Partenza il 7/8/2007 · Ritorno il 12/8/2007
Viaggiatori: in coppia · Spesa: Da 1000 a 2000 euro

Malawi, un paese che passeggia

di il bes - pubblicato il

Francesca e io atterriamo a Lilongwe il 7 agosto. L’aeroporto e’ sorprendentemente pulito e le procedure di entrata nel paese sono decisamente confortevoli se comparate con quelle di altri paesi africani.

Il paesaggio dall’aeroporto al centro di Lilongwe e’ semplicemente bellissimo, la natura regna sovrana e anche la citta’ stessa e’ in realta’ una grande distesa di verde in cui ogni tanto sorgono delle case. Il giorno dopo inizia il viaggio vero e proprio, infatti andiamo verso Salima che e’ la citta’ piu’ vicina a Lilongwe che si affaccia sul Lago Malawi, la vera grande attrazione del paese. La strada e’ piuttosto buona e I paesaggi sono davvero molto belli. Si alternano vallate piene di vegetazione a colline con alberi dai mille colori, molto suggestive. Inoltre ci imbattiamo nei villaggi locali, con le case ricoperte di paglia che dimostrano come il Malawi sia ancora un paese profondamente contadino e come la poverta’ della gente locale dipenda esclusivamente dalla bonta’ del raccolto. Ma quello che piu’ sorprende chiunque abbia girato un po’ l’Africa e’ la quantita’ di persone che si incontrano lungo la strada. Infatti non c’e’ mai un distacco vero e proprio tra un villaggio e l’altro, e su entrambi I lati della strada camminano incessantemente uomini e donne e ogni tanto si vede qualche bicicletta.

Del resto il Malawi e’ uno stato molto popolato, considerando che in un terzo della superficie dell’Italia conta circa 10 milioni di abitanti. Considerando che la parte nord del paese e’ occupata da montagne e la parte Est e’ riempita dal lago, rimane ben poco spazio e comparato con la densita’ media di popolazione dell’Africa si tratta davvero di un paese che fa eccezione. Basta pensare che paesi come Kenya, Tanzania o Angola grandi fino a 10 volte piu’ del Malawi arrivano a malapena a 20 milioni di abitanti (quando ci arrivano).

Quando arriviamo a Salima ci rechiamo al Sunbird Lodge sul Lago Malawi che si rivela un posto bellissimo. Ci sono anche alcuni turisti che prendono il sole a riva, e altri che fanno il bagno. Pare infatti che buona parte della costa non sia affetta dalla blizarosi, il batterio che spesso popola I laghi africani (come il Vittoria e il Turkana, per esempio) e che rende rischioso bagnarsi a riva in quanto la blizarosi e’ una malattia della pelle davvero fastidiosa e che spesso si nota tra I locali.

Purtroppo per noi non c’e’ piu’ posto e quindi dobbiamo spostarci verso sud al Riverside Lodge, decisamente meno bello e con camere con vista lago, ma anche con lotta agli acari garantita.

Facciamo conoscenza con una ragazza Americana e un ragazzo canadese impegnati in progetti di istruzione in Zambia e Namibia che sono venuti a prendersi un po’ di relax sul lago. Chi l’avrebbe mai detto? Il 9 agosto riprendiamo il cammino e andiamo a Monkey Bay e ci portiamo dietro anche I due americani affinche’ non debbano sorbirsi un ulteriore tragitto sui minibus locali, piuttosto scomodi oltreche sovraffollati. Il nostro fuoristrada incontra qualche problema a causa della strada sterrata e piena di buche, meno male che stanno investendo sul turismo e magari in futuro non si impiegheranno 3 ore per un centinaio di km! Monkey Bay deve la sua fama all’essere una zona dell’Africa preservata come se fosse rimasta la stessa di due o tre secoli fa. E in effetti quando la strada davanti a noi si popola di scimmie, soprattutto babbuini, che non appena il nostro fuoristrada si avvicina spariscono nel bush, ci rendiamo conto di quanto sia affascinante questa parte di Malawi. La vegetazione e’ bellissima e dopo un paio di colline ricompare il Lago Malawi in tutta la sua bellezza. In questa zona c’e’ solo l’imbarazzo della scelta del lodge, in quanto ce ne sono tantissimi. Per chi vuole un’esperienza esotica si puo’ anche andare a dormire su una delle isole al largo del lago, dove si rimane completamente isolati dal mondo. Inoltre e’ possibile fare diving e accedere a fondali ricchi di pesci, alcuni dei quali rarissimi, infatti il Lago Malawi attira appassionati da tutto il monod in quanto ricco di pesci tropicali di lago, quasi scomparsi da molte delle acque africane.

Francesca e io decidiamo per il McLeod Lodge e ci troviamo piuttosto bene. Purtroppo non accettano carta di credito e vediamo giorno per giorno diminuire considerevolmente la nostra quota di contanti.

L’indomani partiamo alla volta di Blantyre, e ancora una volta la parte piu’ bella e’ la strada.

Il lago Malawi e’ circondato da coltivazioni tropicali, e spiccano dei bellissimi alberi di mango multicolori e anziche andare all’autogrill (che ovviamente non c’e’) ci rimpinziamo di frutta dai venditori locali, indimenticabile la noce di cocco, una delle migliori che abbia mai mangiato.

Alla fine del lago inizia la zona di Liwonde, in cui c’e’ una bella riserva naturale, ma noi abbiamo solo il tempo di affacciarci sul fiume e intravedere qualche ippopotamo in lontananza.

Riprendiamo il viaggio e passiamo in una zona montagnosa molto graziosa, in cui c’e’ anche l’antica capitale scelta dai Britannici, Zomba. Rimane poco di britannico se non qualche edificio, ma il clima fresco e il verde della zona ce ne lasciano un ricordo molto bello.

Arriviamo finalmente a Blantyre, la nostra meta finale. Come citta’ non e’ un granche’ , ma l’hotel Protea e’ davvero molto confortevole e ci consente di riprenderci dalle fatiche dei giorni precedenti.

Nei due giorni successivi ci aspettano due escursioni programmate con nostri conoscenti che vivono in Malawi da generazioni, sono infatti indiani di fede musulmana (ci fa sempre un certo effetto andare in giro con donne coperte da capo a piedi...Ma e’ incredibile come dopo pochi minuti spariscano tutti I nostri preconcetti occidentali e le persone si rivelino comunque in tutta la loro squisitezza).

La prima e’ in una zona montagnosa vicino a Blantyre, dove c’e’ la cittadina di Milange e la zona e’ contraddistinta da magnifiche coltivazioni di te che rendono il paesaggio ancora piu’ verde e ancora piu’ bello. Si rivela interessantissima la visita a una locale fabbrica di te, gestita fino a pochi anni fa dalla famiglia Conforzi, di chiara origine italiana e da poco passata di proprieta’. Peraltro I Conforzi sono ancora una famiglia con molte attivita’ in Malawi, tra cui un buonissimo ristorante in centro a Blantyre chiamato “da Fabio”. E’ stata una visita molto interessante a cui ci tengo ad aggiungere una nota. Spesso in Italia e nei paesi occidentali si parla di “class action”, cioe’ di pressioni affinche’ le multinazionali lavorino in modo etico e responsabile senza sfruttare in modo indecente il lavoro locale. Orbene, nella fabbrica di te, spiccava un certificato etico per la salvaguardia dell’ambiente e delle condizioni di lavoro. Questo certificato sono stati spinti a prenderlo proprio dalle multinazionali del te a cui vendono il prodotto. Nonostante I raccoglitori di te continuino a prendere salari ridicoli (circa 60 USD al mese, ma la paga e’ a cottimo) e gli operai 80 USD al mese, abbiamo potuto comprovare che le condizioni di lavoro sono da primo mondo, con molta attenzione alla sicurezza. Non vengono impiegati bambini e tutti I lavoratori sono alloggiati all’interno della tenuta agricola e ospitati in case che sebbene molto fatiscenti, sono comunque molto piu’ belle rispetto alle semi-capanne che costellano il territorio del Malawi. Inoltre c’e’ anche una scuola per I bambini, come sempre numerosissimi. Ognuno ne tragga le conclusioni che vuole, ma mi piace pensare che un po’ di attenzione da parte di chi vive nei paesi ricchi puo’ fare qualcosa per queste persone cosi distanti da noi. E’ una goccia nel mare, sicuramente si potrebbe fare di piu’, molto di piu’, ma e’ bello vedere che dietro le tante parole spese affinche le aziende siano piu’ responsabili ci siano anche dei fatti.

L’ultimo giorno lo dedichiamo invece alla visita di una zona sempre molto bella, questa caratterizzata dalla coltivazione del cotone e della canna da zucchero. E la visita della giornata e’ proprio a una enorme fabbrica di canna da zucchero, la piu’ grande del paese e ci si rende conto di come la tecnologia possa aiutare questi paesi a essere produttivi quanto paesi del primo mondo. Basti pensare che I test sui campioni di zucchero prodotto sono fatti tramite internet e si ricevono I risultati in tempo reale da Bruxelles. Solo pochi anni fa si perdevano tre giorni per mandare il tutto a Johannesburg e attendere il responso. Grazie a questa piccola miglioria, la produzione e raddoppiata e anche le persone che lavorano nella fabbrica sono il doppio rispetto a qualche anno fa. La giornata termina con un piccolo safari in una tenuta adiacente alla fabbrica in cui si concentrano alcune giraffe, zebre, gnu, cudu e scimmie, tutti belli e felici di non avere predatori nei paraggi.

Prima di ritornare a Blantyre ci aspetta un suggestivo caffe’ su un lago popolato da ippopotami e coccodrilli.

Il nostro addio al Malawi avviene ripercorrendo la strada per Blantyre a guardando ancora una volta questa interminabile fiumana di gente che costeggia le strade a qualsiasi ora del giorno e della notte. Piange il cuore a pensare che in un paese con una natura cosi rigogliosa sia tra I 10 piu’ poveri al mondo. Ho sempre associato la poverta’ a ambienti ostili, periferie degradate come a Lagos o Nairobi, territori ostili come in Bolivia o nel deserto del Sudan, ma vedere che la poverta’ incombe in un paese dove si succedono alberi rigogliosi a piantagioni che definire lussureggianti e’ diminutivo, e’ davvero qualcosa di incomprensibile. Eppure e’ proprio per questo che suggerisco a chiunque di visitare il Malawi, perche’ ci si rende conto che esistono ancora uomini che affidano la loro vita al tempo e alle stagioni, che vivono un’armonia con la natura che il nostro mondo ha completamente dimenticato e proprio per questo dimostrano una calma e una accettazione del mondo che li circonda che lascia esterefatti. Quando il nostro volo South African si alza da Blantyre, una folla enorme ci saluta dalla balconata dell’aeroporto. Ovviamente non saluta Francesca e tantomeno me, bensi I loro parenti e amici In partenza, pero’ mi piace pensare che quel saluto cosi caloroso non sia altro che un arrivederci a questo stupendo paese.

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