Un mese nella capitale di Cuba

L'Avana, affascinante metropoli latino-americana

  • di kuros
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

Scordatevi il mito del "Che", la visita "all'unico paese fuori da sistema capitalistico", l'attacco al treno a Santa Clara, il Fidel dei libri di storia... qui a La Havana troverete un'affascinante metropoli latinoamericana, piena di umanità e di ricchezze, ma anche una città in profonda decadenza, con i bei palazzi del centro mezzo crollati, le fogne rotte, i bambini laceri che giocano sudati sotto il sole, un onnipresente odore di fritture rancide, tra carretti di frutta e mercatini all'aperto, mentre lo smog delle vecchie auto appestano l'aria. Gli onnipresenti agenti dei Comitati di Rivoluzione sorvegliano i dissidenti, mentre una legge ventennale vieta addirittura ai cubani di parlare con i turisti. Si tratta della legge contro l'"assalto al turismo". Ma pochi la rispettano e molti non danno tregua agli "yuma", agli stranieri. Se decidi di andare fuori città, ti accorgi che le spiagge nei dintorni non sono nulla di speciale, tra alghe in quantità industriale e un sole che ti spacca la testa. La sera, dopo una giornata di caldo atroce torno all'Havana e ben presto scopro che il turista qui non è quasi mai un essere con cui entrare in contatto, portatore di una visione del mondo differente, ma un pollo da spennare, un incontro fortunato che potrà rimpinguare il magrissimo portafoglio del cubano di turno. Spesso paga il quintuplo dei cubani e, se all'inizio non ha capito bene il discorso doppia moneta, sta fresco. La mia padrona di casa cerca di spillarmi soldi in tutti i modi proponendomi "vantaggiosi" viaggi gratuiti nelle città vicine, grazie alle sue conoscenze. Le cubane che gestiscono le case particulares sono molto furbe. Questa, fingendo di prendermi sotto la loro protezione, in realtà cerca di trarne il maggior vantaggio possibile. La cuoca mi chiede 10 euro per lavarmi i panni. Il ristorante dietro casa, la prima sera, mi fa pagare in dollari americani e non in moneta nazionale. Esattanete il quintuplo. Il taxi mi chiede 15 euro quando il prezzo di una corsa per un cubano è esattamente trenta volte di meno. Alla fine la prendo con filosofia e truffatori, imbroglioni e turlupinatori a un certo punto mi fanno ridere. Inutile prendersela.

Sono decenni che qui funziona così. E' la loro cultura. Non vedo più me stesso come il pollo, ma mi considero come un inviato di un giornale che scopre gli inganni e li descrive. Faccio la parte del fesso e accetto la situazione con filosofia. Sono certo che tutti mi considerano un baccalà, ma in fondo chi se ne importa? Quando fa troppo caldo me ne sto a casa e leggo ampie parti a me sconosciute dell'Antico Testamento. Quando sei lontano da casa assume un valore mille volte più potente. Le parole ti penetrano nell'anima e la miseria che ti circonda assume un'importanza molto relativa. Memore dell'insegnamento dei grandi santi secondo cui il miglior modo per sentirsi vivo consiste nel aiutare la gente, mi presento allora a un convento con dei DVD di inglese da proiettare ai bambini, ma scopro che non sono convertibili nei loro lettori. Inoltre il governo non lo permetterebbe. Peccato. La sera esco e vengo attorniato da un esercito di ragazze. Non mi sorprendo molto, si sapeva. Ma quando vedo anche donne dai balconi, dai terrazzi e dagli usci delle case sulla strada che mi chiamano, resto alquanto perplesso. Faccio due chiacchiere con una bella agente di polizia. Almeno lei mi saprà dare un quadro oggettivo della situazione? Dopo qualche minuto di oneste chiacchiere, con mio grande disappunto anche lei si propone come "chica" per "una noche romantica" in cambio di un regalo. Mah. Per fortuna dopo qualche giorno riesco a fare amicizia con dei giocatori di scacchi e passo i pomeriggi a giocare con loro. Grandi uomini dal cuore d'oro che sopravvivono nella difficile vita cubana. Mi raccontano mille aneddoti di vita e mi diverto molto in loro compagnia. Uno conosce bene la letteratura e il cinema italiano. Ha visto molti film di Mastroianni, Gassman e Sordi nei festival dell'Havana. I giocatori giocano con dei pezzi consumatissimi su delle scacchiere così vecchie da rendere difficile distinguere le caselle bianche da quelle nere. Sono pochi quelli che se la possono permettere e fanno lunghi turni per giocare. La maggior parte delle volte perdo, ma riesco anche a ottenere delle onorevoli patte e qualche rara volta vinco. Alcuni hanno dei vecchi libri su cui studiano mosse e aperture. Sanno tutto di Capablanca, ovviamente, il campione del mondo cubano degli anni Trenta, ma conoscono bene anche Ficher, Karpov e Kasparov, Anand e infine Magnus Carlsen, il giovane nuovo genio degli scacchi. L'ultimo giorno gli regalo una scacchiera con dei pezzi nuovi. L'avevo pagata 8 euro, tirando. Per loro è mezzo stipendio e mi ringraziano commossi. A parte questi fortunati incontri, qui all'Havana mi rendo conto che è quasi impossibile avere una relazione autentica con la gente del posto. Per la stragande maggioranza, sei solo un walking dollar. Incontro un fiorentino simpatico e intelligente e esco spesso con lui. Passiamo le serate a raccontarci le nostre esperienze e anche lui ha la mia stessa impressione. Queste ragazze purtroppo sono del tutto inaffidabili. E' la stessa cosa che penso dopo un mese, dopo aver ricevuto fregature di tutti i colori, furti e "sole" di ogni ordine e ingenuità. L'ultima all'aeroporto, quando scopro che gli ultimi miei 50 euro mi sono stati sottratti dal portafoglio mentre il bagaglio restava "sicuro" nella stanza della padrona di casa, quando, dovendo lasciare la stanza per le 12, lei mi aveva "gentilmente" permesso di lasciare lo zaino dentro la sua fino alla partenza. Maledico la miseria e la malasorte che mi perseguita, facendo troppo torto ai cubani, alla fine un popolo di alta dignità che sopravvive come la Napoli milionaria di De Filippo. Mi consolo o mi illudo che fuori dalla capitale, della grande Babilonia, le cose non possono stare così. Mentre faccio il check in vedo davanti a me un giovanotto con la barba e gli occhiali che porta in Italia la sua conquista cubana tra il sorriso languido e lo sguardo a pesce morto. Sorrido compiangendolo. Caro amico che ti perdi negli occhi neri neri che spuntano nel volto d'ebano della tua fidanzata caraibica, non sai che tra qualche mese molto probabilmente il tuo sogno diventerà un incubo. Troppo diverse le mentalità, troppo divario culturale, troppo importante il denaro, troppo stretti i legami familiari tra la "chica" e la sua famiglia e la terra di origine. Povero fesso, ingenuo romantico credulone. Che Dio te la mandi buona.

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Commenti
  1. woody54
    , 18/9/2015 13:39
    Credo proprio che tu sia troppo severo nei confronti del popolo cubano, anche se devo ammettere che le cose che racconti sono la quotidianità, ma c'è sempre un rovescio della medaglia. Comunque complimenti per il tuo breve racconto e anche per l'altro su Capoverde

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