Madagascar: au menu ou à la carte?

Viaggio fai da te alla scoperta del Madagascar nella stagione secca attraverso i parchi degli altopiani centrali lungo la strada nazionale RN7 e la selvaggia costa occidentale con breve soggiorno sull'isola di Nosy Komba

  • di egi2010
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro

La salita a causa dell’umidità foresta è un po’ faticosa ma passate le coltivazioni di vaniglia e di caffè si arriva in cima e la vista è davvero bella perché spazia dalla riserva di Lokombe a Nosy Be fino alla costa nord occidentale del Madagascar stesso. Si scende al villaggio di Ampangurina dove oltre al mercato di manufatti locali in legno e cotone ricamato vive una colonia di lemuri macaco praticamente domestici. Bagno e pic-nic sull’isoletta di fronte, rientro in serata per un ultimo bagno che con po’ di attrezzatura da snorkeling permette di vedere le tartarughe di mare nel loro habitat. Dimenticavo il passaggio ad Antintorona, dove un italiano sinceramente appassionato ed attivo ha dato vita qui ad una serie infinita di progetti per sviluppare questo villaggio in modo sostenibile, fatevene un’idea direttamente sul suo sito (www.weworkitworks.org/stefano-project/). Altra gita imperdibile è quella a Nosy Tanikely. Nel parco protetto vive una bella colonia di lemuri fulvi e una di volpi volanti che si nutrono di frutta. Solito pic-nic sulla spiaggia, a dire il vero abbastanza frequentata dalle gite in partenza da Nosy Be, e periplo dell’isola durante la fase di bassa marea. Da Nosy Komba si può anche andare in giornata a Nosy Iranja, altro must dell’arcipelago, ma è un po’ troppo lontana e costosa quindi meglio da Nosy Be e ancora meglio se pernottate lì, così ve la potrete godere quando la massa di turisti del giorno è tornata in albergo. Comunque dopo 5 giorni di totale relax, serate a base di chiacchiere e assaggi di rum arrange ai baccelli freschi di vaniglia, all’ananas, al letchis e quello potentissimo allo zenzero dobbiamo andarcene per cominciare il vero viaggio. Alle 16:00 riprendiamo la barca per Nosy Be, è un po’ più piccola e il vento è contrario, arriviamo al porto di Hell City con il tramonto incipiente. Salutiamo un paio di italiane conosciute in albergo a Nosy Komba e aspettiamo il nostro taxi pre-pagato, non arriva, ci mostriamo un po’ preoccupati per il volo e così ci dirottano su un altro taxi lì in attesa. Si sistemeranno loro i conti. Partiamo per l’aeroporto che è già buio. I tramonti al tropico sono veloci, le ore di luce sono circa 12, a nord-ovest più o meno vanno dalle 6 alle 18.

Plat Principal (Il piatto principale)

31 luglio 2011

Atterriamo a Tana e qui è tutta un’altra storia.

C’è la nebbia e fa freschetto. L’Hotel Sakamanga come citato nella Edt è sempre pieno ma ci propongono l’Hotel Isoraka che è la loro dependance, stesso proprietario ma il tutto più spartano e senza ristorante. Va bene. Ci arriviamo con la solita Renault 4.

Il centro sembra deserto ma guardando bene è popolato da ombre, fagotti di poveracci che dormono lungo i marciapiedi e figuri poco raccomandabili. Tutto è pervaso da una calma surreale. Decidiamo di non sfidare il destino con il nostro pacco di soldi e ci chiudiamo in hotel con tanto di codice d’accesso elettronico.

1 agosto 2011

La mattina dopo è un’altra città, si sveglia presto, il traffico è notevole, camion, carretti, fuoristrada, un mercato a cielo aperto, bambini, impiegati, poverissimi e ricchi si mescolano indistintamente ed inesorabilmente per effetto di una spaventosa sperequazione e di un governo che diventa ogni anno più corrotto facendo sempre più il paio con quello destituito nel 2009.

Dalla finestra vedo 3 bambinetti uno più piccolo dell’altro che hanno dormito in strada, scendo e prendo croissant e brioche nella pasticceria sotto l’albergo e glieli regalo. Lo so che non si dovrebbe fare, ma loro ringraziano contenti e spariscono con il sacchetto nel vicolo alle spalle della via principale. Qui è così, si vive alla giornata. La nostra giornata invece è dedicata alla visita alla città e alla difficile scelta tra taxi-brousse e auto a noleggio. Vaghiamo per la città, passando per il palazzo presidenziale, il lago ed il mercato, dove con una certa cautela riusciamo a non farci derubare. L’auto ci tormenta. Saremo comunque costretti a noleggiare un fuoristrada robusto per fare la pista costiera tra Toliara e Morondava e magari un autista esperto della zona, visto che lì ci saranno al più dei camion-brousse che passano una volta alla settimana. Ci fermiamo al Sakamanga per la colazione e ne approfittiamo per chiedere informazioni, visto che c’è grande movimento di turisti più organizzati di noi. Chiamano un tipo che viene a prenderci e ci accompagna nell’ufficio di una agenzia piccolissima la G.a.m. Travel a pochi metri di distanza dall’Hotel Varangue. Il nostro giro non lo convince troppo e cerca di proporci un tour standard con discesa lungo il fiume Tsiribina, visita agli Tsingy e rientro su Morondava, da lì eventualmente 4X4 per Toliara lungo la costa. Chiediamo i prezzi e salutiamo. Nel pomeriggio giriamo un po’ le agenzie della zona centrale e cominciamo a farci un’idea delle tariffe di noleggio. Tutti ci consigliano il giro da nord a sud sulla costa e rientro dalla RN7. Il percorso circolare è sicuramente più vantaggioso, le auto sembrano tutte più o meno standard Nissan Patrol o Toyota. Nessuno ci convince più di tanto. Siamo quasi orientati a rimandare e partire con i taxi-brousse lungo la RN7. Ci fermiamo per pranzo. Leggiamo un giornale locale e lì scopriamo che nella notte 2 gruppi distinti di 4 taxi-brousse sono stati attaccati e derubati. I banditi sono scappati indisturbati e l’episodio è solo l’ultimo di una lunga serie. Proprio tra Tana e Antsirabe, la nostra prima tappa

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