Libano quasi fai da te

Un viaggio di sei giorni tra storia e presente

  • di Patrizia Valenti
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Alla ricerca di un Paese nuovo da visitare e con pochi giorni a disposizione, ci siamo lambiccati il cervello per settimane quando come per incanto ci è venuto in mente il Libano.

C’è voluto poco per convincerci, così abbiamo cominciato i preparativi. Prima tappa la rete. Seconda tappa, breve lettura di una guida per una serie di informazioni specifiche di cui avevo bisogno.

Per mancanza di tempo e di intraprendenza questa volta decido di non organizzare tutto da sola e per tre giorni mi affido ad un'agenzia locale per alcune escursioni giornaliere da Beirut. Dopo aver cercato in rete finisco anche io da Nakhal, scelgo i tre tour che mi interessavano. Per ogni giorno della settimana Nakhal offre un tour ad un prezzo scontato, così organizzo le mie tre escursioni in maniera da poter sempre usufruire del prezzo “smart” risparmiando circa 15$ a persona per escursione.

Alla fine questo è stato il nostro programma di viaggio:

Primo giorno Beirut (da soli)

Secondo giorno Jeita, Byblos e Harissa (agenzia locale)

Terzo giorno Ksara, Baalbek e Anjar (agenzia locale)

Quarto giorno Besharreh, Cedri di Dio e Kadisha (agenzia locale)

Quinto giorno Sour (Tiro) e Sidone (per conto nostro con mezzi pubblici)

Sesto giorno Beiteddine (con il taxi) e rientro in Italia

Prendiamo il volo dell’Alitalia (375€) che ha degli orari più comodi e ci lascia le due mezze giornate dell’arrivo e della partenza.

Il volo Alitalia invece non è granchè, il pranzo è veramente misero e freddissimo. Sembriamo gli unici turisti.

Arriviamo a Beirut puntuali, prelievo al bancomat, ricerca e trattativa con il tassista ed eccoci a Beyrout (con l’accento sulla ù). Beirut la beige. Deve esserci stata una tempesta di sabbia ed è tutto beige. Macchine beige, palazzi beige, strade beige. Tutto beige. Lo smog è asfissiante, anche rispetto a Roma.

L’albergo, l’Holiday Inn, in effetti è un po’ fuori mano ma bello, ci fanno l’upgrade della stanza con uno studio. Il letto è king size e ci entriamo anche in larghezza. Saranno due metri!

Usciamo e ci incamminiamo per i nostri 10Km circa. Eh si, non ne avremo fatti di meno. Siamo usciti alla ricerca di downtown e abbiamo camminato per ore. Lo facciamo sempre, e poi ci pentiamo distrutti in albergo.

La prima cosa che riusciamo ad identificare è il serraglio, ora Parlamento libanese. Proseguiamo verso la piazza dei martiri e la moschea. Infine ci addentriamo verso la vera e propria downtown dove, finalmente, ci sono alcune stradine chiuse al traffico e la gente si gode il narghilè o un caffè al bar. Non facciamo niente di tutto questo ma proseguiamo la nostra camminata. Decidiamo di tornare in albergo percorrendo la cornice ma l’impresa si rivela veramente ardua. Vediamo quello che credo sia il famoso Holiday Inn sventrato dai bombardamenti. Beirut è tutta un po’ così. Palazzi sventrati che si alternano a grandi edifici in costruzione, ricchi grattacieli con grandi appartamenti, vecchie case distrutte dai bombardamenti e abbandonate dai profughi.

La Cornice è piena di gente che trascorre la giornata festiva. Nessun turista o forse un paio di Giapponesi. Una vera e propria passerella per tutti. Si corre, si va sui pattini, in bici. Si beve un’aranciata. E noi camminiamo e camminiamo e camminiamo fino allo stremo... Il ristorante consigliato (il Beit Ward o qualcosa del genere) è vicino al Grand Cafè ed è un posto sicuramente alla moda per i libanesi. Neanche qui vediamo un turista e ci presentano il menù solo in arabo, che fare... ormai ci siamo seduti e il posto è molto carino con una terrazza sul mare. Così per non sbagliare ci prendiamo due piatti di gamberi

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