In giro per il Lazio

Via da Roma - Sentieri nel traffico, su basolo, tra i monti fino al mare

  • di anniaffollati
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro

Decidiamo quindi, anche per mancanza di tempo, di non arrampicarci troppo in quota, ma di restare sui primi promontori. Da Cori a Norma, le indicazioni dei passaggi tra le radure sono molto approssimativi, in certi punti i rovi hanno invaso i pochi sentieri che qualche decina di anni fa qualcuno doveva aver tracciato. Così, dopo ore di snervante cammino tra vegetazione secca e spine, ramarri, falchi, cavalli selvaggi e vacche al pascolo, ci appare in lontananza finalmente l'antica Norba, roccaforte del V secolo a.C. del territorio pontino. In qualche modo riusciamo a raggiungerla e ci fermiamo nel primo pomeriggio in una piccola rosticceria centrale a sbranare un piatto di amatriciana e numerose birre. Il centro è bello e parzialmente disabitato, come molti altri paesi limitrofi. Sermoneta, sarebbe in realtà il paese più noto qui attorno, ma per ragioni logistiche dobbiamo rinunciarvi, giungendo in bus dapprima a Latina, e poi nel tardo pomeriggio, sulle alture di Sonnino, paese di medie dimensioni abbarbicato sui monti. Dall'alto parrebbe la sagoma di uno squalo intento ad attaccare, in realtà l'abitato è sviluppato su un discreto numero di tornanti; il centro storico è ovviamente in cima, e dopo una rapida quanto inutile ricerca di una qualsiasi struttura ricettiva, ci diamo per vinti e ci accomodiamo in Piazza San Pietro, vicino ad una fontana, plateatico della nuovissima bottega "Chello che tengo Brother's" che serve prodotti locali e vini magnifici. Il calore della gente, che a prima vista si direbbe invece piuttosto strafottente, ci permette anche questa volta di non dormire all'addiaccio, ma in un vicino agriturismo da cui il giorno dopo partiremo verso i calcarei e scenografici Monti Ausoni, direzione Terracina.

Giorno 5

La partenza da Sonnino è ormai compromessa, dato che abbiamo trovato una sistemazione a Sonnino Scalo la sera prima. Non ci resta che chiedere un passaggio ad altri viaggiatori fino a Capocroce e da qui risalire in quota. Dapprima arriviamo a Campo Soriano (passando di colpo da 10 a 360 metri slm), parco naturale carsico che presenta enormi massi isolati a forma di guglie chiamati hum, tra cui la cosiddetta Cattedrale di San Domenico che arriva a 18 metri di altezza. Da lì si prosegue verso Campo Santo Stefano, antica fonte e cappella votiva, per poi puntare decisi verso il mare di Terracina. Uscire dai monti, per quanto bassi, dopo diverse ora di cammino quasi completamente isolati, e intravedere il mare alla fine di un percorso tortuoso quanto i nostri pensieri, è una sensazione molto strana. Percorriamo ripide vie invase da pietre di ogni dimensione, staccando dall’alto anche il lago di Fondi; da poco più avanti inizia la reale discesa verso il centro abitato di Terracina. Dall’altrettanto ripida via del Cimitero scorgiamo sulle nostre teste il tempio di Giove Anxur alle prime luci della sera. L’antico abitato è in parte diroccato, ma ben presto capiamo che è proprio questo il bello del luogo: l’avere lasciato intatto quello che è restato in piedi da sé. Inutile dilungarsi sugli storici scorci del paese, la sola piazza centrale merita un lungo aperitivo rilassante tra il museo archeologico e la cattedrale di san Cesareo.

Giorno 6

In piedi alla buonora, mattinata a rimirare dalla spiaggia il promontorio che abbiamo attraversato a piedi il giorno precedente. Intorno all'ora di pranzo intercettiamo un autobus per San Felice Circeo. Una volta giunti là, non possiamo fare a meno di notare la differenza di conservazione delle due cittadine marittime: Terracina è reale, lasciata a se stessa, mentre San Felice, ristrutturata da capo a piedi, è lustra come un salotto nobiliare. Discorriamo di questo mentre attraversiamo il centro storico e ci fermiamo al Belvedere di Piazza Marconi, cercando di capire come poter giungere in cima anche all'ultimo promontorio del nostro viaggio. Chiedendo ai passanti, riusciamo a trovare un sentiero che si avventura in direzione del faro. Da lassù la vista non sarà completa, ma in realtà molto poco ci è nascosto dalla vegetazione: a destra, l'altro picco del Circeo, quello di Circe, e alle sue spalle il lungo mare di Sabaudia; di fronte a noi le isole pontine (Ponza, Palmarola, Ventotene), sulla sinistra sono visibili Ischia e il Vesuvio oltre la coltre di foschia. La svelta discesa è motivata dall'unico tuffo in mare del viaggio. Poi, di corsa verso la fermata dell'autobus che ci riporta alla stazione di Priverno e da lì in treno fino a Roma. Giusto in tempo per goderci dal finestrino l'unico breve temporale del mese. Una volta giunti in città, ci perdiamo la notte a calcarne i vicoli più celebri: da Montecitorio a Piazza del popolo, da via Margutta al Pantheon e Piazza Navona, fino a Piazza di Spagna, i Fori Imperiali e il Colosseo. Al fresco di una notte di mezz'estate tutto è possibile, anche che le vie sgombre di gente siano invase da una brezza leggera che spira dal mare o forse dalle montagne, certamente giunta da qualche remoto paese disperso, ad augurarci un buon ritorno.

Dopo un centinaio di chilometri percorsi a piedi, è giunto il momento di salutarsi, o Roma. Arrivederci, unica, magica città eterna.

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