Un weekend su e giù per i Colli Romani

  • di FraRove
    pubblicato il
  • Viaggiatori: 2

Le catacombe di Albano si trovano direttamente sulla via Appia, all’interno si può anche vedere un antico pozzo ed i resti della antica strada, allora molto più ribassata nel terreno: probabilmente proprio quello era un punto di ristoro per i viandanti e i mercanti dell’epoca. Oltrepassiamo il cancello di ferro ed aspettiamo nell’infuocato cortile mentre Angelo apre una piccola porticina con su incisa la croce di Costantino.

Scendiamo i ripidi gradini e subito sentiamo il fresco delle catacombe, quasi irreale per un’Italia arroventata dal passaggio di Caronte: sembra proprio essere entrati in un’altra dimensione! Angelo ci fa strada, accende una luce, e ci troviamo di fronte a dei bellissimi affreschi risalenti alla prima età imperiale, raffiguranti in uno, Cristo tra i martiri ed in un altro, il Redentore tra la Vergine e S. Smaragdo.

Ci sono anche altri frammenti di affreschi che affiorano dalle pareti, qui e là si riescono ad indovinare teste chine a deporre un defunto, un toro offerto in sacrificio. I colori sono ancora ben visibili, il rosso ed il bianco predominano le raffigurazioni. Rimango molto sorpresa dalla bellezza e dal misticismo di questo luogo. Tornati in superficie impieghiamo qualche secondo per ritornare alla realtà, abbagliati dalla luce del sole ormai quasi allo zenit e nuovamente inondati dalla calura estiva.

Ritroviamo un po’ di refrigerio grazie al condizionatore della nostra 4X4 e sostiamo per qualche scatto dall’alto ai resti dell’anfiteatro. Arrivati sul cucuzzolo del colle di Albano, parcheggiamo la Sedici di fronte ad un pesante cancello in ferro. Ancora una volta Angelo-mastro-di-chiavi gira e rigira la chiave nella toppa arrugginita e ci ritroviamo in un nuovo giardino, incolto e rigoglioso. Mentre ci avviamo verso una nuova porticina già sentiamo il forte scroscio dell’acqua che convoglia nel terreno sotto i nostri piedi.

Angelo ci spiega infatti che questa Cisterna, costruita intorno al 200 d.C. è tutt’ora utilizzata per irrigare i giardini e gli spazi pubblici di Albano! Anche qui scendiamo alcuni scalini fradici di umidità e, tenendoci stretti al corrimano, entriamo nell’immenso deposito. La scalinata in cui ci troviamo si tuffa ripida direttamente in acqua. Un raggio di luce penetra dal soffitto, accendiamo un interruttore e, a poco a poco, alcune lucine posate sul fondale rischiarano l’ambiente. Tutta l’area è un susseguirsi di colonnati e volte di mattoni che si contrappongono al blu intensissimo dell’acqua. Il luogo è certamente molto poetico e, al di là della bellezza in sé del sito, non posso far a meno di pensare che questo impianto idraulico, tutt’ora funzionante, ha quasi 2000 anni!

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