Londra -32 pagine di cartine a colori

A Londra ci arrivo ancora prima di partire acquistando la prima (spero di una lunga serie) Lonely Planet: LONDRA - 32 pagine di cartine a colori - che campeggia tuttora sulla libreria. All'aeroporto ho una fifa blu, è il primo ...

  • di Marta Di pierro
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

A Londra ci arrivo ancora prima di partire acquistando la prima (spero di una lunga serie) Lonely Planet: LONDRA - 32 pagine di cartine a colori - che campeggia tuttora sulla libreria.

All'aeroporto ho una fifa blu, è il primo viaggio che faccio da sola e ho mille paure e mille aspettative. Questo viaggio l'ho aspettato con ansia ed è stato un po' una sfida con me stessa, partire da soli mette alle strette spesso e volentieri, e significa completa, totale libertà. Groppo in gola dall'emozione, saluto mamma e papà e oltrepasso il metal detector. Suono... -D'oh!- Risuono... -Cacchio!- Suono ancora ... -*#@#*!- poi mi ricordo di avere le scarpe con la punta metallica e passo.

Partenza: "Roma - Bruxelles -Londra (Yuhuu!)"

Arrivo a Heathrow, poi vado diretta a Camden a cercare l'ostello che ho prenotato ... speriamo bene! Appena esco dalla metro dei ragazzi mi si avvicinano e mormorano qualcosa che non capisco. Cartina alla mano scovo l'ostello "Ok, può andare" ... ho faticato un po' per trovarlo, ma diciamo che la colpa per lo più è stata dello zaino enorme che mi sono portata appresso. Quel briciolo di esperienza in più che mi sono fatta mi dice che il prossimo viaggio sarà con un po' meno bagaglio e doppio dei soldi. Comunque tutte le paure svaniscono alla reception visto che mi accolgono due ragazzi che, con un po' di pazienza, mi capiscono e mi mettono a mio agio ... da qui in poi tre settimane bellissime.

Entro in un baleno nell'atmosfera di Londra: arrivo verso le sei, la gente che incrocio sta andando via da un Camden Town in chiusura, dire che è un "mercatino" sarebbe un eufemismo, diciamo un labirinto di bancarelle con artigianato, cianfrusaglie e vestiti di ogni tipo. Subito annuso la Londra multiculturale, vivacissima, un po' fetida ma molto, molto animata che rimarrà una piacevole costante.

L'ostello fa parte di una catena che ne conta più di uno a Londra ed è in una tipica casetta di legno su Camden High Street, in zona due e a pochi passi dal bellissimo Regent's Park e dall'omonimo canale che è uno spettacolo (ancora mi mangio le mani per non aver fatto un giro in battello!). Se dovessi tornare però cambierei zona, visto che dopo poco inizio a capire cosa dicevano i ragazzi dell'inizio ovvero "hash, hash, cocaine, hash" quasi una litania ... beh, non solo questo, anche per le tre risse in una settimana ... La reception è nel pub sottostante, il "Belushi's" che all'ora in cui arrivo comincia ad animarsi. Al bancone ci sono Mario, portoghese, che fa da traduttore al mio inglese per Rob Ozzy, l'altro ragazzo. Mai sentito nome più appropriato per un australiano. In camera mi accompagna Manuela, una ancora di salvezza Italo - SudAfricana - Newyorkese poi trasferitasi a Londra, che parla italiano e che sarà una simpatica maestrina con la penna rossa per il mio inglese malridotto.

Salite le scale, che inizierò ad odiare di lì a poco (ecco il perché: sali-scendi-risali-riscendi-salidinuovo-tiseidimenticataquestoallorarisali-riscendi ... again and again and again), arrivo in camera e subito ci trovo, chiusi nel bagno con una /splif/ (prima nuova parola inglese che imparo), Sarah e Diego italianissimi. Quella stessa sera vengo iniziata alla vita notturna londinese, con una gran botta di ... fortuna arrivo proprio il giorno in cui un pub - isola di Amsterdam fuori confine - si fa una festa per il primo anno di musica dal vivo e insieme a Luis, spagnolo, una coppia di ragazzi sudafricani, noi italiani (a cui si è aggiunto Ronny) in un paese dove i pub chiudono alle undici di sera ho fatto le quattro di mattina!

Questo è il lato di Londra che ho vissuto io, quella del "Paradosso di Babele". Per lo meno a me fa uno strano effetto vedere gente che da tutto il mondo arriva a Londra per i motivi più disparati e ... si capisce! Wonderful!

I settimana: "Scarpinare, scarpinare, scarpinare"

La prima settimana è stata una piacevole tortura: la sera tirare fino a tardi, dopo il pub nella Chill-out room con tutti gli altri ospiti dell'ostello e la mattina sveglia, relativamente presto, per fare la turista. Il primo giorno lo passo da sola, come tutta la settimana del resto, a girare per il centro e a vedere tutti i soliti posti da cartolina.

E così Trafalgar Square con i piccioni, l'Houses of Parliament, Westminster Abbey, Whithall con le guardie a cavallo e - poteva mancare? - il Big Ben, con giapponesi fotografi annessi e occhi sgranati: non ci posso credere, io, da sola ... a Londra!. Ad essere onesta la prima grande istituzione londinese che ho visto quel giorno è stata la metro, sembra strano ma ancora adesso, a 3 mesi di distanza, ho stampata in mente tutta la Northen Line e il "Mind the gap" dell'omino sulla banchina!

Mi basta un giorno per capire che non sarà la guida a "guidarmi", dal giorno successivo prendo la metro e scendo a caso ... Paddington, Earl's Court, quartiere che non dà molto intorno alla zona della metro ma basta addentrarsi nelle viuzze per andare incontro ad angolini very english, e poi Embankment, Bond Street ...

Il giorno in cui decido di passeggiare per le sponde del Tamigi faccio il record di camminata ininterrotta sotto la pioggia, quella pioggerellina fina che non bagna, inumidisce, ma che dopo sette ore in un clima cupo, passate in felice solitudine, stanca e assonnata, mi fa sentire bagnata fin nelle ossa ... da vecchia saprò a cosa debbo i reumatismi! Parto da Westminster Station tornando indietro fino a uno spicchio di giardino dietro L'House of Parliament dove mi siedo a una panchina, guardo il Tamigi che scorre marrone e leggermente increspato ... e telefono a mammà! Lo so, che dire ... mi mancava casa! Da lì attraverso il fiume e ne seguo la sponda, attraversandolo a ogni ponte, fino a arrivare a Tower Hill. Passo davanti a quell'immenso cazzotto in un occhio che è il London Eye, al quale sembra che i londinesi si siano abituati e a cui io non mi avvicino nemmeno visti i prezzi. Se proprio mi verrà voglia di farci un giro che sia al tramonto almeno! ... Mi prendo una mezza litrata di cioccolato caldo e costeggio parte della South Bank, faccio un giro nel Royal National Theatre.

Attraverso il Millenium Bridge che mi sfida a rimanere in piedi, visto che con la pioggia è diventato viscido, a dir poco, ma che mi premia alla fine dell'impresa con un gruppo di persone che in tutina, però coperte di deliziose mantelline di plastica colorata, fa una lezione pubblica di Thai Chi Chuan sotto la pioggia ... Visito la Tate Modern dalla quale, in alto, dalle terrazze, si vede un panorama bellissimo ... Continuo il mio giro vedendo barconi sul fiume, in uno dei quali passerò una bellissima "serata danzante" e tantissimi scorci di Londra di cui mi ricorderò a vita. Più che altro ricorderò le viuzze della City che a tratti mi ricordavano "Mary Poppins" quando il bambino scappa dalla banca: strette, cupe, scure e anche un po' opprimenti e l'attimo in cui da questo si passava a un micro giardinetto su più livelli tranquillo e con una vista mozzafiato sul Tamigi; oppure quel vicolo in cui vedo uscire da un portone il cliché dell'uomo inglese: sulla sessantina, vestito grigio, bombetta e ombrello lungo ... Attraverso il Tower Bridge e costeggio la Torre di Londra dove sghignazzo guardando i Beefeaters come quando davanti al Vaticano vedo le guardie svizzere.

Le serate si fanno sempre più interessanti, qualche pub in zona, qualcuno più lontano e qualche nottata nella chill-out room per approfondire la conoscenza del gruppo dell'ostello. Di gente strana ne ho trovata parecchia lo ammetto, ma mai divertita tanto. Una serata rimarrà memorabile, Naveed che suona la chitarra, Ronny con l'armonica a bocca, io tra le braccia di Luis, la luce andata via ... Ehm, si, approfondisco la conoscenza soprattutto con Luis che mi porterà, nei suoi giorni liberi, a vedere le parti di Londra meno conosciute. La prima settimana si va verso nord, per una passeggiata sfiancante di più di quattro ore attraverso caratteristici quartieri residenziali che si conclude con un meritato riposo al Finsbury Park accompagnato da una birra "vista parco".

Altro giorno, altra scarpinata. Parto da Piccadilly Circus dove mi siedo un po' (e già, sono partita con una sosta!) ma lo voglio guardare e riguardare questo "angolo" chiamato "circus", il che mi da un po' da pensare ... ma entro poco me ne vado, vedere campeggiare tutte insieme la pubblicità della Coca Cola, del Mc Donald's, della Foster e sentire gli effluvi di fritto del fast food lì sotto fanno si che inizi quasi subito la marcia. Giro per Regent Street e allungo per Carnaby Street, vista così è proprio sconfortante ma io cerco di immaginarla come poteva essere ai suoi tempi d'oro. Poi mi incammino lungo Oxford Street, ennesimo vialone pieno di negozi, ma non privo di fascino. Con tutta la folla che c'è mi manca l'aria e -ta-tan!- cosa vedo? ... Hyde Park capita proprio a "fagiuolo"

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