Capodanno a Malta

La nostra decisione di trascorrere quasi una settimana a Malta in pieno inverno ha suscitato molti commenti ironici, del tipo: “Cosa ci sarà mai da vedere in tutti quei giorni?”. Le due isole dell’arcipelago infatti sono molto piccole ma gli ...

  • di mapko64
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

La nostra decisione di trascorrere quasi una settimana a Malta in pieno inverno ha suscitato molti commenti ironici, del tipo: “Cosa ci sarà mai da vedere in tutti quei giorni?”. Le due isole dell’arcipelago infatti sono molto piccole ma gli spunti interessanti sono molteplici e ci hanno consentito di riempire le nostre giornate. I viaggiatori di una volta amavano svernare nel sud dell’Europa e Malta è di fronte all’Africa; in questo caso però i nostri disegni per un capodanno al caldo non hanno avuto successo! Abbiamo trovato un tempo pessimo che solo l’ultimo giorno ci ha concesso alcune ore soleggiate. Il telegiornale maltese ha annunciato che erano ottanta anni che non si verificava una situazione meteorologica del genere, frutto dell’incrocio fra l’aria calda africana e quella fredda europea. Abbiamo soggiornato sempre alla Valletta raggiungendo le varie località con i bus che partono davanti al City Gate. Malta è percorsa da una fitta rete di autobus, vivacemente dipinti di giallo, che arrivano ovunque e costituiscono una delle note pittoresche della visita. Spesso si tratta di vecchie vetture con le forme degli anni cinquanta e sessanta. La capitale è una città particolare sia per la sua storia che per la sua posizione. E’ stata fondata dai Cavalieri nel cinquecento dopo il Grande Assedio turco ed è frutto di un disegno unitario, con le strade che s’incrociano rettilinee, lungo la strategica penisola collocata tra le insenature del Porto Grande e del Porto di Marsumetto. Nel seicento è stata arricchita dai Cavalieri con sontuosi edifici barocchi, primo fra tutti la cattedrale di San Giovanni. Il ricordo della dominazione dei Cavalieri, dalla donazione di Carlo V alla cacciata operata da Napoleone, è ancora forte e ha lasciato un’impronta in tutta l’isola. Una particolarità di Malta sono i suoi siti preistorici: a Malta e Gozo si trovano i più antichi edifici costruiti dall’uomo e sono state ritrovate sorprendenti statuette, spesso raffiguranti “signore grasse”. La visita dell’Ipogeo, interamente scavato nella roccia, è sensazionale. L’altra attrattiva dell’isola è la cittadella di Mdina, interamente costruita in globigerina, la chiara pietra locale. Racchiusa dalle mura, riporta alle atmosfere di altri tempi con le carrozze che percorrono i vicoli curvi per limitare la gittata delle frecce. La seconda isola dell’arcipelago, Gozo, è ancora più piccola; gli abbiamo dedicato una giornata intera visitando la cittadella di Vittoria, devastata dai turchi nel cinquecento e molto suggestiva per le sue architetture siculo normanne. A Malta un aspetto negativo è costituito senz’altro dall’intensa presenza umana. La densità di abitanti è una delle più alte in Europa: La Valletta ormai forma un unico grande agglomerato urbano con i paesi circostanti e il litorale nord è assediato da un’intensa edificazione rivolta al turismo balneare. Per godere i paesaggi naturali bisogna spostarsi sulla rocciosa costa meridionale oppure sull’isolotto di Comino. Ed ora il diario di viaggio.

Mercoledì 26 dicembre: Roma – La Valletta Un volo diretto Alitalia ci porta in un’ora e mezzo da Roma a Malta; dall’aeroporto raggiungiamo La Valletta con l’autobus numero otto. Tramite internet, abbiamo prenotato sei notti al Gran Harbour Hotel, affacciato sul Grande Porto, a due passi dalla cattedrale. Dopo un rapido spuntino al Caffè Ranieri, iniziamo la visita della città. La Valletta sorge sulla penisola che si protende tra il Grand Harbour e il Marsamxett Harbour, fondata secondo un progetto unitario. Arrivati a Malta, i Cavalieri si erano stabiliti a Birgu, l’attuale Vittoriosa, ma il Grande Assedio del 1565 da parte dei turchi dimostrò quanto fosse pericoloso lasciare sguarnito il monte Sceberras sull’altra sponda del Grand Harbour. Il gran maestro Jean de la Vallette, grazie ai finanziamenti affluiti da tutta Europa dopo la prestigiosa vittoria, decise di fondare una nuova città che avrebbe poi portato il suo nome. Furono realizzate poderose fortificazioni e una dettagliata pianificazione urbanistica stabilì i minimi dettagli, compreso l’obbligo per le case agli incroci di abbellire l’angolo con nicchie e statue, visibili ancora oggi. Nel seicento e settecento, l’Ordine impreziosì la città con una serie di gemme barocche conferendole quell’aspetto che le ha fatto meritare il titolo di patrimonio mondiale dell’umanità, nonostante i gravi danni inferti dai bombardamenti dell’Asse durante le seconda guerra mondiale quando ospitava il quartier generale degli Alleati nel Mediterraneo. Una particolarità delle case della Valletta, ma anche di tutta l’isola, sono le gallarijas, le verande colorate di legno che chiudono i piccoli balconi. Dalla stazione degli autobus, lasciato il quartiere di Floriana, si entra nella città vecchia, superando la linea dei bastioni attraverso il City Gate, triste costruzione del dopoguerra che ha sostituito l’antica porta. La Piazza della Libertà con gli scarsi resti dell’Opera House distrutta dai bombardamenti e alcuni centri commerciali, non rappresenta certo un ingresso trionfale ma da essa parte Republic Street, asse principale che attraversa tutta la penisola fino al forte Sant’Elmo. Sulla strada affacciano splendidi palazzi e chiese barocche, mentre angeli luminosi contribuiscono a sottolineare l’atmosfera natalizia. Raggiungiamo per prima la Co-Cattedrale di San Giovanni, massimo monumento dell’isola e tempio dei Cavalieri. La facciata rinascimentale, equilibrata e sobria, non sembra presagire il trionfo barocco dell’interno. La visita a pagamento è accompagnata da un’audio-guida. La vasta navata centrale è coperta da una volta a botte, affrescata da Mattia Petri con episodi della vita di San Giovanni Battista. Il pavimento è una stupefacente e ininterrotta sequenza di oltre 400 pietre tombali di Cavalieri, in marmi policromi, una vera meraviglia. Le cappelle laterali sono dedicate ciascuna a una delle otto Langue in cui era diviso l’Ordine, le otto punte della croce di Malta. Nella loro decorazione i cavalieri dei vari paesi fecero a gara per realizzare la cappella più sontuosa, collocandovi le tombe dei propri gran maestri e ricoprendo le pareti con ricami di stucchi. Nella cappella d’Aragona due monumenti funebri sono davvero grandiosi: quello del gran maestro Ramon Perellos è sorretto da due figure marmoree di schiavi, un turco e un moro, mentre quello di Nicolas Cotoner poggia su un fascio di spade, scudi e cannoni. Purtroppo le cappelle più vicine all’altare maggiore non possono essere visitate come anche la Cripta dei Gran Maestri. Le sorprese però non sono finite: nell’Oratorio di San Giovanni sono conservate due magnifiche tele del Caravaggio, l’imponente Decapitazione di San Giovanni Battista e il piccolo San Girolamo. Nel museo annesso sono esposti antifonari miniati e un ciclo di sontuosi arazzi fiamminghi. Lasciata la cattedrale, proseguiamo fino a Republic Square, dove la statua della regina Vittoria è nascosta da ombrelloni e tavolini del caffè Cordina. Poco oltre si apre la vasta Palace Square, dominata su un intero lato dalla mole del Palazzo del Gran Maestro. Come per la co-cattedrale, la facciata è austera e imponente, in contrasto con la ricchezza dell’interno. Superati un paio di cortili, si raggiunge l’Armeria, una corposa esposizione di oggetti d’arme, ospitata nelle vecchie stalle dopo che l’armeria originale al primo piano è diventata la sede del Parlamento. I pezzi più pregiati sono l’armatura damaschinata del gran maestro Wignacourt e la corazza indossata da La Vallette. Al primo piano, la visita è limitata alle cinque state rooms. Nonostante l’illuminazione insufficiente, non si può non apprezzare la loro ricchezza. S’inizia con i magnifici arazzi Gobelin della Sala del Consiglio che raffigurano scene esotiche del nuovo mondo, proseguendo con la Sala del Consiglio Supremo nella quale una serie di affreschi raffigura episodi del Grande Assedio mentre un’intera parete è occupata dalla galleria di legno di una nave dell’Ordine. Nella Sala degli Ambasciatori il gran maestro de l’Isle-Adam riceve le chiavi di Mdina mentre nella Sala Gialla gli affreschi mostrano i Cavalieri a Gerusalemme insieme ai Templari, riconoscibili per la loro “divisa al negativo” (bianca con la croce di Malta rossa). Retrocedendo su Republic Street, raggiungiamo il Museo Archeologico ospitato nel Auberge de Provence. Da molti anni è aperta solo una piccola sezione al pianterreno, dedicata al neolitico. Alcune statuette sono vere opere d’arte, forse le più antiche al mondo. Si inizia con la fase di Ghar Dalam (5000 a.C.), seguita dal periodo di Skorba con le prime figurine femminili dell’isola. Durante la fase di Zebbug (4100-3800 a.C.) inizia la pratica delle tombe collettive. Segue poi l’epoca dei grandi templi, dai primi a Ggantija (3600-3300 a.C.) fino a quelli di Tarxien (3000-2500 a.C.). A questo periodo appartengono i reperti più belli, degno completamento alla maestosità delle architetture che ammireremo i prossimi giorni. Un altare tutto bucherellato, proveniente da Hagar Qim, ha la forma di un piccolo edificio a quattro facce con nicchie. Il fregio con una processione di animali dalle lunghe corna, inframmezzati da un grasso maiale, è stato ritrovato invece nei templi di Tarxien, come anche le lastre con decorazioni a spirale. Segue la sezione più bella, dedicata alle figure femminili. Molte statuette rappresentano “signore grasse”; le teste erano separate dal corpo e intercambiali, per questo molte sono andate perse. Le signore di Hagar Qim siedono con le gambe piegate di lato, hanno mani e piedi piccoli ma cosce e braccia adipose. A Tarxien è stato ritrovato un frammento di un’enorme statua, con le grosse caviglie che spuntano dalla gonna plissettata. Due piccole statuette ritrovate nell’Ipogeo sono veramente particolari: una figurina senza testa, sdraiata a faccia in giù su un letto rappresentato con tanto di gambe, e la meravigliosa “Sleeping Lady”. La donna dorme accovacciata su un fianco in una posizione molto naturale, sopra un letto con una specie di basso materasso. La piccola testa poggia su un cuscino, le braccia sono tonde, una ripiegata con la mano dietro il cuscino, i fianchi sono enormi, dalla gonna spuntano le caviglie. L’altro pezzo forte dell’esposizione è la “Venere di Malta” in argilla rivenuta a Hagar Qim: senza testa, sfoggia un grosso seno, un sedere tondo e una schiena modellata molto bene. Una serie di rappresentazioni di falli completa il tema della fertilità, così caro alle civiltà primitive. E’ interessante notare che non è stata trovata nessuna statua di personaggi maschili, anche se molte rappresentazioni catalogate come “signore grasse” sono in realtà prive di caratterizzazione sessuale. La sera ceniamo con una pizza nel ristorante La Cave, vicino all’auberge di Castiglia.

Giovedì 27 dicembre: La Valletta – Mdina – Mosta – La Valletta La mattina facciamo colazione al sesto piano dell’albergo; la vista spazia sul Grand Harbour, con le penisole di Vittoriosa e Senglea proprio di fronte a noi. Le varie località maltesi sono collegate da una capillare rete di autobus che partono dalla piazza davanti al City Gate. I mezzi, dipinti di giallo acceso, sono molto pittoreschi: in molti casi le loro forme (se non la fabbricazione!) risalgono agli anni cinquanta e sessanta del novecento. Spesso si viaggia con la porta aperta, anche perché a volte non c’è proprio! Per la nostra prima gita in bus raggiungiamo le antiche città di Rabat e Mdina, al centro dell’isola. Sin dai tempi antichi costituirono il principale centro abitato di Malta e fino all’invasione araba formavano un unico insediamento, protetto da una cerchia di mura costruita dai bizantini (che si estendeva fino alla chiesa di San Paolo a Rabat). Gli arabi invece restrinsero le fortificazioni, creando l’attuale separazione tra Mdina (in arabo “medina” significa città murata) e Rabat (in arabo “sobborgo”). L’accesso a Mdina avviene attraverso il Main Gate, in fondo al ponte di pietra che scavalca il fossato asciutto, oggi occupato da un aranceto. Subito si è proiettati in una dimensione fatta di palazzi di calcare giallo e stretti vicoli nei quali irrompono carrozze trainate da cavalli. Mdina è soprannominata la “città silenziosa”, per la sua scarsa popolazione e l’assenza di traffico a motore. Nella piazzetta che si apre superata la porta, sulla destra sorge il Palazzo del Gran Maestro, edificio barocco insolitamente preceduto da un cortile. Triq Villegaignon è l’asse principale, sul quale si affacciano sontuosi palazzi. Addentrandosi nei vicoli laterali si è riportati invece ad atmosfere medievali; la loro curvatura serviva per limitare la gittata agli arcieri. La cattedrale di San Paolo, affacciata su una larga piazza, con la sua mole domina la cittadina ed è sicuramente il monumento più significativo, simbolo del potere ecclesiastico contraltare di quello dei Cavalieri rappresentato dalla co-cattedrale della Valletta. Le due torri campanarie e la cupola ottagonale, sopra l’elevazione della rocca, annunciano Mdina già molti chilometri prima. All’interno il pavimento è ricoperto da lastre tombali. Nella piazzetta che si apre sulla fiancata destra, il Seminario ospita il Museo della Cattedrale. Al piano terra è conservata una bella raccolta di monete, attraverso la quale è possibile seguire la storia di Malta. S’inizia con i cartaginesi, proseguendo con il periodo romano, rappresentato dalla successione di tutti gli imperatori; una moneta di Costantino reca la lupa con Romolo e Remo. Seguono poi i bizantini, i normanni, gli angioini e gli aragonesi. Una moneta di Castiglia rappresenta Ferdinando e Isabella di profilo, uno di fronte all’altra. Terminano la rassegna, le monete dei Gran Maestri e della regina Vittoria. Tra gli oggetti di arte sacra esposti al primo piano, si distinguono un calice del XII secolo e la copertina medievale di un libro con rilievi di santi in stile bizantino. Il grande Polittico di San Paolo rappresenta episodi della vita del santo legati a Malta (il miracolo della vipera, la guarigione del padre di Publio) e il martirio a Roma. In mezzo Paolo troneggia con la spada e un libro; sotto San Pietro tra Sant’Agata con i seni tagliati e Santa Caterina con la ruota. Una pala del XV secolo rappresenta la dormitio verginis, tema caro ai cristiani ortodossi, con l’angelo che taglia le mani all’ebreo che vuole toccare la Madonna. Una stanzetta conserva, infine, una splendida raccolta d’incisioni su legno e cuoio di Durer. Tornati su Triq Villegaignon, raggiungiamo palazzo Falson, in stile siculo normanno. La sua visita, accompagnata da una dettagliata audio-guida, conduce attraverso le sale e gli arredi di una dimora nobiliare. Tra le curiosità esposte mi colpiscono una cintura di castità con i “fori” dentati, una grande nave d’argento, utilizzata come segnaposto a tavola, e un orologio che reca solo dieci ore, fabbricato all’epoca della rivoluzione francese quando il giorno fu diviso in dieci ore di duecento minuti. Triq Villegaignon termina in Bastion Square, chiusa dal bastione settentrionale, a picco sulla parete verticale di roccia. Il panorama si apre su gran parte dell’isola ma la giornata nuvolosa e l’intensa edificazione non lo fanno apprezzare più di tanto. Dopo un pranzo veloce ma sostanzioso al Fontanella Tea Garden (pastizzio con ricotta, ftyra con tonno e torta al cioccolato), usciamo da Mdina per visitare Rabat, il quartiere oltre le mura. Un edificio neoclassico, costruito attorno ai resti di una villa romana, ospita il Museo di Antichità Romane. Al suo interno si conservano i bei mosaici pavimentali della villa. Al centro del pavimento dell’atrium sono rappresentate due colombe che bevono a una fontanella, tema popolare nei pavimenti musivi romani che lo ripresero da un disegno di Sosos a Pergamo. La rappresentazione, molto delicata, è circondata da un labirinto geometrico colorato. Il pavimento di un’altra stanza è formato da piccole losanghe di marmi colorati che danno l’impressione di cubetti, creando un bell’effetto prospettico tridimensionale. Nel museo sono esposte anche alcune statue rinvenute nella villa, tra cui una dedicata all’imperatore Claudio, e frammenti di mosaici a tessere piccole che rappresentano maschere teatrali. Percorrendo Triq San Pawl ci addentriamo nel cuore di Rabat, raggiungendo la piazza centrale dove sorge la chiesa di San Paolo, costruita sopra una grotta nella quale secondo la tradizione il santo sarebbe vissuto nei tre mesi trascorsi a Malta. Una lapide ricorda la visita di papa Giovanni Paolo II. L’antica tradizione cristiana di Rabat è confermata dalle catacombe scavate nel sottosuolo, al di fuori della vecchia cerchia di mura. Rinunciando alla visita di quelle intitolate a San Paolo, ci limitiamo alle catacombe dedicate a Sant’Agata. La bella e virtuosa giovane, insidiata dal governatore di Catania, fuggì a Malta ma al suo ritorno in Sicilia le furono tagliati i seni e non riuscì a sfuggire al martirio. La visita inizia scendendo in una cripta, piena d’interessanti affreschi (i più antichi risalgono al 1200); molti sono dedicati a episodi tratti dalla vita della santa. Si percorre poi una piccola sezione delle catacombe, passando attraverso stretti corridoi con tombe a baldacchino e pareti piene di loculi e arcosolii. La camera più suggestiva presenta una nicchia affrescata con due colombe (simbolo dell’anima) e due vasi di fiori (simbolo della vita eterna), davanti a una grande conchiglia (simbolo del cielo). Terminata la visita di Rabat, facciamo una puntata al Ta’Qali Crafts Village, che ospita in vecchi capannoni laboratori artigianali, a quest’ora in gran parte chiusi, differentemente dai negozietti. Una specialità maltese sono le filigrane d’argento e così approfitto dell’occasione per un regalo a Stefania. Dopo lo shopping, sfruttiamo l’autobus numero 65 diretto a Sliema per raggiungere Mosta, dove l’unico motivo dì interesse è il Mosta Dome o Rotunda: costruito nell’ottocento, sfoggia una delle cupole più grandi d’Europa. L’edificio a pianta circolare è chiaramente ispirato al Pantheon di Roma e all’esterno, nonostante la mole, presenta una certa grazia. Ripreso l’autobus raggiungiamo la costa a nord della Valletta, una delle zone a più intenso turismo balneare dell’isola. Superata St. Julian con la sua baia, ci fermiamo a Sliema, affacciata sulla sponda del Porto di Marsumetto opposta alla Valletta. Gli alti edifici e la concentrazione di negozi, conferiscono al quartiere quel carattere commerciale che tanto piace ai giovani maltesi. La Tower Road d’estate è una piacevole passeggiata lungomare ma oggi è spazzata dal vento. Tornati alla Valletta, esploriamo le strade a nord di Palace Square. Davanti al teatro Manoel, uno dei più antichi d’Europa tuttora in uso, si affolla la gente per il prossimo spettacolo, mentre la chiesa di Nostra Signora di Monte Carmelo è piena per la messa. Gli altari sono addobbati, oltre che dalle consuete stelle di Natale, anche da strane piante dall’aspetto d’insalata verde. L’enorme cupola, ricostruita nel dopoguerra, è un elemento inconfondibile nel panorama della città

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Commenti
  1. marand
    , 5/5/2011 15:13
    Siamo stati di recente al ristorante Cocopazzo di valletta. Una vera bettola. Il locale è sporco e disordinato, il bagno faceva davvero vomitare, i piatti così così, ma il conto finale un vero salasso!!! Un primo in due, un secondo in due (i tanto esaltati gamberoni), acqua e birra: €. 45,50!!!! un vero furto!!!! attenti amici, si trova di meglio, molto meglio. A Sliema abbiamo trovato il ristorantino Serafino, in una viuzza interna. Un vero gioiello, cucina ottima, ambiente curato.

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