Libia: tra dune e rovine romane

Il viaggio è una porta attraverso la quale si esce dalla realtà nota e si entra in un’altra realtà inesplorata, che assomiglia al sogno. Guy de Maupassant É sempre con grande emozione che si ritorna nel deserto! Luogo magico per ...

  • di Bruno Visca 1
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Il viaggio è una porta attraverso la quale si esce dalla realtà nota e si entra in un’altra realtà inesplorata, che assomiglia al sogno.

Guy de Maupassant É sempre con grande emozione che si ritorna nel deserto! Luogo magico per se stesso che a noi occidentali, che viviamo quotidianamente in un mondo caotico, appare come un universo infinito fuori dalla realtà. La bellezza dei paesaggi, i colori delle dune che variano continuamente con il passare delle ore, assumono al tramonto e all’alba riflessi con ombreggiature difficilmente descrivibili. Il cielo azzurro intenso durante il giorno e traboccante di stelle nelle notti infonde nel viaggiatore un senso di serenità e lo inducono ad apprezzare maggiormente le bellezze della natura. Il deserto è uno spazio dove non solo il fisico ma anche lo spirito viaggia con ritmi lenti: l’orologio è del tutto superfluo. Da sempre il deserto ha affascinato gli uomini. Dicono i Tuareg: "Dio ha creato il mondo per dare all'uomo una casa, il deserto perché vi trovi la propria anima".

A circa 1200 km a sud della costa mediterranea della Tripolitania, in Libia, si estende una delle più affascinanti regioni sahariane: il massiccio dell’Acacus, un altopiano arenario con una superficie, da nord a sud, di un centinaio di chilometri, intervallato da dune di sabbia e straordinarie formazioni rocciose modellate dal vento, un vero museo all’aperto. L’Acacus ha un'estensione di 7.500 kmq. Ed è un parco senza custodi, ma per accedervi è necessario essere accompagnati da una guida ed avere un permesso da esibire ai posti di controllo. La bellezza di questo luogo è assoluta, ma quello che rende l'intera zona un patrimonio inestimabile sono soprattutto le pitture e le incisioni rupestri, testimonianza dell'antica presenza dell'uomo in questa regione. Sulle rocce e negli anfratti protetti dall'erosione degli agenti atmosferici sono rappresentate scene di caccia e momenti di vita quotidiana; le raffigurazioni di elefanti, giraffe e altri animali della savana africana testimoniano che un tempo questa regione non era desertica, ma presentava un ecosistema simile a quello dell'odierna Africa centrale. Fu infatti intorno al III millennio a.C. Che il deserto iniziò ad avanzare inesorabilmente, facendo diminuire la fauna e la vegetazione e costringendo i pastori ad abbandonare la regione alla ricerca di nuovi pascoli presso i maggiori bacini fluviali. La presenza di ripari naturali nel massiccio di arenaria ha permesso la conservazione anche di magnifiche pitture rupestri. Le prime notizie sulla presenza di queste pitture risalgono alla fine del XIX secolo, ma non venne fornita una localizzazione precisa; fu solo nel novecento che vennero effettuate le prime esplorazioni archeologiche che permisero di scoprire questo straordinario museo a cielo aperto, dove la natura e l'abilità dell'uomo si sono fuse creando uno spettacolo indimenticabile.

É in questa regione che, dopo una veloce visita alle rovine dell’antica città romana di Sabratha, si svolge la maggior parte del nostro viaggio.

Dal mio diario di viaggio 26/12/2005 – Milano, Torino, Roma – Tripoli (Aereo) Io ed i compagni di viaggio partiti da Torino, all’aeroporto di Roma ci ritroviamo con gli altri componenti del gruppo, in tutto 20 persone. Ci imbarchiamo per Tripoli unitamente a 11 scatole con i viveri più un’altra con la cassa cucina contenente pentole, padelle, colapasta e quant’altro necessita per cucinare. L’aereo parte con circa 2 ore di ritardo e alle 16.45 atterriamo all’aeroporto di Tripoli. Cambiamo 200 euro a testa, 150 per la cassa comune e 50 per le spese personali (1 euro = 1,607 DL). All’uscita troviamo un incaricato dell’agenzia che è venuto a prenderci. Trasferiamo i nostri bagagli sui due mezzi che ci aspettano, un bus da 17+4 posti oltre a un pulmino da 6 posti ed in ½ ora raggiungiamo l’hotel. Il ritardo del volo ci ha tolto il tempo per la visita della città. In serata incontriamo il corrispondente locale incaricato di fornirci i fuoristrada, gli autisti e la guida. Non è solo una visita di cortesia, deve incassare la somma pattuita per tutti i servizi! Dopo i saluti e i convenevoli di rito intendo versagli i soldi raccolti in precedenza da tutti i partecipanti. Non sia mai!! Nell’atrio dell’albergo vi sono troppi occhi indiscreti, non è prudente contare le banconote alla presenza di tutti. Mi conduce così sulla sua macchina, nel parcheggio dell’hotel, in un luogo buio ed appartato. Mentre stiamo contando il denaro, operazione che richiede un pò di tempo, vedo avvicinarsi le luci di alcune torce. Si tratta di qualche compagno che, avendomi visto dirigermi verso il parcheggio in compagnia del corrispondente libico, cominciavano a preoccuparsi per me e stavano venendomi a cercare! 27/12/2005 – Tripoli – Sabratha – Kabaw – Nalut - Ghadames (Bus - 650 Km – 14 h) Nonostante la sveglia alle 6, non si riesce a partire prima delle 8. Scopriamo subito che bisogna adattarsi ai ritmi lenti del posto, non avere fretta e non guardare l’orologio. Pagate le camere e ritirati i passaporti conosciamo il poliziotto-guida che ci accompagnerà per tutto il viaggio. In un’ora circa si raggiunge il sito archeologico di Sabratha, non prendiamo la guida in quanto non disponibile in italiano. Per la visita del sito occorrono circa 2 ore. La vecchia città romana è molto bella, costruita in riva al mare nel 1º secolo d.C ed è una delle tappe obbligate per chi visita la Libia. Le origini del nome della città si perdono nel tempo, ma si ritiene che derivi da una parola libica-berbera che significa "mercato del grano". Da non perdere la visita del museo. Facendo una deviazione di 9 Km visitiamo la città berbera di Kabaw con il suo caratteristico qasr (granaio fortificato) dove venivano raccolti e conservati cereali e otri per l’olio e le olive. Il qasr, molto interessante, ha più di 700 anni e conserva un'incredibile fascino medioevale. Il granaio, attualmente non più utilizzato, è posto in una posizione inespugnabile, in cima ad una collina ed evidenzia come la protezione dei cereali fosse importante quasi quanto la salvaguardia dell'acqua. Ritornati sulla strada principale si raggiunge il villaggio semidistrutto ed abbandonato di Nalut, anche questo con un caratteristico qasr, un tempo orgoglio della città vecchia ma oggi quasi interamente circondato dalle rovine disabitate del villaggio. Si arriva a Ghadames alle 22 e, dopo la sistemazione in hotel, ceniamo in un ristorante nelle vicinanze dell’albergo. Quello che si nota maggiormente durante il viaggio di trasferimento sono i cumuli di immondizia che si trovano ai lati della strada, specialmente nelle vicinanze di Tripoli

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