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Soho, dirty trendy soul

Alla ribalta per i nuovi shop di giovani stilisti, i club modaioli e i teatri dell'off-west end

 

Prostitute, ubriaconi, artisti squattrinati e gente di malaffare. Tutto questo era Soho a metà del 1800. Oggi, invece, il quartiere è diventato la zona più trendy di Londra. Qui, non si viene per vedere monumenti (pochi e molto distanti tra loro), ma per vivere il nightlife, le vie dello shopping e gli spettacoli dei teatri off. Così l'ex quartiere delle avanguardie anni Sessanta, Broadway londinese iscritta tra Piccadilly e Regent Street, l’intramontabile Soho si va massificando e globalizzando, senza però tradire del tutto la sua tradizione anticonformista, la sua fama stravagante, il folklore bizzarro dell’eterogenea umanità che si incrocia tra le aiuole di Soho Square e che sembra spuntata fuori da un remake di Hair: coppie gay, harekrishna in camicione, hip-hop e rockettari con iPod mertella timpani, casalinghe con chihuahua al guinzaglio, mimi, giocolieri, studenti, qualche bobby in divisa d’ordinanza, passanti in taxi-risciò a pedali guidati da aitanti giovanotti.

Negli shop around the corner Le fashion addicted s'infilano nelle boutique più glam, partendo da Kingly Court, una sorta di patio lungo Carnaby Street, intasato di botteghe come Fur Coat no Knickers per chi ama le trouvailles anteguerra, Black Pearl per la bigiotteria anni Cinquanta, Siren per l’abbigliamento new pop, It’s Something Hells per i seguaci dei ciuffoni rock style. Ma gli acquisti più curiosi si fanno da All the Fun of the Fair, col suo assortimento di lane tinte, o da Bexy Lady, Lazy Oaf e Carry Me Home, con t-shirt, vestiti, accessori d’ogni genere e modelli esclusivi per ogni età, dalla signora al bambino. Broadwick Street è la traversa off-Carnaby che inanella gli show-room più originali, dal London College of Fashion, la scuola dove si elaborano gli “stil novi” della moda anglosassone, a Bolongaro Trevor con i capi eccentrici degli stilisti Kait Bolongaro e Stuart Trevor, da Dolly Dare, un trionfo di gonne a fiori, sottogonne a pois in tenui colori da cono gelato e nuvole di tulle rosa confetto, a Tatty Devine con le sue strampalate collane di strass o i monili ispirati alle opere di Gilbert&George. Beyond the Valley in Newburgh Street è invece la vetrina dei talenti più innovativi della moda e dell’arte contemporanea; uno di loro, il designer hongkonghese Shiu Kay-Kan, ha inaugurato a Lexington Street il suo atelier, SKK Lighting, in cui crea lampade e lampadari, abat-jours ed elementi d’arredo, giocando sulle forme e sui riverberi della luci.

Ogni angolo, ogni strada, ogni incrocio a Soho ha il suo shop around the corner; ma le memorie dei vecchi, eleganti negozi del "miglio quadrato" di Mayfair – cappelli, ombrelli e scarpe su misura, camicie Oxford, pullover di shetland, cravatte regimental – qui lasciano il posto alle nuove tendenze della moda globalizzata, all’abbigliamento etnico, agli accessori casual. Di pari passo al crollo delle borse, è esplosa la mania del vintage-trendy e dei charity shop come quelli dell’Octavia Foundation a Goodge Street e del Salvation Army a Princess Street, dove si scovano vestiti, borse e accessori usati. In Beak Street c’è, invece, Year Zero, boutique di coloratissimi gioielli acrilici e giacche serigrafate specializzata nel rifare il look a capi consunti e borse sbiadite: al modico prezzo base di 650 sterline, tutto viene rigenerato con decorazioni e motivi originali. Sempre a Beak Street, al numero 19, ecco Playlounge, dove far incetta di statuine, gadget, stampe, cartoline: un indirizzo che si affianca al classico Vintage Magazine Shop di Brewer Street, specializzato in rarità fuori catalogo per collezionisti di riviste d’epoca, vinili e fotografie

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