Liverpool: musica, design, vita notturna...

Una città in cui c'è tanto da vedere tra musica, arte, parchi e mare. Vi stupirà

  • di Elle67
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Pensavo che Liverpool non avesse nessuna attrattiva oltre ai Beatles, e invece è una città dove c’è tanto da vedere. Due giorni non bastano, secondo me è meglio averne tre. È vero che in ottobre c’era anche la biennale d’arte, quindi un po’ di tempo l’abbiamo trascorso per vedere le diverse installazioni, e la pioggia ci ha obbligato a rallentare la nostra serrata tabella di marcia. Ma tre giorni sono giusti. Consiglio di includere un week-end perché la vita notturna di Liverpool va vista, è una cosa fuori dal comune.

Arriviamo nel tardo pomeriggio di venerdì (volo su Manchester e poi treno direttamente dall’aeroporto al centro di Liverpool). Se prenoti qualche settimana prima il treno trovi ottimi prezzi, consiglio la prenotazione anche perché a Manchester centro si è riempito.

Da dove iniziare a conoscere la città se non dal Cavern Club? C’è anche una cover band dei Beatles, quindi non possiamo mancare. Ceniamo in zona, poi foto di rito con la statua di John Lennon (anche se gli inglesi si fotografano molto di più con Cilla Black) e poi via al Cavern: Cavern di nome e di fatto! È veramente sottoterra, abbastanza angusto, con soffitto basso e strapieno di gente. Non vediamo neanche la fine del concerto, loro sono bravini ma le nostre aspettative erano molto alte e ci manca un po’ d’aria. Usciamo e capiamo che il vero divertimento è restare in Mathew St. per vedere la gente. Qui il week end è una cosa seria! Ci sono tanti gruppi, soprattutto femminili, vestiti da ultimo dell’anno o da ferragosto (anche se siamo a metà ottobre e fa freschino). La festeggiata (compleanno, addio al nubilato, ci sembra di capire che ogni occasione sia buona) ha una fascia tipo miss con scritto il motivo del festeggiamento, le bambole e i bamboli gonfiabili si sprecano, quasi tutte hanno sandali con tacchi altissimi (ovviamente senza calze) e canottiere (ripeto, metà ottobre, sera, piovigginoso). L’alcol scorre a fiumi, più di una ragazza viene portata via sorretta dalle amiche, guardiamo l’orologio e sono solo le 10, la notte è giovane!

La mattina dopo usciamo presto, abbiamo una tabella di marcia impegnativa ma rallentiamo perché innanzitutto dobbiamo schivare i residui della sera prima (ah, alle 8 del mattino ci sono ancora in tanti in giro a bere birra) e poi inizia un acquazzone memorabile. Non si può stare fuori, ci rifugiamo in un bar dove affoghiamo il dispiacere in una montagna di pancake e poi aspettiamo l’apertura della Tate.

La Tate si trova nella zona dei Docks, praticamente i vecchi magazzini del porto sul fiume (anche se è molto largo e spesso ti sembra di essere in riva al mare). È da vedere, l’arte contemporanea può piacere molto o per niente, ma è comunque sempre interessante, e qui è gratis: secondo me è un’occasione che non si può perdere.

I Docks mi sono piaciuti molto, il fascino del vecchio rimodernato con tocchi di design come il Museo di Liverpool (stupendo da fuori, peccato non aver avuto il tempo di vederlo dentro) e gli edifici vicini: siamo entrati alla Open Eye Gallery e al Riba North perché erano sede della biennale d’arte. Tutto molto interessante. Imprescindibile un passaggio dalle 4 statue dei Beatles, proprio davanti agli edifici chiamati “The Three Graces”, e scopriamo l’esistenza dei Lambanana, tante statue che raffigurano uno strano animale incrocio tra un agnello e una banana. Sono uno dei simboli di Liverpool e ce ne sono un po’ ovunque. Altro simbolo è il Liver bird, una specie di cormorano: ce n’è uno grandissimo in cima al Royal Liver Building, sempre nella zona dei Docks

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