Madagascar concentrato

Tour concentrato e ricchissimo in Madagascar

  • di gggraziella
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Oltre 3000 euro
 

Grazie a Emanuela che con pazienza è riuscita a organizzarci tante visite nello spazio di pochi giorni.28.09.2012 All’arrivo a Tana è notte fonda, le formalità doganali creano ressa e confusione. Miolee ci aspetta con Anicet e ci assiste gentilmente per il cambio.

29.09

Alle 8,30 partiamo. In Antananarivo il traffico è caotico, costeggiamo un canale sulle cui sponde vive povera gente: un miscuglio di lavandaie, persone che cucinano, anatre, chiocce, baracche e cartelloni pubblicitari. In due riprese ci rendiamo conto di aver dimenticato in camera un gilet con in tasca il satellitare, Anicet (esperto autista che non disdegna di darci informazioni a 360 gradi sul suo Paese al pari di una guida) si prodiga in telefonate e ci assicura che ritroveremo tutto domani al ritorno. All’uscita della capitale incontriamo una miriade di fabbriche di mattoni, cumuli di mattoni fumanti con scalette su cui si inerpicano donne e ragazzi con pile impensabili di mattoni in testa, incontriamo assembramenti per funzioni religiose, vediamo donne nel fango piantare il riso in file perfettamente allineate, nei pressi dei villaggi file di sacchi con erba/fieno o legna in vendita, acquistiamo banane dai banchetti lungo la strada. Sostiamo alla riserva di Peyreras per i primi incontri con i graziosissimi lemuri: i gruppi sono 2 di 2 diverse specie, sono accoccolati sugli alberi come nelle fotografie più classiche con le code a penzoloni; richiamati dalla guida locale non tardano ad avvicinarsi, prendono i pezzi di banana direttamente dalle nostre mani, le loro zampette sono morbide come le mani dei lattanti, la loro pelliccia e sofficissima, si fanno accarezzare con un po’ di riserbo. Il pranzo è una abbuffata che si conclude con bellissimi piatti stracolmi di frutta squisita. Nel pomeriggio visita alla riserva di Vakona che ha come fulcro l’isola dei lemuri: è una festa, sono vari gruppi di diverse razze, vengono sulle spalle e sulla testa, danno la caccia allo zainetto con le banane, hanno atteggiamenti molto simpatici, per niente timidi ci prendono le mani alla ricerca di tracce di cibo, quando sono sazi si accovacciano a sonnecchiare su qualche ramo, sono momenti gradevolissimi!

30.09

Fuori dal nostro bungalow la vista spazia su scorci suggestivi fra la pianura coltivata, un languido fiume e il limitare della foresta; verso le 9 mentre si alza la bruna cominciano a sentirsi i lamentosi richiami degli Indri Indri. Raggiunta la riserva di Perinet, Anicet ci presenta la guida locale ed iniziamo il piccolo trekking. La foresta pluviale è fitta al punto che potremmo pensare di essere soli ma, quando raggiungiamo un gruppo di lemuri, ci ritroviamo in compagnia di parecchi altri gruppi di turisti. Camminiamo sempre con il naso in su, incontriamo alcune famiglie di lemuri di diverse specie, i lemuri sono tutti molto simpatici, assumono le pose più bizzarre e stanno sdraiati su rami sottilissimi. Ci ritroviamo nuovamente tra una folla di turisti, alzati gli occhi capiamo perché: una famiglia di babakoto, sono tanti, tranquilli, molto belli, difficili da riprendere perché sono nel folto dei rami contro il cielo ed il sole, dapprima sono silenziosi poi cominciano ad urlare, le urla sono impressionanti tanto più quando urlano tutti insieme, poi partono e con balzi incredibili si allontanano; incontriamo ancora altre famiglie di lemuri ed altri gruppi di indri , è un’esperienza molto suggestiva! La camminata piacevole continua fra alberi imponenti, fiori enormi ed un lemure notturno che ci osserva sonnacchioso. Nel pomeriggio il premuroso Anicet ci riporta a Tana, ci saluta con un gradito omaggio e si assicura che ritroviamo le cose dimenticate.

01.10

Ogni variazione di orario ci viene comunicata e programmata con tempestività così che alle 3 del mattino la sveglia arriva con la colazione in camera senza che noi ce ne fossimo occupati. Il nostro piccolo aereo (volo a vista senza radar e con un freddo pungente) dovrebbe partire alle 6 ma ci sono problemi di bagagli, così decolliamo quando la nebbia si dirada. A Morondava le valige arrivano con un altro volo costringendoci a partire con oltre mezz’ora di ritardo. Lolo, il nostro nuovo autista, prende subito contatto con l’agenzia per eventuali cambi di programma perché la pista è brutta e non vorrebbe viaggiare troppe ore al buio. Percorsi alcuni kilometri ecco il grande spettacolo dell’avenue du baobab, ci siamo solo noi con la gente del posto e la natura, ci sono i classici carretti trainati dagli zebù, i bambini che pescano/giocano con la rete stando direttamente dentro al laghetto, i bellissimi fiori negli stagni vicini, ci sentiamo piccolissimi in questo immenso viale con i giganteschi baobab; poi lo scorrere della vita nei villaggi che attraversiamo, il rifornimento di acqua ad una grande fontana in un villaggio, la vegetazione brulla, alta e fitta che fiancheggia costantemente la strada. Quando arriviamo al fiume Tsiribihina Lolo si preoccupa di farci attraversare il fiume con una barca che è strapiena (esclusivamente malgasci). Per salire e ancor più per scendere bisogna essere atletici (o si va in acqua fino al ginocchio), la traversata è lunga,siamo seduti ma pigiati e senza possibilità di movimento; il fiume gonfio d’acqua con correnti possenti incute timore (ma è l’unico modo per ottimizzare i tempi); è bello farci accompagnare fino al ristorante dal ragazzo a cui Lolo ci ha affidati (che con orgoglio ci illustra la sua cittadina sottolineando i vari alberghi “dotati di tutti i comfort”), strada facendo assistiamo a scenette suggestive come l’allegria dei ragazzi che con piroette degne dei campioni si tuffano nel fiume. Mentre noi pranziamo (pasto semplice ma buono) Lolo, per traghettare il fuoristrada, deve attendere che la chiatta raggiunga il carico (4 auto). Arriva soddisfatto perché la traversata è stata più veloce del solito quindi possiamo ripartire: restano 4 ore di viaggio. La pista continua a peggiorare e diventa davvero pessima (pur essendo una strada nazionale), i villaggi si fanno sempre più rari e piccoli, non ci sono più neanche i carretti, durante una sosta viene a salutarci un anziano con tanto di lancia “tipo guerriero”; quando cala la notte Lolo ci rassicura dicendoci che con lui è “sans soucis”: ora capiamo perché gli autisti preferiscono non avventurarsi di notte in queste lande così sperdute! E’ notte fonda quando arriviamo di fronte al fiume Manambolo ed è un enorme sollievo vederlo piccolo e calmo, al primo suono di clacson la chiatta accende i riflettori e viene a prenderci: pochi minuti e siamo a Bekopaka in albergo

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