Trentacinque chili di piacere

Da quando anni fa ho iniziato a praticare le attività subacquee, nel mio atlante geografico ha cominciato timidamente a farsi notare, sconosciuta ai più, la minuscola isola di Sipadan. L’isoletta situata all’estremo margine orientale del Sabah (che a sua volta ...

  • di IgorDR
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Da quando anni fa ho iniziato a praticare le attività subacquee, nel mio atlante geografico ha cominciato timidamente a farsi notare, sconosciuta ai più, la minuscola isola di Sipadan. L’isoletta situata all’estremo margine orientale del Sabah (che a sua volta si trova al margine orientale del Borneo malese), se non siete subacquei probabilmente non l’avrete mai sentita nominare, ma se bazzicate i fondali la conoscerete di certo, tra i sub è a tutti gli effetti ritenuta una delle più belle mete sottomarine al mondo.

Come la maggior parte dei viaggi che ho fatto, anche questo è maturato lentamente negli anni, leggendo libri, raccogliendo ritagli di giornale, ascoltando racconti di viaggio, ecc... Con il tempo il raggio del mio interesse si è allargato e, a poco a poco, dall’isola di Sipadan è approdato nella regione del Sabah nel Borneo, per poi estendersi fino al Saravak ed infine, perché no, anche alla parte peninsulare della Malesia: effettivamente andare fino ai lontani confini del sud-est asiatico per visitare solo un’isoletta, per quanto bella sia, sarebbe stato un delitto. Eccovi dunque le mie impressioni sul lungo viaggio che ho intrapreso assieme a Claudia nella Malesia peninsulare, Borneo malese ed infine Sipadan. TRENTACINQUE CHILI DI PIACERE La Malesia è la tipica destinazione che adoro, mi permette in un colpo solo infatti di soddisfare tutte le aspettative che richiedo ad una vacanza perfetta: oltre alle immersioni il mio viaggio deve darmi la possibilità di fare trekking naturalistico; poi deve appagare quella che Claudia chiama la nostra terza compagna di viaggio, ovvero la mia macchina fotografica; a tutto questo però bisogna aggiungere che non sono un eremita, amo conoscere la gente e nuove culture, visitando luoghi di interesse storico e gustando le più fantasiose cucine; ultima cosa ma non meno importante, deve esserci avventura, perché senza il pepe delle incognite, degli imprevisti e dei cambi di programma mi sembrerebbe di guardare passivamente un documentario in TV. Qual è l’unico svantaggio di avere a disposizione una meta che vi permette tutte queste attività? Lo conosce bene la mia schiena, tra attrezzatura fotografica, subacquea e da trekking, il mio zaino pesava 35 Kg! Claudia che ha meno esigenze fotografiche di me, comunque aveva 22 Kg di attrezzatura sulle spalle. Sono sicuro che ancora oggi ci sono vertebre lombari di tassisti malesi, che portano il segno del nostro passaggio.

IL PRIMO IMPATTO Come avrete già capito sono un amante della vacanza fai-da-te, dall’Italia ho sempre solo acquistato il biglietto di andata e ritorno, per poi affrontare l’organizzazione logistica sul posto. Quest’anno però devo confidarvi, che per i primi 30 minuti in terra malese, arrivato a Kuala Lumpur ho avuto un senso di spaesamento che non avevo mai provato nei miei viaggi precedenti. Non so come fare a spiegarvi la sensazione, immaginate di essere in piena chinatown alle 7 del mattino, l’afa vi toglie il fiato e siete circondati e pigiati fra gente di ogni sorta, uomini d’affari cinesi, santoni indiani, scolaretti malesi, donne musulmane nascoste nei loro chador neri, insomma la più svariata umanità; siete dotati della ridicola cartina inclusa nella Lonely Planet dove l’intera Kuala Lumpur è disegnata su due paginette con un’approssimazione che la rende praticamente inutilizzabile, dunque non avete la minima idea di dove siete; sui pochi marciapiedi esistenti non riuscite neanche a camminare perché sono stipati di baracchini alimentari che friggono e cuociono ogni genere di materia commestibile, violentando il vostro povero stomaco stremato dal lungo volo; odori aggressivi arrivano inoltre dai mercati e soprattutto dalle bancarelle dei macellai cinesi, dove gli animali vengono tenuti vivi fino al momento dell’acquisto e poi sgozzati prima di essere incartati; le monorotaie vi passano rumorosamente sopra la testa, stracariche di lavoratori diretti ai loro impieghi; voi infine avanzate zigzagando tra le macchine incastrate nel traffico, che per ripicca riversano lo smog nella grigia aria del mattino. Non so se sono riuscito a rendere l’idea, credetemi ne ho viste di città caotiche nei miei viaggi passati, ma questa volta appena ho messo piede fuori dal taxi che ci ha portato in città, per un brevissimo istante ho avuto voglia di correre in albergo e chiudermi in camera

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