Immagina un Taxi Brousse in Madagascar

In certi luoghi viaggiare rinunciando alle nostre comodità può voler dire aiutare più concretamente....

  • di TravellerPalm
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

In certi luoghi viaggiare rinunciando alle nostre comodità può voler dire aiutare più concretamente. Per rendersi conto quanto "tutto il Mondo è paese"… quanto "Niente è come sembra"... Quanto "tutto sia il contrario di tutto". Per confermare o rivedere i propri pregiudizi… per rispondere a domande, o magari, farsene altre. Per restituire nome e valore alle cose.

Immagina una stazione degli autobus… Una spianata asfaltata, tante casette colorate, in fila, ciascuna con l’insegna della propria compagnia di viaggio.

Adesso immagina davanti a ciascuna casetta i rispettivi autobus pronti per la partenza. Alcuni turisti già seduti all’interno, altri che stanno sistemando i loro bagagli.

Ora che hai immaginato tutto questo, RIMUOVILO!

È piovuto, la spianata è un immenso spiazzo di fango, gli autobus sono piccoli pulmini da circa 20 persone, parcheggiate alla rinfusa. Decine di persone e animali si muovono tra i mezzi e tutti ti chiamano. Anche le galline.

Molti uomini, tutti neri, molto neri, nerissimi, carbonici, ti accerchiano e tu piccola donna bianca piena di banconote fresche di cambio, lì in mezzo, ti ritagli almeno 20 secondi per dire: “ Ma che idea di merda”. Eppure non è che poi ci sia tutto sto tempo per ascoltare i mille sentimenti e pregiudizi che ti porti appresso, così li selezioni e decidi di fare intervenire solo i tuoi sensi.

GUARDO E VEDO, vedo che tutti questi uomini ti sorridono, nessuno ti strattona, non elemosinano ma ti offrono un servizio. Sì, ok, il servizio è quello di aprirti la portiera, o di mandarti da un loro amico che ti porta da un altro amico che ti indica dove fare il biglietto e alla fine ti sei ritrovata a dare la mancia a quattro persone; ma nell’attesa di farti più furba intanto hai il tuo ticket per partire, perché la biglietteria c’è, ora vedo anche quella. E’ una baracca che funge anche da sala d’attesa e da deposito bagagli, incastrata tra i mezzi incrociati. Mi chiedo come ha fatto il tassista che mi ha portato, a capire che era lì. C’è anche l’insegna della compagnia. Il mio zaino viene issato letteralmente sul tetto dell’autobus che è il nostro portabagagli. Di lì a poco scoprirò che il nostro “bagagliaio” raggiungerà un’altezza pari quasi all’altezza del bus e che durante il viaggio accoglierà immensi sacchi di patate, di riso e paglia. In questo contesto certamente pensi che la tua valigia rimarrà schiacciata sotto tutto o che volerà via alla prima curva, o si allagherà al primo acquazzone e invece viene opportunamente legata con gli altri bagagli passeggeri, premurosamente coperta da un telone e tenuta divisa da eventuali carichi merci. Prima di partire si danno un gran da fare per pulire il mezzo dal viaggio precedente. Una spolverata qua e là. Tappetini sbattuti e pulizia dei vetri. Lascia stare che i parabrezza siano tutti terribilmente crepati pensi positivo: vuoi che si rompa proprio adesso? Vogliamo metterci a discutere sulla sicurezza stradale?

Sul biglietto mi etichettano come straniera, come se ce ne fossero tanti in quella specie di suk dell’autobus, ma scrivono anche il mio nome e mi augurano buon viaggio, anche quelli a cui non ho dato niente. Parto tranquilla. Faccio un salto a casa e penso a quanto ho sentito in pericolo la mia auto per non aver dato i soldi al parcheggiatore abusivo in centro a Bologna... e i pochi sorrisi che hanno fatto quando gli ho detto che non gli avrei dato niente.

ANNUSO E SENTO, sento una gran puzza che poi durante il viaggio diventerà odore e poi neanche sentirò più. E’ polvere unito ad un forte odore di gasolio, si viaggia a finestrini aperti un po’ perché alcuni sono rotti un po’ perché è meglio così

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