Partenza il 30/7/2008 · Ritorno il 30/8/2008
Viaggiatori: in coppia · Spesa: Da 500 a 1000 euro

La Lapponia in treno

di marco felisa - pubblicato il

La Lapponia centrale in treno: viaggio da Gällivare a Östersund La "ferrovia interna" (Inlandsbanan, IBAB) è lunga oltre 1000 Km, attraversa in direzione sud-nord le regioni Värmland, Dalarna, Jämtland, Västernorrland e Norrbotten, collegando Katrinenhamn con Östersund e Gällivare. La ferrovia, costruita per infrastrutturale le aree più interne della Svezia, attraversa ancora oggi paesaggi largamente disabitati, toccando nella parte settentrionale i territori da sempre abitati dai Sami.

Il servizio viaggiatori è stato soppresso negli anni ’90 e oggi solo nella stagione estiva circolano treni turistici che consentono di scoprire in tutta calma questa affascinate parte della Svezia.

Prima breve tappa, da Gällivare a Jokkmokk Ci presentiamo con buon anticipo alla stazione di Gällivare per prendere l’unico treno IBAB che parte verso sud; viaggiando con l’interrail non dobbiamo pagare nulla, la IBAB è compresa nella convenzione europea, caso raro ed encomiabile, trattandosi di ferrovia turistica. L’equipaggio è composto da macchinista, simpatico e chiacchierone, e da una ragazza dal pratico abbigliamento sportivo che fa le funzioni di capotreno e guida turistica, raccontando al microfono la storia della linea, dei luoghi attraversati e delle attrattive locali.

Con un poderoso colpo di tromba il treno si avvia lentamente e, uscito dalla stazione, entra nel mondo fatato della Lapponia settentrionale. L’andatura è rilassante, accompagnata dal classico, e da noi dimenticato, martellamento dei giunti tra rotaia e rotaia; il paesaggio è semplicemente superbo, boschi, laghi e laghetti a perdita d’occhio, nessuna traccia di presenza umana, né una strada, né una casa, solo il nostro binario.

La prima sosta la facciamo presso la graziosa stazione di Porjus, affacciata sull’omonimo grande lago artificiale; tutt’intorno vediamo solo i fitti boschi del parco nazionale Muddus, una foresta vergine con conifere secolari abitata anche da orsi e linci. Dopo 100 km di foresta arriviamo a Jokkmokk, primo centro abitato che la IBAB incontra.

Jokkmokk, Ájtte e tanta tranquillità Raggiungiamo l’ostello ed iniziamo l’esplorazione del paese, passeggiando per strade silenziose ed ordinate, invidiando il silenzio, la quiete, le case ed i giardini curati.

Visitiamo la chiesa vecchia, del ‘700, un bell’edificio in legno a pianta ottagonale, quindi la chiesa nuova; percorriamo una parte del sentiero botanico “alpino”. Poi entriamo all’Ájtte, “museo della montagna boreale e della cultura Sami”, interamente dedicato ai territori ed alla cultura del popolo che per secoli abitò queste terre. La visita è affascinante, l’edificio è a pianta centrale è organizzato come un recinto per la suddivisione e marcatura delle renne; sono esposti materiali, documenti e riproduzioni della vita, delle abitudini del popolo che per secoli visse nomade in queste terre. Bello lo spazio bimbi, attrezzatissimo con interessanti laboratori; eccellente anche il ristorante, dove pranziamo con un menù a base di carne di renna.

Torniamo “in centro”, la gente del posto ci saluta, una signora ci offre un caffè nel suo giardino; crediamo ci abbia scambiato per qualcun altro, ma è semplicemente una persona cortese che ha voglia di chiacchierare; dice che l’ospitalità è una cosa sacra e ci racconta del mercato invernale che si tiene proprio a Jokkmokk nel mese di febbraio; è una tradizione che si rinnova da 400 anni, ed è occasione per i Sami per comprare, vendere, censire e marchiare le renne. Vengono costruiti grandi recinti per la raccolta degli animali e accampamenti di tradizionali “kote” per gli uomini; anticamente durante il mercato si celebravano matrimoni, veniva amministrata la giustizia e si celebravano i “battesimi di massa”, in epoca di cristianizzazione. Oggi il mercato conserva un importante ruolo commerciale, ma ha anche un valore folkloristico, i turisti sono così tanti che la gente del posto apre le proprie case per ospitarli; d’altra parte solo pochi si azzardano a dormire nei kote, in pieno inverno! Verso sera rientriamo in ostello, anche per sfuggire alle fastidiosissime zanzare; ed è un peccato, perché il sole non accenna a tramontare, i colori del cielo sono intensi, l’aria tersa, ricca d’ossigeno, siamo in città ma sembra di essere nel fitto di una foresta.

Natura selvaggia, da Jokkmokk ad Arvidsjaur Dopo un’ottima colazione (affettati, formaggi, marmellate fatte in casa e poi caffè, dolci con le mele, con la cannella), saliamo in treno; subito ci si ferma presso la linea che segna il circolo polare geografico, scendiamo per poggiare il piede sulla fila di sassi bianchi che segnano la linea oltre la quale d’estate c’è sempre il sole e d’inverno la notte. Si riparte, la velocità ridotta del treno consente di tenere i finestrini aperti e di godere del sole, dei profumi del bosco. All’improvviso il macchinista frena bruscamente ed insiste con un prolungato suono di tromba: ha visto, fortunatamente in tempo, due renne in mezzo ai binari; i due animali sono riusciti a scappare e ora ci guardano a distanza di sicurezza, dal fitto del bosco. Sono le prime renne che incontriamo ed al microfono ci spiegano che è normale trovarle sui binari perché la sede ferroviaria è più comoda degli impenetrabili boschi circostanti.

A metà mattina sostiamo per caffè e dolci a Kitajaur, stazioncina che porta il nome dell’incantevole lago su cui si affaccia, nel mezzo di una fittissima boscaglia. Arriviamo poi al Piteälvsbron, un vecchio ponte in ferro comune a ferrovia e strada che treni e automobili percorrono alternativamente; scendiamo e percorriamo a piedi il ponte, camminando intimoriti per la forza ed il rumore delle acque che scorrono turbinando diversi metri sotto di noi, poi assistiamo al passaggio del treno che attraversa solennemente il ponte a passo d’uomo.

A Moskosel visitiamo il museo dedicato alla costruzione della ferrovia, dove si possono imbracciare le pesanti mazze e piantare i chiodi sulle traversine per fissarvi le rotaie, simulando il lavoro di costruzione dei binari. Ampio spazio è dedicato alla storia dei “rallar”, gli operai che costruirono la linea portando praticamente tutto il materiale a spalla, dai badili alle rotaie e vivendo in condizioni disagiate in villaggi provvisori costruiti nel ben mezzo delle foreste. Un piccolo punto ristoro offre gelati con squisita confettura di more artiche.

Arvidsjaur, i Sami, le bici su rotaie e il treno a vapore Nel primo pomeriggio ci fermiamo ad Arvidsjaur, dove decidiamo di pernottare al Lappugglan, struttura a gestione famigliare composta da più edifici storici. Visitiamo la città, importante centro di riferimento per i Sami, dove è visitabile un eccezionale insediamento composto da una settantina di capanne in legno a forma piramidale perfettamente conservate, utilizzate anticamente per svernare ed oggi luogo di ritrovo ed aggregazione per le ricorrenze dei Sami. È bello girare tra le casette in legno al limitare del bosco, si possono assaporare i profumi del legno, delle cortecce, dei muschi, ascoltando il silenzio ed il frusciare del vento tra gli abeti.

Nils-Gunnar, gestore del Lappugglan ed abile scultore, ci invita a cena: si mangia intorno al fuoco seduti su pelli di renna, Nils griglia salsicce e racconta aneddoti sulla propria vita e sul paese; ci descrive le abitudini sami, la vita con le renne, gli inverni bui nelle capanne di legno e le migrazioni primaverili verso i pascoli del nord. Dice che i Sami non si vedono più, i loro vestiti tradizionali vengono mostrati solo alle feste, ma tutta la Lapponia trasuda della loro cultura, delle loro tradizioni, del rispetto della natura e della vita in totale simbiosi con gli elementi primordiali, il vento, la neve, il fuoco, i boschi, gli animali.

Il giorno successivo affittiamo due “bici su rotaie”, un tempo utilizzate dai manutentori delle ferrovie e oggi disponibili per viaggi inusuali su tratte ferroviarie dismesse, come la linea Arvidsjaur-Jorn (70 Km). Le bici sono pesantissime e piuttosto instabili, ma se ci guardiamo intorno possiamo apprezzare un paesaggio magnifico, pedaliamo attraverso boschi e laghetti incantati, scavalchiamo torrenti, passiamo accanto a vecchie segherie; in lontananza scorgiamo un alce che bruca tranquillo in riva al lago. Dopo 18 Km, percorsi in due ore, arriviamo alla vecchia stazione di Abbortrask e ci fermiamo per il pranzo; il paese è lontano, la stazioncina è abitata da una coppia di vecchietti coi quali chiacchieriamo e che ci consigliano di rientrare perché il tempo volgerà presto al brutto. Scampiamo la pioggia ed arriviamo stanchissimi ad Arvidsjaur, giusto in tempo per assistere alle manovre della locomotiva a vapore che in serata condurrà un treno fino a Storavan; il treno a vapore ha sempre un fascino particolare ed il paesaggio in cui siamo immersi aggiunge poesia alle fumate dell’anziana locomotiva.

Una puntata ad Arjeplog e poi verso Östersund Il giorno successivo Nils ci propone un’escursione ad Arjeplog; accettiamo e viaggiamo sul suo colorato furgone attraverso un’interminabile foresta. Arriviamo al Båtsuoj Sami Centre, ricostruzione di un villaggio dove alcuni Sami simulano la vita di ogni giorno dei loro antenati, addestrando le renne, cucinando, lavorando i metalli; eccezionale il caffè preparato sul fuoco a legna ed offerto a tutti gli ospiti tra un racconto e l’altro.

Dopo un pranzo a base di renna, consumato seduti su pelli di renna, Nils ci porta alla stazione di Slagnås, dove ritroviamo il treno diretto a Östersund. Purtroppo piove, ma appena partiti, ci rendiamo conto di quanto il paesaggio stia cambiando, passando dal Norrbotten al Västernorrland. A tratti le foreste lasciano il posto a campagne coltivate punteggiate di case coloniche, fienili, strade bianche; spesso a fianco della ferrovia si aprono ampi piazzali dove enormi cataste di legname attendono di essere caricate sui treni merci; ed è proprio in uno di questi piazzali che incontriamo un branco di renne che, indisturbate, brucano tra i tronchi.

Sostiamo a Sorsele, dove il treno che scende incrocia quello che sale; l’incontro degli unici due treni è un evento, la piccola stazione è affollatissima, i ferrovieri scambiano battute, i passeggeri scendono ed un piccolo museo dedicato alla Inlandsbanan li accoglie esponendo materiali interessanti sulla ferrovia e sui luoghi attraversati.

Si riparte ed il paesaggio torna ad essere boscoso, come al solito inframezzato da laghi e frequenti fiumi; ci spiegano che l’andamento della ferrovia è perpendicolare a quello dei corsi d’acqua della zona, perciò ponti e viadotti sono tanti e talvolta impegnativi. Fermiamo a Storuman, una volta grande scalo ferroviario, poi a Vilhelmina, ritrovo e riferimento “meridionale” per i Sami; è ora di cena e sfruttiamo il fornito buffet di stazione.

Ripartiamo e siamo di nuovo immersi nelle foreste, purtroppo sotto la pioggia; molte stazioni, dove il treno non ferma, come Meselefors, Ulriksfors, portano il suffisso “fors”, cioè foresta. Ma il treno corre veloce verso sud e piano piano le foreste lasciano il posto alla campagna coltivata; anche le città sono più frequenti, incontriamo Dorotea, poi Hoting e infine giungiamo a Östersund, dove dopo 14 ore ininterrotte di viaggio, alle 20.30, le nostre automotrici spengono finalmente i motori.

Salutiamo il macchinista e la hostess con i quali avevamo stabilito un legame quasi fraterno. Usciti dalla stazione, ci rendiamo immediatamente conto di essere in una grande città. La prima cosa che ci impressiona è la luce, il sole sta tramontando e non ci eravamo più abituati; poi ci guardiamo intorno e vediamo palazzi, autobus, taxi, ragazze vestite “da città”, coi tacchi e non con gli scarponi...

di marco felisa - pubblicato il