le 19, siamo pronti per cenare. Ma quando stiamo per abbandonare la camera, siamo attratti sul balcone dalla processione della Madonna. Una pesante statua della Vergine viene portata a spalle da 8 uomini grandi e grossi, e dietro loro la folla numerosa cammina lentamente lungo la salita. Una delle prime cose che abbiamo notato arrivando in città è stata la grande fede che i maltesi nutrono verso la religione. Sono molto osservanti, e leggendo la nostra guida veniamo a sapere che il divorzio e l’aborto sono ancora pratiche considerate illegali in questo angolo d’Europa. Ovunque sull’isola campeggia la figura della Vergine, dalle targhetta posta a fianco la porta d’ingresso di quasi tutte le abitazioni alle centinaia di chiese disseminate un poco ovunque ( sono circa 360 ). Raggiungiamo velocemente la strada per osservare da più vicino il passaggio della processione che, dopo aver percorso la ripida salita, svolta in Triq Il-Parrocchia. Un centinaio di metri più avanti e si arriva nel cuore della piazza dove sorge la chiesa. Una mezz’oretta dopo il primo passaggio, sopraggiungono a passo lento gli otto omoni con sulle spalle la grande statua della Madonna, e con stesso passo lento, proseguire verso le porte della chiesa. Torniamo al nostro ristorantino per cenare, e questa volta lasciamo libera scelta al cameriere: vogliamo un piatto tipico locale. Dopo una breve attesa viene servito noi un piatto enorme di pesce. Un pesce grandissimo! Ci avventiamo sulla preda senza lascciar nulla... che mangiata! Sazi e felici, possiamo ora tornare alla piazza dove ancora si festeggia, dove centinaia e centinaia di persone sono radunate in allegria. E’una festa che si dilunga per tre giorni, le strade sono illuminate da mille luci colorate, le bande musicali sfilano lungo le strade al calar del sole, alternandosi una con l’altra. 'Viviamo’la piazza una mezz’ora, facciamo ingresso nella chiesa affollata di fedeli che di fatto impediscono una visita approfondita della stessa. Il tempo, come ormai di consuetudine in queste serate di festa, vola via velocemente. E quando sono le 11.30 sopraffatti dalla stanchezza, torniamo in albergo a riposare.

9 agosto

E' l’ultimo a Mellieha. Ci svegliamo presto ma alziamo il sedere dal letto non prima delle nove. Scendiamo a far colazione ed una volta lasciate le valige in custodia alla reception, usciamo per le vie della cittadina per un ultima veloce visita. Raggiungiamo il Santuario ma incredibilmente le porte sono serrate. Possibile? Scendiamo a chiedere informazioni al Tourist Information (piccolo ma davvero efficente, ricca la brochure ) posto all’ingresso del cortile dell’oratorio. La giovane ragazza ci consiglia la visita nel tardo pomeriggio in quanto le porte della chiesa non apriranno prima delle ore 5. Ma noi a quell’ora saremo già a Gozo... pazienza, sarà ( si spera... ) per un altra volta. Gironzoliamo per le vie silenziose della città vecchia e poi dedichiamo il restante tempo a nostra disposizione allo shopping nei piccoli negozietti lungo Triq Il-Marfa. Recuperiamo i bagagli all’albergo e raggiungiamo la fermata del bus dove attendiamo diversi minuti. I mezzi dell’Arriva sfrecciano a tutta velocità senza fermarsi ( troppo affollati ) mentre quelli che fermano sono diretti a La Valletta. Il sole sta lentamente prosciugando le nostre forze. Onde evitare il tracollo sorseggio una Cisk ghiacciata, ma del bus neanche l’ombra. Sono pronto a buttarmi sotto le ruote del mezzo per arrestarne la corsa, piuttosto che protrarre l’attesa per chissà quanto altro tempo. Sono molte le persone in attesa, quindi la guerra per ottenere un posticino sul bus sarà molto dura, durissima. Infatti quando giunge il 41 ed apre le porte, una ressa mai vista prima d’ora si scatena in pochi secondi. A spintoni, gomitata di qua gomitata di la, riusciamo a far nostro un decimetro quadrato del bus. Possiamo dirci salvi, ancora una decina di minuti al sole e sarei morto di caldo. Oltrepassiamo con un velo di malinconia la spiaggia, questa bellissima spiaggia, e proseguiamo la corsa fin verso il molo. Scesi dal bus corriamo come dei matti per non perdere la nave che trasborderà la nostra anima sull’isola di Gozo. Una colonna interminabile di auto attendono l’imbarco, e la paura di essere giunti con pochi minuti di ritardo è molta. Ed invece ci imbarcarchiamo velocemente e prendiamo posto a prua della nave, all’aria aperta di questa stupenda giornata. Seduti e con animo ora più tranquillo, ci domandiamo dove e quando faremo il biglietto per la traversata, visto che nessuno a chiesto a noi nulla fin ora... Pochi secondi dal nostro arrivo, e salpiamo. Che fortuna! La traversata dall’isola di Malta a Gozo dura circa una ventina di minuti. Il mare è stupendo, il cielo azzurrissimo e da lontano intravediamo la Blue Lagoon nella piccola isola di Comino. Quando la nave attracca a Gozo, nella città di Ghajnsielem, ci sentiamo un poco spaesati

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Commenti
  1. valdo1977
    , 30/1/2012 19:45
    Il racconto è tratto dal mio sito, che racconta di me e i miei viaggi:

    http://www.osvaldoforastelli.it/imieiviaggi.html

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