L'Africa in taxi brousse

Andare da soli in Africa non è stato assolutamente difficile come tutti ci avevano pronosticato, cercando di spaventarci in ogni modo possibile; il difficile è stato solo tornare. Ritornare alla vita di tutti i giorni nelle nostre città fredde e ...

  • di fedy75
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Andare da soli in Africa non è stato assolutamente difficile come tutti ci avevano pronosticato, cercando di spaventarci in ogni modo possibile; il difficile è stato solo tornare. Ritornare alla vita di tutti i giorni nelle nostre città fredde e vuote…che fine hanno fatto i bambini? E il calore avvolgente delle famiglie riunite nei cortili, e gli odori dei mercati, e la magia sacra dei riti quotidiani? Tutte queste cose ci sono entrate dentro, giorno dopo giorno, insieme alla solidarietà della gente e ai loro sorrisi fiduciosi. Alla fine anche noi, stupidi toubab (bianchi), ci sentivamo in perfetta sintonia con quel mondo, come se non ne potesse esistere uno diverso, come se niente di male potesse succederci, là… Siamo partiti il 1° febbraio da Nizza, destinazione Dakar. Non avevamo programmi, né indirizzi, né contatti, solo una vecchia guida Lonely Planet, due zaini che non pesavano insieme più di 13 kg…e due mesi e mezzo davanti a noi. Non avevamo idea di quello che ci aspettava in Senegal, né tanto meno in Mali o in Burkina Faso…erano stati i racconti degli immigrati a convincerci a partire, e quello che dell’Africa si può immaginare dopo aver vissuto per 3 anni nel diciottesimo, a Parigi… Appena scesi dall’aereo, alle 4 di notte, come una doccia ghiacciata l’Africa ci ha tolto il respiro, ci ha lasciati senza parole e senza fiato e abbiamo capito immediatamente che niente di quello che avevamo imparato fino a quel giorno ci sarebbe servito. Chi doveva venire a prenderci non c’era, e tutte le nostre certezze diventavano di colpo inutili e assurde in quel mondo tanto diverso dal nostro, dove parole semplicissime come vicino e lontano, pieno e vuoto, freddo e caldo, non hanno alcun significato, dove neanche la luna ha lo stesso aspetto, dove il tempo è un concetto talmente inutile che nessuno ricorda neanche la propria età. Ma un rude tassista ci ha portati a Yoff senza troppe parole, senza neanche cercare di fregarci (e, vista la situazione, avrebbe potuto fare di noi qualunque cosa!). Siamo rimasti 4 giorni in quel tranquillo paesino di pescatori, il tempo di imparare a muovere i primi incerti passi in quel mondo. Lunghe passeggiate sull’oceano, timide escursioni nel caos di Dakar, giornate intere passate per strada a spiare la vita dei silenziosi pescatori e delle loro famiglie. Appena ottenuti i visti per il Mali e il Burkina siamo partiti verso il sud del Senegal, la Casamance: verdissimo paradiso tropicale di mangrovie e paludi; inferno di ribellioni indipendentiste...

Abbiamo passato una settimana sull'isoletta di Karabane, in mezzo alle palme e ai resti di un’epoca coloniale ormai lontanissima, tra i coccodrilli, i delfini e gli strani e spaventosi spiriti delle foreste... La sera, quando il generatore era spento (o guasto), e l’oscurità era rotta solo dalla luminescenza delle onde, e intorno non c’era nessuno e non si sentiva altro che il rumore dell’oceano, la vecchia Lily, bellissima djola dalla pelle chiara, cominciava a raccontare storie inquietanti e fantastiche, di spiriti dispettosi o crudelissimi, di terribili vendette e misteriose feste nel cuore della foresta… Dopo una settimana trascorsa in quel posto, eravamo come rinati, in perfetta sintonia con quel mondo e con tutti i suoi abitanti, visibili e invisibili...Abbiamo saputo solo molto più tardi che poco lontano dalla nostra isola, in quegli stessi giorni, 5 toubab erano stati uccisi per strada dai ribelli indipendentisti…la Casamance, purtroppo, è anche questo

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