Il Libano in otto giorni

Il diario di viaggio di due archeologi che hanno visitato un intero stato senza mai cambiare albergo

  • di ilaria&ghiath
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Questo diario di viaggio è scritto da una giovane coppia di archeologi di vicino oriente, che si sono recati spesso in questo angolo remoto di Mediterraneo per motivi di studio e che poi sono stati completamente rapiti dal suo fascino.

L’ultimo dei nostri viaggi è stato in Libano, un piccolo lembo di terra bagnata dalle acque cristalline del Mediterraneo, chiuso nell’entroterra dalle montagne. Uno stato duramente colpito dalla guerra civile durata ben 16 anni, che dagli anni ’90 ha visto un importante intervento di ricostruzione, ancora in corso, divenendo un centro culturale e commerciale di alto livello in tutto il mondo arabo.

Ma il Libano è molto altro ancora. Natura, storia, siti archeologici, paesini dal fascino irresistibile e un’enorme ricchezza culturale grazie alla convivenza (ancora un po’ forzata dopo la guerra) di numerosissime comunità differenti: arabi, armeni, drusi, musulmani (in tutti i loro gruppi), cattolici (in tutte le loro chiese): il Libano, infatti, riconosce ufficialmente 18 confessioni!

Ma veniamo a noi. Partendo da Roma, abbiamo prenotato il volo diretto per Beirut con la compagnia MEA (A/R circa 400 euro a persona) e per i cittadini EU non c’è bisogno di fare il visto turistico per entrare nel paese. Una volta giunti a destinazione, abbiamo preso un taxi che ci ha portato in città: sapendo che nel vicino oriente è meglio chiedere il prezzo prima di pagare, dopo un po’ di sana contrattazione, siamo riusciti ad accordarci per 20 euro.

Arrivati nel quartiere di Hamra, che sapevamo pieno di alberghi, abbiamo iniziato la nostra ricerca, accorgendoci subito che i prezzi erano molto alti. Grazie al consiglio di un simpatico ragazzo che lavorava in uno di questi hotel, abbiamo trovato la soluzione giusta per noi, il residence “Relax Furnished Apartments”.

Una volta sistemati, abbiamo pensato di organizzare il nostro viaggio dormendo sempre e solo a Beirut, per poi muoverci liberamente andando a visitare le città e i siti principali del paese utilizzando i mezzi di trasporto locali. La scelta del residence si è rivelata azzeccatissima perché è centralissimo e servito da numerosi mezzi pubblici, trovandosi nel cuore della città più viva e giovane. La nostra stanza, pulita e accogliente, aveva un utilissimo angolo cucina, un balconcino e un bagno privato con doccia. I ragazzi del residence sono gentili, carini e disponibili e la pulizia delle camere viene fatta ogni giorno. Pernottando in questa struttura per 7 notti, abbiamo speso a coppia circa 300 euro e avere la cucina in camera ci ha permesso di risparmiare molto per le colazioni e alcune cene.

La prima sera siamo andati ad esplorare la zona intorno al residence e passeggiando lungo la via principale di Hamra, abbiamo scoperto che era piena di negozi, bar, ristoranti di cucina tradizionale e internazionale, locali e pub. Affamati, ci siamo lasciati tentare da uno dei ristoranti di cucina tradizionale libanese, il Kababji, dove abbiamo mangiato un buon kebab (non il panino che ci vendono qui in Italia, ma il vero kebab, cioè una salsiccia di carne di agnello cotta alla griglia condita con varie spezie), con hommos (crema di ceci), mutabbal (melanzane con crema di sesamo) e una delle nostre insalate preferite, il fattush con il “leggerissimo” pane fritto (il tutto spendendo circa 35 euro e si mangia veramente a volontà).

Il mattino seguente siamo andati alla scoperta di Beirut. Essendo due archeologi, la nostra prima tappa è stata il Museo Nazionale per scoprire tutti i segreti del passato e la storia del paese. Dal nostro hotel, aiutati dai passanti che ci hanno fornito alcune indicazioni, abbiamo raggiunto il Ministero del Turismo (sempre su Hamra Street, è utile perché si può prendere la mappa della città e alcune brochure) e da qui, con l’autobus (il biglietto costa circa 0,60 euro a corsa), abbiamo raggiunto il museo. La visita è stata molto interessante non solo per la ricca collezione, ma anche per la storia stessa dell’edificio, distrutto durante la guerra civile e completamente ricostruito, in maniera moderna e funzionale, nel 1999. Una volta conclusa la visita, siamo saliti su un taxi collettivo con destinazione Downtown, il centro della città, scoprendo che offriva il servizio di “taxi service” (un’ottima scelta per risparmiare perché i taxi sono un po’ cari a Beirut, mentre se si prende il collettivo il prezzo è fisso: 2.000 lire libanesi, circa 1 euro a persona a corsa). Arrivati in centro, ci sembrava di essere in una città americana: grattacieli infiniti, cantieri aperti ovunque, negozi di lusso sfrenato, caffè e ristoranti di tutte le catene multinazionali esistenti. Nella moderna Nejmeh Square (la piazza della Stella), su cui si affacciano i palazzi del potere, abbiamo optato per una sosta in uno dei numerosissimi locali presenti. Dopo uno spuntino, siamo andati a visitare la cattedrale greco-ortodossa di San Giorgio, la più antica chiesa della città, i cui resti delle fasi più antiche, sono ancora visibili grazie ad un percorso museale realizzato nei livelli sotterranei (percorso molto suggestivo); la Moschea Al Omari, edificata nel 1291 all’interno della cattedrale di S.Giovanni e le vicine Terme romane

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