In giro per il Lazio

Via da Roma - Sentieri nel traffico, su basolo, tra i monti fino al mare

  • di anniaffollati
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro

Partenza del viaggio ufficiale dal Circo Massimo, da lì si imbocca la via Appia che lasceremo, non senza alcun dispiacere, solo qualche ora dopo, nei pressi di Ciampino. Il primo tratto, in corrispondenza delle Terme di Caracalla, rappresenta un tour de force fra auto e strade a più corsie difficilmente attraversabili dai pedoni. Oltre le mura Aureliane, la strada si fa meno ampia, camminarne ai lati è piuttosto difficoltoso, ma molte delle principali attrazioni della zona sono lungo questa arteria. Stiamo parlando delle Catacombe di San Callisto, di quelle di San Sebastiano e del Mausoleo di Cecilia Metella. Dopo un errore di valutazione, che ci spinge a salire su un bus di linea che ci fa attraversare le Capannelle e perdere tempo, ritroviamo il modo di tornare sulla regina viarum, costruita dai romani quasi 2500 anni fa. Mettere un piede davanti all'altro, sfiorando con le suole basolati antichi scavati dalle ruote di centinaia di carri, è un'emozione indicibile. Dopo una sosta vicino a una fontanella, cominciamo a renderci conto di ciò su cui poggia il nostro guardo: centinaia di ettari di prati secchi, pecore libere che brucano, domus a far da sfondo a questa incredibile zona-cuscinetto, localizzata tra il centro della capitale e il grande raccordo anulare. Una volta giunti all'aeroporto, ultimo tratto semi-pedonale, con qualche difficoltà cerchiamo un mezzo per salire in serata sui colli, verso Frascati. In qualche modo riusciamo a saltare la destinazione e arriviamo direttamente a Genzano; incuriositi dalla vicina Ariccia, celebre per la porchetta, la raggiungiamo a piedi e restiamo un po' a goderci il panorama. Ma la mancanza di disponibilità un alloggio per la notte, ci spinge a tornare sui nostri passi e a pernottare a Genzano.

Giorno 3

Ci si incammina fuori dal paese, vorremmo scorgere almeno dall'alto le scure acque del lago di Nemi, per poi dirigerci verso Cori. All'ultimo decidiamo invece di arrivare fino a Nemi, per poi tentare di attraversare i colli successivi fino a destinazione. Dopo una ripida discesa, risalire è piuttosto arduo. Il lago non è balneabile, per lo meno non nella zona che raggiungiamo noi. Un ampio canneto impedisce l'accesso, una tartaruga di terra è l’unica custode dell'incanto di una zona d'un verde mozzafiato. Il museo delle navi romane può essere una buona idea per spezzare il percorso, ma non è certamente imperdibile. Verso Nemi, grande centro di produzione della fragola, sul percorso pedonale a salire ci imbattiamo in un teatro di paglia con vista lago (https://teatrodipaglia.wordpress.com/2015/07/11/nemi-un-teatro-di-paglia-in-riva-al-lago/). Non solo qui organizzano spettacoli in cui la gente può esibirsi liberamente, ma a detta loro hanno ripreso in mano un discorso legato a produzione sostenibile e salvaguardia paesaggistica, da queste parti abbandonato da tempo.

Il centro di Nemi è piuttosto turistico, molti ristoranti, parecchie botteghe. Solo qui ci lasciamo tentare dalla porchetta che comunque da queste parti è buona ovunque. L'autobus per Velletri passerà qualche ora più tardi. Da lì, sotto sera prenderemo un bus che ci porterà a Cori, meraviglioso paese abbarbicato sui bassi monti antistanti i Lepini. Dalla finestra del b&b in cui siamo ospitati (consigliato: Residenza 1642) si può osservare la piana di Latina, estesa zona di bonifica strappata alla palude per dare terre a lavoratori veneti accorsi qui in migliaia durante il ventennio. A tarda sera ceniamo alla Trattoria da Checco, finalmente ottimi piatti tradizionali e vini locali (il Castore e il Polluce, certamente da assaggiare) ad un prezzo più che giusto.

Giorno 4

I Monti Lepini ci affascinano, fin da subito abbiamo preferito non puntare decisi verso Terracina - prima tappa della via Appia, che poi prosegue verso Brindisi - ma avventurarci zaino in spalla nell'entroterra, proprio per sfidare loro, i poco visitati appennini laziali. I percorsi da seguire però non sono molti, è facile perdersi proprio per il loro essere completamente selvaggi, a tratti vere e proprie foreste

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