Il Festival di Essakane

Il Mali è un paese poverissimo ma civile e di antica cultura. Fra le cose più belle: - la musica: “In the Heart of the Moon” di Alì Farka Tourè e Toumani Diabatè è un capolavoro assoluto. - la scultura: ...

  • di Valev
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  • Viaggiatori: fino a 6
 

Il Mali è un paese poverissimo ma civile e di antica cultura.

Fra le cose più belle: - la musica: “In the Heart of the Moon” di Alì Farka Tourè e Toumani Diabatè è un capolavoro assoluto.

- la scultura: Il Museo Nazionale di Bamako ha opere bellissime, in genere di legno o di terracotta; - i tessuti: in particolare i Bogolan e quelli Tuareg - l’architettura: palazzi e moschee di fango (Djenné, Mopti, San, Timbouctu) - la natura: il Niger e il Bani offrono stupendi paesaggi, con piroghe eleganti e colorate che si muovono nella corrente e rive piene di ninfee, ad esempio nella strada verso Djenné.

La gente è tranquilla e amichevole. I bambini hanno voglia di giocare ma non sono troppo insistenti nel chiedere penne e caramelle.

Il nostro viaggio Non avendo molto tempo, fra andata e ritorno circa una dozzina di giorni, abbiamo optato per la soluzione auto + autista + guida. Un po’ costosa ma ne è valsa la pena.

L’itinerario: Bamako: consigliamo la visita al Grand Marché ma soprattutto al Marché du Forgerons in cui ogni possibile pezzo di latta e cascami ogni tipo di metallo vengono riciclati... A mano. La scena è abbastanza impressionante. Si viene accompagnati da una specie di capovillaggio e si possono fare acquisti; noi abbiamo comprato diversi barattoli colorati, in origine confezioni di pomodori cinesi.

Bamako – Segou: città di architettura coloniale, affacciata sul Niger.

Il tramonto sul fiume, mentre ancora il traffico di pinasse e piroghe è animato e si accendono i primi fuochi, è indimenticabile.

Consigliabile una birra nel giardino interno o nel portico dell’Hotel Auberge.

Djenné: il lunedì è giorno di mercato... Sotto la moschea più grande e più bella del paese. Animazione, colori, polvere. Grandi palle gialle di sapone di karitè; ne abbiamo portate a casa parecchie: profumano di bruciato e sono un po’ aspre sulla pelle. La città è in alcune parti davvero cadente, con una quantità di persone malmesse; al tramonto c’è una mensa per i poveri nello spiazzo di fronte alla moschea. Sempre al tramonto il lunedì, andate sul fiume: c’è un’impressionante quantità di carri e carretti che si radunano e poi ripartono per il deserto lasciando una nuvola di polvere rosa...

Pays Dogon: Noi abbiamo visitato per primo il villaggio di Niongoro.

E’ il b. Del c. Del mondo! Ci hanno chiesto medicine per tutto: dalla scabbia al mal di denti. Veramente il posto più povero e “ sgarrupato” in assoluto. Il capovillaggio è un vecchietto simpatico, si dovrebbe fargli un’offerta per la scuola! Bandiagara: E’ piatta e polverosa, ma affascinante perché al centro delle storie del Pays Dogon: sciamani, folli, occidentali tormentati, rituali, moschee.

A questo proposito consigliamo due testi fondamentali. Il primo dell’antropologo francese M. Griaule, “Dio d’acqua”; l’altro di un italiano, Piero Coppo, “Guaritori di follia” Bollati Boringhieri. Leggeteli in loco, la sera dopo cena, bevendo una birra.

Falesia di Bandjagara. E ‘ un posto incredibile, una specie di Gran Canyon, disseminato di villaggi Dogon di fango che si mimetizzano con la montagna, bucherellata da caverne abitata dal popolo che li precedeva: i Telemme.

Consiglio: se possibile, assistete alle danze rituali: sono fatte per i turisti, ma ancora molto “vere”.

Duentza – Timbouctu (o meglio Tombouctu): 200 Km di pista ondulata, allucinante sbatacchiamento. Per precauzione, ci eravamo portati Buscopan in fiale, caso mai qualche calcolo renale fosse ruzzolato giù! Tragitto sconsigliato a chi soffre di ernia al disco, etc

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