Vacanze nel Sud-est asiatico

Alla scoperta di Singapore, Kuala Lumpur e Bangkok con tappa sulle spiagge delle Perhentian

  • di Gughy60
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Oltre 3000 euro
 

Alcune premesse sono necessarie per comprendere le scelte fatte in merito a questo viaggio. Mio marito ed io siamo turisti fai da te, ma abbiamo anche partecipato a tour di gruppo; ci piace molto essere viaggiatori indipendenti, ma apprezziamo la compagnia di amici che condividono i nostri interessi e i nostri viaggi. Detto questo, nello specifico, per il viaggio in questione, pianificato in precedenza nei minimi dettagli, ci siamo affidati a Cristina della nostra agenzia di fiducia in merito alle voci “ voli, hotel, transfert” mentre “cosa fare, cosa vedere , dove andare” è stato curato dalla sottoscritta. Bisogna tener conto che ben 8 sono stati i voli, 4 gli hotel e transfer effettuati con vari mezzi. Durata: 15 giorni. Ultima precisazione, ma importante: siamo diversamente giovani, alla soglia dei 60, ma dinamici; ci piace il comfort, ma sappiamo adattarci a situazioni impreviste; ci definiamo turisti responsabili e rispettosi delle tradizioni, delle culture e delle religioni con le quali veniamo a contatto; ci piace essere in mezzo alla gente del posto, condividere le loro usanze, i sapori del loro cibo, ma sempre prestando molta attenzione! Detto questo: si parte!

1 agosto: premiamo “start” e, da Milano Malpensa, con il volo Emirates, scalo a Dubai, partiamo alla volta di Singapore dove atterriamo in mattinata. Controlli di rito, ritiro bagagli e transfert puntuale che ci conduce al Pan Pacific Hotel proprio a Marina Bay. Tutti gli hotel li abbiamo scelti in centro o comunque in posizione strategica per ottimizzare il tempo degli spostamenti.

È ancora presto per il check-in, si sono fatte però le 11 e perciò decidiamo di non cedere alla stanchezza e di andare in perlustrazione della zona. L’hotel, come altri del resto, è al centro di ben 3 mall e quindi dobbiamo studiare un po’ più attentamente il percorso. Mangiamo qualcosa in un food court di uno dei mall con moltissimi impiegati in pausa-pranzo. Durante questo viaggio abbiamo scelto molto spesso questa opzione per uno spuntino veloce: postazioni gastronomiche con specialità cinesi, giapponesi, thailandesi a prezzi bassi, ma di ottima qualità e, soprattutto, igienicamente garantite!

Usciamo e… l’ Esplanade , cioè le enormi conchiglie chiodate o ricci o durian che costituiscono i teatri sulla baia, sono davanti ai nostri occhi! Così come il Merlion, pesce con la testa da leone simbolo di Singapore , il Marina Bay Sands hotel! Percorriamo Marina Promenade fino all’Esplanade Bridge, che è un ponte solo pedonale, e giungiamo proprio vicino al Merlion e a Boat Quay. Le foto non si contano e siamo letteralmente ammaliati dalle avveniristiche costruzioni che fanno a gara con i grattacieli che si specchiano nella baia! La stanchezza ora si fa veramente sentire, perciò spuntino veloce con toast contenete una sorta di marmellata verde chiaro, scopriremo cos’è soltanto al Raffles hotel perché è venduta in vasetti ed e a base di burro e cocco, e poi nanna!

Il giorno successivo lo dedichiamo al quartiere coloniale, Padang, che è facilmente raggiungibile a piedi e vediamo gli splendidi edifici in stile neoclassico che circondano la piazza su due lati. Da lì arriviamo al luogo dello sbarco di Sir Stamford Raffles che mise piede sul suolo di Singapore nel 1819. Percorriamo una riva del Boat Quay soffermandoci vicino ad un’opera di Botero e ad una statua a firma di Salvador Dali’. Con la metro, tanto efficiente quando glaciale, raggiungiamo Chinatown, dove si trova anche il tempio indù di Sri Mariamman, per poi spostarci a Little India con le caratteristiche case colorate. Sempre con la metro arriviamo all’inizio di Orchad Road: due chilometri e mezzo di strada fiancheggiata da frondosi alberi, per fortuna, centri commerciali, boutique di lusso e negozi di ogni tipo! A tappe, la percorriamo tutta anche perché alla fine, in una traversa, si trova l’Hard Rock Cafe’, tappa obbligata per i giovani o per coloro che, come noi, hanno un figlio cui portare la famosa maglietta ricordo! Sempre con la metro ritorniamo in zona hotel e ci prepariamo per la serata che trascorreremo ai Gardens by the Bay. Siamo un po’ stanchi e optiamo per il taxi che dall’hotel è più veloce, nonostante la metro arrivi proprio ad un ingresso! L’orto botanico è un posto fantastico, gratuito e con una varietà di piante e fiori veramente sorprendenti. Le avveniristiche serre, invece, sono a pagamento e noi abbiamo preferito salire sulla Skyway che collega i vari super-alberi che ad orari stabiliti si illuminano per lo spettacolo della Garden Rhapsody: lo spettacolo è meraviglioso e la vista da lassù spazia fino al Mar Cinese Meridionale. Per obiettività , e un po’ per patriottismo, possiamo però affermare che l’albero della Vita di Expo 2015 non era da meno quanto a coinvolgimento ed emozione, solo di dimensioni più piccole e uno soltanto!

Siamo giunti al terzo e ultimo giorno a Singapore. A piedi, non senza difficoltà, raggiungiamo il mitico Raffles hotel che è in rifacimento e pertanto la visita è un po’ ridotta. Tuttavia la sala del bigliardo, dove la leggenda narra che sia stata uccisa una tigre, è visitabile dalle 11, ora in cui si inizia a servire il famoso Singapore Sling che lì ha visto gli albori. Ovviamente decidiamo di assaggiarlo accompagnato da gustose, quanto minuscole, noccioline americane. Proprio di fronte all’hotel c’è la bianchissima Cattedrale di Sant’Andrea che visitiamo e adiacente ad essa troviamo una fermata della metro. A proposito, se si conserva e si riutilizza lo stesso biglietto, alla sesta corsa c’è un sconto del 10 per cento. Nelle macchinette automatiche è ben evidenziato lo spazio dove riporre il biglietto riciclato! La nostra prossima fermata è Harbour Front per poter proseguire verso l’isola di Sentosa. Ci dirigiamo verso la biglietteria della Cable Car, non è molto segnalata occorre chiedere informazioni, ma il prezzo, decisamente troppo alto per il tragitto da percorrere, ci fa optare per la monorotaia Sentosa Express: coloratissima, veloce, frequente e easy! Sentosa non ha nulla di particolare, è solo un’isola del divertimento, ma va vista tanto per farsi un’idea del luogo. Merita la visita il gigantesco Merlion circondato da fontane e la strada alle spalle che conduce alle spiagge è il trionfo del kitch! Facciamo il percorso a ritroso e scendiamo al Marina Bay Sands hotel: è noto che non si può accedere alla Infinity pool se non si è ospiti dell’hotel! Il panorama si può comunque ammirare o dalla piattaforma panoramica, che abbiamo scartato perché esposta completamente al sole, o da un bar leggermente più in alto rispetto alla piattaforma dove i raggi del sole sono schermati da grandi ombrelloni rossi. Vista sicuramente fantastica e meritevole di nota!

Ci godiamo il pomeriggio, rientriamo in hotel, è vicinissimo avendo scoperto una strada alternativa, e usciamo appena in tempo per vedere le luci che accendono di rosso l’Helix Bridge ispirato alla forma del DNA e quelle che iniziano ad “accendere” i grattacieli. Ci prepariamo per lo spettacolo delle fontane che non delude assolutamente così come l’hotel Fullerton che riflette le sue luci nell’acqua e il Marina Bay Hotel che si illumina, con sincronismo perfetto, in contemporanea allo spettacolo. Non potremmo desiderare di meglio per concludere la nostra permanenza a Singapore!

Il 5 agosto, prima delle 8,00 siamo già in aeroporto: volo per Kuala Lumpur dove atterriamo dopo un’ora scarsa di volo. Arriviamo in hotel dopo più di un’ ora di traffico piuttosto intenso: l’aeroporto è fuori Kuala ed è sabato, giorno in cui si lavora mezza giornata. Arriviamo al Traders hotel, esattamente di fronte alle Petronas e, sbrigate le solite formalità , alle 15 siamo già nel parco pubblico KLCC dove tant’è persone fanno jogging, ma moltissimi si godono il fresco nei prati o a bordo-fontane dove si potrà assistere al “Lake Symphony” spettacolo di acqua, luci e musica. Non sono paragonabili a quello di Singapore, ma le fontane rappresentano comunque una interessante attrazione complementare alle torri Petronas. A proposito, da casa avevamo prenotato la visita per le 18 del giorno del nostro arrivo e in hotel, come previsto, c’erano i nostri biglietti pronti. Avremmo risparmiato se li avessimo acquistati sul momento, ma c’era il rischio del sold out che per quel pomeriggio effettivamente c’e stato! Buona l’organizzazione: un quarto d’ora prima ci si prepara in fila, pochissima coda, controlli accurati, foto di rito e possibilità di rimane quanto si vuole sia sullo Skybridge al 41esimo piano, che collega le due torri, sia all’86esimo nella piattaforma panoramica. Vista indubbiamente imperdibile sulla città. Ceniamo nel food court del Suria, il centro commerciale che è alla base delle torri, e a piedi ritorniamo in hotel dopo essere stati all’Hard Rock cafe’ che non è proprio a due passi!

Con la metro, il giorno seguente, raggiungiamo piazza Merdeka circondata da edifici di vario genere: dalla moschea al palazzo del sultano; da costruzioni prettamente coloniali alla cattedrale di Santa Maria in stile gotico. Non rinunciamo, poi, a fare la coda tra gruppi di turisti cinesi, che si riparano con l’ombrello dal sole infuocato, per la foto dentro alla scritta “I love Kuala Lumpur” vicino alla City Gallery. Da lì al Central Market bastano pochi passi, ma le indicazioni sono inesistenti, pochi ci sanno dare delle informazioni perciò ci perdiamo un po’. Sarebbe bastato sapere che l’edificio è di un bel colore azzurro che avevamo individuato, ma che non sapevamo si trattasse di ciò che cercavamo! Anche la zona esterna del mercato centrale merita qualche foto: bancarelle di frutta, mercanzia di vario genere e case colorate a fare da sfondo. Siamo in zona Chinatawn, perciò cechiamo e troviamo Petaling Street che, attraverso una miriade di lanterne rosse, introduce ad un brulicante mercato. Nel pomeriggio ci dirigiamo con la monorail a Bukit Nanas, letteralmente la collina degli ananas, dove una porzione di giungla è stata tutelata già dal 1906. Percorriamo la Canopy walkway, la passerella sospesa tra gli alberi: è tutto bellissimo, tranne il fatto che abbiamo percorso svariati chilometri sotto un sole caldissimo per raggiungere l’ingresso. Sulle guide, infatti, si parla di due entrate, di fatto però, ad agosto 2017, una era chiusa senza nessuna segnalazione che invitasse a prendere il percorso opposto per l’altra entrata. Anche in questo caso, la mancanza di informazione per i turisti, che si trovano a procedere a caso nella speranza di aver effettuato la scelta giusta, rappresenta una vera pecca! Comunque siamo in vacanza, vediamo posti magnifici e la prendiamo con filosofia! È talmente bello camminare tra le fronde degli alberi che ci dispiace essere giunti all’uscita di fronte alla quale c’e la Menara Tower. Non abbiamo in programma di salire anche perché riteniamo che il panorama non si discosti granché da quello delle Petronas, ma una panchina ombreggiata all’ingresso, una bibita fresca e la possibilità di scendere dalla collina con la navetta gratuita sono parecchio allettanti! Dopo di che, con un taxi, abbiamo esaurito le forze nella camminata precedente, ci facciamo portare al complesso dell’Ufficio del Turismo della Malesia che, detto così, non parrebbe una grande attrazione. Invece è un magnifico edificio in stile coloniale incastonato tra grattacieli. Questa sera la cena sarà al Marini’s on 57, ristorante italiano vicinissimo alle Petronas che avevamo prenotato dall’Italia. Consigliatissimo per il cibo, la gentilezza del personale e la vista! Avevamo già prenotato un tavolo vicino alle torri: sembra di poterne toccare la cima tanto si è vicini! Ci troviamo talmente bene che decidiamo di confermare anche per la sera successiva dove lo chef Simone si intratterrà con noi rendendo ulteriormente piacevole una serata già memorabile!

Ultimo giorno a Kuala, meta Batu Caves. Con la metro raggiungiamo Central Station da cui parte il treno per le famose grotte (saranno il capolinea perciò non ci si può sbagliare!). Di fianco alla gigantesca statua dorata del Signore Muruga si erge la scalinata di 272 gradini che porta alla caverna principale. Occorrerà coprire le gambe e le spalle se si indossano pantaloncini corti e maglia smanicata, solo per le donne. Molto interessante la visita e, per gli appassionati, c’è la Dark Cave. Ma la più psichedelica, strana, inimmaginabile è la Ramayana Cave, l’unica a pagamento, che vale il costo del biglietto!

8 agosto: ore 5,30 lasciamo l’hotel per l’aeroporto dove, alle 8,30, parte il volo per Kota Bharu. Da lì raggiungiamo, dopo un tragitto di circa un’ora, Kuala Besut dove salpano le imbarcazioni per le Perhentian. Pensavamo si trattasse di un battello, anche piccolo, oppure di un motoscafo degno di tale nome... invece si tratta di barchette a motore, stracariche di bagagli e di passeggeri che fanno le fermate nei vari resort disseminati sulle due isole: Besar la grande e Kecil la piccola. Va detto, però, che a fronte del natante un po’ precario, l’organizzazione è perfetta: ogni resort ha il suo desk dove vengono forniti i biglietti per il passaggio in barca (già inclusi nel costo dell’hotel); si viene letteralmente smistati in base all’isola e alla sistemazione scelta e il carico e scarico dei bagagli è assistito! Prima di imbarcarsi si pagano 30 riggit a persona perché le Perhentian sono diventate area marina protetta. Dopo circa mezz’ora, quaranta minuti, sbarchiamo al Parhentian Island Resort, il nostro paradiso tropicale per i prossimi quattro giorni. Che dire? Ogni parola sarebbe insufficiente per descrivere l’acqua cristallina, sabbia di un bianco abbacinante e dalla consistenza del borotalco, giungla lussureggiante alle spalle e chalet immersi nel verde con vista mare. Il reef è poco distante dalla spiaggia perciò lo snorkeling rappresenta il passatempo preferito e il nuotare tra tartarughe, razze, squaletti innocui e pesci di ogni foggia e colore è impagabile! La giungla così vicina permette di vedere simpatiche scimmiette che scendono a mangiare; scoiattoli che si rincorrono o che si accomodano sul tavolino della veranda e, al crepuscolo, pipistrelli svolazzanti grossi il triplo di quelli che siamo abituati a vedere! E poi… attenzione ai gechi che si rischia di portarseli appresso in valigia! Con il taxi boat, per pochi riggit, ci spostiamo da una spiaggia all’altra evitando accuratamente l’alternativa di “scollinare” attraverso la giungla che potrebbe rivelarsi insidiosa. Tuttavia un camminamento permette di raggiungere altre spiagge dove si trovano tanti ristorantini che proveremo nelle diverse serate. Da tenere presente che i servizi sono essenziali: tavoli e sedie di plastica anche in riva al mare, nessuna tovaglia, pochi tovagliolini di carta (occorreva sempre chiederne qualcuno in più!) e poche posate, in particolare modo il coltello che va sempre richiesto. Infine, non tutti i locali servono alcolici, birra compresa ovviamente, ma è sempre ben segnalato prima di accomodarsi. Però il cibo è ben cucinato, spesso cotto alla brace dopo averlo scelto di persona, e perciò il giudizio è comunque più che positivo! Le giornate trascorrono tra lo snorkeling, le nuotate, il crogiolarsi al sole… sotto l’ombrellone! Siamo vicini all’Equatore perciò cerchiamo di evitare accuratamente le scottature poiché la vacanza non è ancora finita!

12 agosto: a ritroso, ripercorriamo le tappe dell’andata con la consueta organizzazione perfetta e questa volta la barca è un po’ più grande, ci sono meno passeggeri e meno soste intermedie. Voliamo di nuovo verso Kuala Lumpur dove abbiamo il volo per Bangkok, la nostra quarta e ultima tappa. Nonostante l’atterraggio alle 23,20, tutto fila liscio e per l’una di notte, circa, prendiamo già possesso della camera presso l’hotel Royal Orchid Sheraton direttamente sul Fiume Chao Phraya. La scelta dell’hotel è stata studiata: è ubicato nella riva del fiume dove si trovano le attrazioni principali, vicinissimo ferma il battello Hop on Hop off e la navetta fluviale dell’hotel fa la spola dall’hotel al molo principale Tha Sathorn dove c’e una fermata della Skytrain. Anche qui una premessa è d’obbligo: a Bangkok c’eravamo stati lo scorso anno con tour della Thailandia e avevamo visto il Palazzo Reale, il Wat Pho ( il tempio del Buddha sdraiato), il Wat Arun, il mercato galleggiante di Damnoen Saduak e il mercato del treno. Si potrebbe dire che avevamo già visto tutto ciò che meritava, ma ci è rimasta la sensazione di non aver visto tutto, di non aver camminato per le strade tra la gente, di non aver “vissuto” appieno la città: per questa ragione abbiamo incluso Bangkok anche in questo viaggio! E abbiamo fatto bene, col senno del poi!

La mattina successiva, a piedi, raggiungiamo il Wat Traimit, il tempio del Buddha d’oro e da lì ci spostiamo nella vicina Chinatown, ma il caldo si fa sentire e optiamo per il Tuc-tuc che ci conduce direttamente al Mercato dei fiori. Due sono i mercati coperti: uno recentemente rinnovato, l’altro no, ma entrambi interessanti per la possibilità che offrono al visitatore di vedere il modo in cui il lavoro viene svolto. Catturano lo sguardo i colori delle varietà dei fiori esposti così come le strade adiacenti che sono brulicanti di negozi che espongono fiori di ogni tipo e venditori che, con il loro sorriso, non si sottraggono a fotografie

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