Senegal, Mali e Togo

Avete letto il <a href='/viaggi/itinerari/testotpc.asp?ID=8874'>resoconto dei primi 10 giorni</a> del viaggio della Syusy nel cuore dell’Africa? Riassumendo abbiamo seguito l’arrivo in <a href='/viaggi/mappamondo/menu.asp?paese=senegal'>Senegal</a>, gli spostamenti a Dakar e poi il trasferimento a Bamako, capitale del Mali. Ci siamo fermati proprio ...

 

Avete letto il resoconto dei primi 10 giorni del viaggio della Syusy nel cuore dell’Africa? Riassumendo abbiamo seguito l’arrivo in Senegal, gli spostamenti a Dakar e poi il trasferimento a Bamako, capitale del Mali. Ci siamo fermati proprio qui, nel Mali... E allora proseguiamo lungo il percorso.

Prima però un ringraziamento speciale va a Orso, nostro saldo punto di riferimento turistico, e all’agenzia di viaggi Kel12 che coordina e organizza il viaggio.

Undicesimo giorno Trasferimento in auto attraverso il Sahara fino a Timbuktu: durante il tragitto, visita ai vari campi Mauri che si trovano lungo la via dell’Azalai. Delle presenze che umanizzano territori immensi, in cui - paradossalmente - le distanze sono telescopiche. Timbuktu, magari ancora distante qualche centinaio di chilometri, è pur sempre e solo “là... Dietro le dune”. È l’inizio di un mondo sedentario, naturale terminal di tanti spostamenti.

Se Timbuktu é la porta del deserto, il vero modo di conquistare questa mitica meta é dal deserto, dalla via delle carovane. Sysuy in quest’impresa può contare su una guida Tuareg.

Così è descritto l’arrivo: le luci dell'antenna radio, i greggi di capre condotte da bambini tuareg ed infine le donne Maure che preparano la farina per la cena ci annunciano che ci siamo. Le tracce si mischiano e si perdono nella sabbia, fra quelle delle carovane dell’Azalai, nel quartiere dei nomadi, dove da secoli le stesse storie di carovane iniziano e finiscono, con la benedizione della “Croix du Sud”, inconfondibile (almeno ai loro occhi) nel cielo brillante della notte “toimbouctienne”.

Dice il musicista malese Ali Farka Touré, “Per alcuni Timbuktu significa il limite estremo del mondo, ma non é vero. Io vengo da Timbuktu e vi garantisco che siamo al centro del mondo”.

La città si presenta come una cittadina di casette d’argilla costruite sulla sabbia. Argilla e sabbia hanno lo stesso colore, per cui l’architettura sembra parte del deserto, come un frammento di Sahara trasfigurato in forma di blocchi rettangolari sopraelevati.

La letteratura è ricca di memorabili descrizioni di Timbuktu, lasciate dai grandi viaggiatori del Medioevo (come Leone l’Africano), che hanno contribuito a crearne il mito. Di quel tempo d’oro, XV-XVI sec., restano tre moschee: la moschea Djingereber (costruita nel 1327 da El Saheli, architetto Andaluso), la moschea Sankore (che ospitò una famosa università) e la moschea Sidi Yahya (costruita dal marabù El-Moktar Hamall). Interessanti anche altre tracce di un passato glorioso: finestre, porte, colonne e decorazioni di stile marocchino. ^ L’attualità culturale di Timbuktu è rappresentata dalle decine di biblioteche, che raccolgono secolari manoscritti. Tracce di un sapere che ha la leggerezza di fogli di carta, ma la densità di un tempo che non finisce mai. Syusy – lo sappiamo – non può certo trattenersi quando si imbatte in misteri, incartamenti, vecchi libri custodi di tradizioni, storie, segreti... E’ in programma infatti la visita ad una di queste numerose biblioteche storiche: la Bibliothèque Commémorative Mamma Haidara.

Poi incontriamo gli artigiani, famosi per l'antica tecnica dei gioielli derivati dalla tradizione sia Maura sia sudanese della filigrana. Timbuktu sembra aver perso la vitalità di un tempo, ma quando arriva la sera ecco che la città ritrova la sua animazione. Songhay, Mauri e Tuareg invadono le strade. Esplodono canti e si improvvisano danze. In realtà, Timbuctù resta una città opulenta per le caste di borghesi Songhay che l'abitano e che continuano ad avere in mano il commercio del sale. Quanto la notte avvolge i volumi delle case e le forme dei suoi abitanti, ci ritroviamo in un cortile per una serata di danze tuareg: gli uomini si lanciano in danze di guerra, mentre le donne danno il ritmo su tamburi dal suono profondo. Voci acute di ragazze lodano la grazia dei danzatori. Tra i veli color indigo, occhi a volte maliziosi osservano e si lasciano osservare. La magia di un’altra notte africana che si vorrebbe infinita..

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