Lisbona, caleidoscopio di emozioni senza tempo

Un dolce perdersi tra le vie colorate del Portogallo più autentico

  • di DomeSte
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Cari Turisti per Caso, eccoci a raccontarvi il nostro ultimo splendido viaggio nella capitale portoghese.

1° giorno

Ad accoglierci subito a Lisbona c’era una fresca brezza marina, che spirava dall’Atlantico e ci ha dato il benvenuto. Ci siamo recati al nostro albergo, l’HF Fenix Urban, una struttura che ci sentiamo vivamente di consigliarvi, sia per l’ottima posizione (infatti eravamo a pochi metri dalla stazione metro Parque), sia per la calda accoglienza del personale, della sua disponibilità e della sua gentilezza.

Come prima tappa del nostro soggiorno, abbiamo deciso di visitare i quartieri di Bairro Alto e Chiado. Non appena siamo sbucati fuori dalla metro, siamo stati subito accolti dalla statua di Fernando Pessoa, immortalato mentre siede a un tavolino di un bar. Facendoci strada nella bella piazza di Praça Luìs de Camoes, ci siamo diretti verso il Convento do Carmo, un convento carmelitano sopravvissuto al terribile terremoto del 1755 che quasi distrusse l’intera città. Vedere una struttura così imponente, quasi spogliata di tutta la sua bellezza, con solo le colonne e gli archi esposti al cielo azzurro del Portogallo, è stata un’emozione che ci ha colpiti non poco. Dopo una breve sosta nel piccolo (ma molto ricco) museo interno al convento, ci siamo recati a piedi verso il Miradouro de Sao Pedro de Alcantara, uno dei tantissimi punti panoramici sparsi per la città, dai quali è possibile godere sempre di nuovi e meravigliosi squarci sulla città. Da questo, in particolare, abbiamo ammirato il castello in tutta la sua imponenza troneggiare su uno dei sette colli di Lisbona, tra fontane e panchine sparse in un’ampia terrazza immersa nel verde. Da qui, perdendoci tra le viuzze colorate della città, ornate da ghirlande e nastri, appese ai balconi e alle finestre per la festa di Sant’Antonio, patrono della città, che si sarebbe svolta da lì a qualche giorno, siamo giunti presso il Miradouro de Santa Catarina. Questo punto panoramico è uno dei più frequentati dai giovani studenti lisboeti, dove si strimpella la chitarra per richiamare le note nostalgiche del Fado, dove ci si beve una birra con il sole che casca oltre le colline e dove si può ammirare in lontananza la statua del Cristo Rei, che svetta oltre il ponte 25 de Abril, quasi come se si trattasse di una città americana attraversata da contorni brasiliani.

Dopo questa prima giornata lisboeta siamo già convinti che i giorni che seguiranno saranno carichi di bellezza, tutta da scoprire, tutta da gustare.

2° giorno

Abbiamo deciso di visitare il Castelo de Sao Jorge, passando prima da due piazze simbolo di Lisbona: Praça da Figueira e Rossio. Nella prima potrete osservare la statua di Dom Joao I, uno dei re del Portogallo; nella seconda, acciottolata con un mosaico a forma di onde, e ornata da due fontane ai rispettivi capi, potrete ammirare la statua del primo imperatore del Brasile, Dom Pedro IV, posto su un piedistallo alto più di venti metri. Questa zona è nota per la forte presenza di spacciatori di hashish, che vi fermeranno per potervelo vendere, ma basterà un semplice “no” deciso per non essere ulteriormente infastiditi. Per poter arrampicarci fino al Castelo decidiamo di prendere lo storico tram 28, ma a causa degli innumerevoli turisti che ogni ora invadono questo suggestivo mezzo di trasporto, optiamo per il tram numero 12, molto simile nell’aspetto, per non dire identico. Il conducente, con grida simpatiche e divertite, ci fa scendere a Largo das Portas do Sol, vicino al Miradouro de Santa Luzia, una piazzetta che si affaccia sul fiume, ricca di allegri venditori ambulanti, con i quali ci fermiamo a chiacchierare in maniera molto amichevole. Salendo per una stradina ripida giungiamo a destinazione. È quasi ora di pranzo, ma le persone in coda alla biglietteria sono numerosissime; infatti il consiglio è quello di visitare questo luogo nelle tarde ore del pomeriggio, quando il sole inizia a dorare il cielo, e quando la quiete giunge dopo i clamori della giornata. Si entra subito in un grande spiazzo verde, ombreggiato dai pini, con i bastioni che offrono una vista aperta su tutta la città. All’ingresso, tra le rovine, si aggirano i pavoni, che stridono e paupulano, quasi da far apparire i loro versi come urla di bambine. Tra tutti gli undici torrioni del castello, vi consigliamo di visitare la Torre di Ulisse, in cui si narra che un tempo fosse custodito il tesoro reale e tutti i documenti più importanti.

A causa del grande caldo, cerchiamo un posto riparato per consumare il pranzo al sacco, e, dopo aver mangiato, finiamo nel sito archeologico, situato in un angolo tranquillo della fortezza, tra le rovine dell’ultima residenza reale. Un allegro e strambo suonatore di flauto medievale ci accoglie all’ingresso della fortezza. Qui, salendo ripidi scalini e arrampicandosi sulle torrette più alte, dove sventolano le bandiere del Portogallo, è possibile godere della vista del fiume che corre verso l’oceano, o scorgere i tetti delle case dell’Alfama, i borghi autentici di Lisbona. Ed è proprio tra le viuzze di questo borgo che decidiamo di scendere, una volta finita la visita al Castelo. È subito bello avventurarsi nell’intricato quartiere costeggiato da case color pastello, come in Rua Santa Cruz do Castelo, e perdersi tra i numerosi negozietti di souvenir, in uno dei quali compriamo delle splendide miniature di Porto, il vino locale. Sono tutte vie che corrono dritte verso il fiume, verso il basso, a volte tortuose, spesso acciottolate, ed è meraviglioso notare i colori, le sfumature che questi assumono sotto la luce del giorno, le balconate decorate, i panni stesi al sole, i profumi delle case che fuoriescono dalle finestre, le calçadas, ovvero le scalinate, che finiscono sempre per perdersi tra case rivestite da splendidi azulejos, con il parlottare fitto della gente del posto, impegnata più che mai ad arrostire sardine tra i fumi delle griglie, in vista della festa di sant’Antonio, e tra le note della musica che i locali sputano fuori, un miscuglio di fado nostalgico a musica più leggera, che spazza via tutto.

Scendendo per Rua do Limoeiro, arriviamo alla Cattedrale del Sé, la cattedrale gotica di Lisbona, costruita nel 1150 sul sito di una moschea subito dopo che i cristiani riconquistarono la città. Dopodiché giungiamo, in verità senza rendercene conto, poiché restiamo spesso con il naso all’insù a scorgere dettagli che di volta in volta si fanno sempre più particolareggiati, alla Casa dos Bicos, un’eccentrica dimora del viceré dell’India Afonso de Albuquerque, con una facciata bugnata a punta di diamante davvero molto particolare; oggi quest’edificio è la sede della Fondazione José Saramago, dov’è contenuta gran parte della biblioteca dello scrittore portoghese, vincitore del Premio Nobel nel 1998. Di fronte, a un centinaio di metri, sorge un ulivo, sotto il quale furono sparse le ceneri di Saramago nel 2011. A piedi, costeggiando il fiume, giungiamo nella meravigliosa Praça do Comércio, il luogo simbolo di Lisbona, sia per bellezza scenica, sia per importanza storica: infatti, in passato, chiunque arrivasse in nave a Lisbona sbarcava in questa piazza, che era, e che forse è tuttora, la porta d’accesso alla capitale portoghese. Al centro della piazza si erge la statua equestre e settecentesca di Dom José I, ornata da statue che suonano le trombe, cavalli che impennano ed elefanti. Alle spalle della statua sorge l’Arco da Vitòria, un tripudio monumentale di colonne con statue di personaggi leggendari come Vasco da Gama e il Marques de Pombal, tutte avvolte da dettagliate figure allegoriche come Gloria, Genio e Valore. In piazza fervono i preparativi per allestire il maxi schermo in vista dell’inizio dei mondiali di calcio in Brasile, con una grande euforia e una gran voglia di sostenere il Portogallo. I portici ci conducono sulle rive del Tago, dove suonatori di strada ci intrattengono con una melodia blues intensa, e dove la gran parte delle persone decide di inoltrarsi fino a toccare con la punta dei piedi l’acqua fredda del fiume. Due colonne bianche spuntano dalle acque scure, come a voler rappresentare il valico oltre il quale Lisbona finisce. O inizia, dipende dalle prospettive.

Attraversando il Pàtio da Galé, dove Rua do Arsenal serpeggia fino a Praça do Municipio, vi consigliamo di fare un salto presso il Lisbon Shop, un negozio che vende souvenir portoghesi al 100%, come borse di sughero, tram in miniatura, tazze a forma di galletto, specialità gastronomiche e tutto quello che desiderate. Dopo aver speso qualche soldino in questo ridente negozio, ci siamo rilassati in Praça do Municipio, seduti accanto a strane decorazioni, che ricordavano un po’ gli astri delle costellazioni. Per poter ritornare in albergo percorriamo tutta Rua Augusta, risalendo i viali dedicati allo shopping, fino a risbucare nella piazza del Rossio, giusto in tempo per concederci un bicchierino di ginjinha, un liquore tipico a base di ciliegie, presso un locale in cui chi viene a Lisbona non può esimersi di visitare. È un posticino minuscolo, quasi una sorta di sgabuzzino, dove il proprietario vi verserà un bicchierino di questo liquore, facendovi scegliere tra la ginjinha sem, quella senza le ciliegie, o la ginjinha com, quella con le ciliegie, a nostro avviso molto più gustosa e aromata. E con il bicchierino in mano e il sole sorridente già oltre la sera che avanza, torniamo in albergo, brilli di ginjinha e ubriachi di Lisbona

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