Un tuffo in Madagascar

Alla scoperta dell'affascinante Madagascar lungo la RN 7, con una piccola deviazione sull'isola della Reunion

  • di moroLi
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

Dopo svariati aggiustamenti e modifiche, riusciamo a stilare un itinerario che, pensiamo, sia in grado di fornirci un quadro esauriente di questa remota scheggia di Africa e ci consenta di effettuare anche una breve visita sull’isola di Reunion. Per quanto concerne il Madagascar, decidiamo di visitare alcuni parchi posti sull’altopiano centrale e di seguire la principale arteria di comunicazione (la RN 7) fino al suo sfociare nel canale del Mozambico dove ci riposeremo qualche giorno prima di intraprendere in viaggio di ritorno. Abbiamo deciso di gestire le viste ai parchi distribuendole tra il viaggio di andata e quello di ritorno in modo da evitare lunghe tappe di mero trasferimento, e per riuscire in questo intento ci siamo avvalsi dell’ausilio di un'agenzia locale visto che tutte le fonti consultate preventivamente sconsigliavano vivamente di viaggiare con un automezzo a noleggio e reperire sul posto gli alloggi come facciamo di solito (..e, col senno di poi, ci sentiamo di condividere questo consiglio a chiunque baleni in testa di viaggiare autonomamente). Ci siamo quindi affidati a Mahery (Maheryt@yahoo.fr, tel 00261 3412294 ), un malgascio che si è “specializzato” nel trattamento dei turisti italiani e che, insieme a sua moglie Malala (00261 3418252 ) e ad un numero imprecisato di fratelli, cugini e parenti vari, gestisce una decina di fuoristrada che sguinzaglia per tutto il Madagascar organizzando in modo funzionale scambi tra le varie comitive di turisti e gli automezzi in perenne circolazione (noi durante il nostro tour di 13 gg abbiamo cambiato tre volte mezzo e autista con scambi sempre perfettamente organizzati). Arrivati all’aeroporto di Antananarivo (Tana) da Roma (via Addis Abeba). Troviamo Malala che ci accoglie e ci trasferisce ad un albergo in centro da dove partiremo la mattina seguente verso Nord per una visita al Parco di Anjozorobe alla ricerca dei lemuri Indri (la specie più grande di questi simpatici primati). Qui abbiamo subito un esperienza piuttosto shoccante: dopo aver cenato in albergo, e visto che eravamo a poche centinaia di metri dalla principale arteria della città, decidiamo di fare 2 passi ma, a 30 metri dall’albergo, veniamo bloccati da una pattuglia a piedi della polizia locale che dopo aver consultato i nostri passaporti, li trattiene e ci fa capire che ci porterà al centro di polizia (con inequivocabili gesti che simboleggiano le manette!) a meno che… non gli sganciamo una mancia ! Riusciamo ad attirare l’attenzione del portiere del nostro albergo che interviene e dopo aver parlato con la pattuglia ci comunica che abbiamo 2 sole alternative: aspettare la mattina successiva quando il titolare dell’albergo andrà al centro di polizia e recupererà i nostri passaporti o allungare una piccola mancia (molto ridotta rispetto alla richiesta iniziale ) e seguirlo in albergo. Naturalmente scegliamo l’opzione 2, schifati dalla sfacciata corruzione delle locali "forze dell’ordine".

La mattina successiva il viaggio verso il parco (circa 100 km) inizia a svelarci lo stile di vita di questo popolo ed iniziamo a prendere confidenza con le voragini che ammantano le strade, con le miriadi di Taxi bus (mini bus da 12 posti, con all’interno una trentina di persone, che viaggiano con il portellone posteriore sempre aperto e dal quale salgono e scendono i passeggeri quando il mezzo... rallenta!), con i carri trainati da zebù, con le onnipresenti risaie lavorate esclusivamente a mano da contadini di ogni età (compresi bambini), con le manifatture di mattoni realizzati con l’argilla del fondo delle stesse risaie e, soprattutto, con la costante presente di uomini e donne che camminano al bordo della strada anche in zone apparentemente prive di centri abitati

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