Lecce: Barocco e non solo

Capitale del Barocco per definizione, Lecce reca vestigia di varie epoche a cominciare dai Messapi

  • di girovaga54
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 6
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Di Lecce si è sempre sentito parlare come di una meta imperdibile: il barocco leccese è noto in tutto il mondo. Certamente un po’ lontana per noi che viviamo a Roma, raggiungibile in treno che impiega quasi sei ore.

Con alcuni amici, decidiamo di andare a visitarla approfittando del lungo ponte dell’Immacolata. Partiamo così nel pomeriggio del 07 dicembre, dopo l’orario di lavoro, con il Frecciargento delle ore 14:55 che dovrebbe arrivare a Lecce alle 20:24, ma avendo accumulato un po’ di ritardo, ci sbarca alla stazione alle 20:50.

Svelti, imbocchiamo Viale Oronzo Quarta che in una decina di minuti, andando di buon passo, ci conduce già all’interno del centro storico. La prima sensazione, mentre tentiamo di raggiungere il B&B prenotato è di sgomento: in strada non c’è anima viva, porte e finestre serrate, per fortuna passa un ragazzo in motorino che consegna pizze a domicilio e, pertanto, conoscitore della toponomastica grazie al suo lavoro, ci indica da che parte dirigerci.

Arriviamo finalmente in Via A. Vignes, una stradina stretta dove si trova, al civico 2, il B&B “Centro Storico” (www.centrostoricolecce.it) all’interno di Palazzo Astore, una dimora del 1600, come recita la targa fuori dell’imponente portone. Il cortile assomiglia parecchio ad un patio sivigliano e nell’insieme, il palazzo mostra tutte le sue vicissitudini. Oggi ospita tre B&B e uno studio medico. Troviamo ad accoglierci, in un ambiente caldo e confortevole, una addetta alla reception venuta apposta per noi, arrivati fuori orario. Ci mostra le nostre camere (Suite Astore n. 4 e n. 5), molto grandi, arredate con semplice eleganza e fornite di balconcino sulla strada.

Usciamo letteralmente di corsa, diretti al “Ristorante Via Cairoli”, in Via Cairoli n. 4, appunto, che ci avevano segnalato: niente di particolare, ma l’ora è tarda e va bene così. Mentre ritorniamo verso il B&B che, come dice il nome, è in pieno centro storico, notiamo che, pur essendo ormai piuttosto tardi, le strade si sono stranamente animate e ci rendiamo già conto di quanti locali e localini ci siano nel giro di pochi metri. La pietra leccese è sapientemente illuminata e passando nella Piazza del Duomo l’effetto è notevole. Ma ci rendiamo anche conto che la città “storica” è veramente piccola. Poi ci ritiriamo per la notte, la stanchezza del viaggio e il freddo pungente si fanno sentire.

La mattina dell’08 dicembre ci svegliamo con un bel sole e il cielo terso, usciamo abbastanza presto perché la colazione è prevista in un locale di Piazza Sant’Oronzo, il Cin Cin Bar, considerato tra le migliori pasticcerie del posto e per raggiungerla, avvertiamo la stessa sensazione della sera precedente: non c’è anima viva in giro e sarà così fino alle 10:00 passate.

La piazza è considerata il fulcro della vita cittadina. In realtà non è una bella piazza, ma è il luogo di incontro dei Leccesi per eccellenza, dove si trovano vestigia di epoche passate, dall’Anfiteatro Romano del I secolo d.C., riportato alla luce durante gli scavi degli anni ’20 del Novecento, al cosiddetto “Sedile”, una costruzione parallelepipeda, con grandi archi ogivali, parte superstite di un grande palazzo di rappresentanza fatto costruire dal sindaco veneto Pietro Mocenico, nel 1592, guarda caso accanto alla chiesetta intitolata a San Marco. Circondano la piazza dei brutti edifici degli anni trenta/quaranta del Novecento.

Ci avviamo ora in direzione del Duomo, dove ci attendono degli amici e ammiriamo nuovamente, questa volta alla luce del sole, la bella facciata, il campanile alto ben 72 metri e i palazzi dell’Episcopio e dell’ex Seminario. E’ il punto di Lecce che più mi è piaciuto

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