Libano, così vicino così lontano

In giro per il Libano tra storia, superstizioni, terroristi e tanto tanto divertimento

  • di franxx
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Sono le 7 del mattino, e da un po’ è passata l’ora decente in cui una persona va a letto, ma qui a Beirut la notte non sembra avere mai fine, anzi, dal tramonto all’alba è normale passare da un bar all’altro fino a quando dei camerieri dall’aria stanca iniziano a scopare i mozziconi di sigarette e le bottiglie vuote, facendoti capire che forse, è ora di chiudere e di andare a casa.

Così, quando mi siedo al café Em Nazih (Rue Pasteur, Gemayze)un posticino particolare dove fare colazione con un fantastico manakeesh , una specie di focaccia libanese alle spezie, e bere un caffè che qui si decanta come “ nero come l’inferno, forte come la morte e dolce come l’amore”, non posso fare a meno di pensare che lo spirito di questa città è indomito, e che Beirut è come l’araba fenice che risorge dalle sue ceneri.

Quindici anni di guerra civile, una storia turbolenta e un presente molto instabile non hanno intaccato l’anima mondana e festaiola dei suoi abitanti, che stanno facendo tutto il possibile per mettere il recente passato dietro di loro.

Qui a Beirut piace mangiare bene, festeggiare fino a tardi e generalmente godersi la vita, dando alla città una vitalità unica e vivace. Il mio viaggio in Libano non poteva che iniziare e finire qui, in questa metropoli che sembra più una città dell’Europa Meridionale piuttosto che una metropoli del Medio Oriente. Il primo sguardo che mi offre Beirut è la Moschea di Al-Omari, che con la vicina cattedrale Cristiano-Maronita di San Giorgio si specchiano piene della loro bellezza nelle eleganti boutique di Gucci, Prada e Armani che affollano il centro città.

Subito dietro, la grande Piazza dei Martiri dominata da una solitaria statua crivellata di colpi e lasciata cosi' a rendere memoria di tutti i morti dell'orribile guerra civile, si apre sul mare e mi accompagna lungo la "corniche"il lungomare, da dove inizia una piacevole passeggiata che mi fa scoprire una Beirut diversa da quella vista poco prima, fatta tutta di Ferrari e Boutiques.

Venditori di caffe', di pannocchie arrostite, di "kaak" (il tradizionale pane coperto di sesamo con il buco in mezzo) si alternano lungo tutto il percorso che inizia all'ombra dello scheletro senza vita dell'Hotel Holiday Inn, simbolo per eccellenza dei giorni tristi della guerra, a joggers persi nella musica dei loro Ipods, ad anziani che giocano a dama, a ragazzi che fanno sfoggio dei loro muscoli torniti ed abbronzati.

Da un lato, il blu del mare e gli scogli affollati di pescatori e amanti del sole, dall'altro invece palazzi di lusso che si alternano ad edifici distrutti che a fatica stanno su, vuoti, silenziosi. La passeggiata mi porta fino agli Scogli dei Piccioni, due imponenti faraglioni scavati dalle onde, che sembrano due premurose sentinelle pronte a difendere la citta' e che ora ne sono diventati una delle principali attrazioni.

Ritornando verso il centro, facendo un'altra strada, finisco involontariamente nel quartiere roccaforte del movimento sciita di Amal . Edifici del primo novecento, di aristocratica bellezza e ahime' rapida decadenza, giacciono coperti da poster di uomini barbuti, di Imam misteriosi e di giovani martiri. Con un misto di adrenalina e timore cammino scortato dallo sguardo serio di quei poster e dei tanti soldati che fanno capolino da check point e carri armati, ma tutto fila tranquillo e senza problemi di alcun tipo. Anzi, spesso vengo fermato da ragazzi che incuriositi mi chiedono da che Paese provengo e cosa penso del Libano. Pochi passi e sono nuovamente nella Beirut un po' snob del centro, ebbro di emozioni e decisamente affamato, quindi, cosa c'e' di meglio di concedersi una piacevole cena Libanese?

Opto per il ristorante Le Chef (Rue Gemayze) dove ordino un saporito kebab e dell'hummus. Il cibo in questo ristorante e' molto buono, sorprendentemente economico, ma per gustarlo meglio basta ignorare il padrone un po' lunatico e bisbetico che qui a Beirut, e' una celebrita' proprio per queste sue caratteristiche!

Gemayze e' la via del divertimento, di bar, club e ristoranti, cosi' sulla via di ritorno verso l' hotel( Saifi Garden Hotel, Rue Pasteur Gemayze), finisco col farmi tentare nuovamente dalla vita notturna facendo capolino in hotel solo per ritirare il mio bagaglio al mattino seguente e proseguire il mio viaggio, che mi porta a Byblos, un pezzo di Costa Azzurra trasferito qui in Libano

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