Laos, uno stato d'animo

Siamo arrivati due giorni fa a Bangkok. Avevo letto che all’aeroporto si poteva prendere il treno per il nord invece che recarsi nella caotica, rumorosa e gigante Bangkok. Cosi abbiamo fatto. All’aeroporto cerchiamo la stazione, e ci indicano che e’ ...

  • di Paola Lucca
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Siamo arrivati due giorni fa a Bangkok. Avevo letto che all’aeroporto si poteva prendere il treno per il nord invece che recarsi nella caotica, rumorosa e gigante Bangkok. Cosi abbiamo fatto. All’aeroporto cerchiamo la stazione, e ci indicano che e’ in fondo all’altro terminale (terminale domestico). Vediamo i binari del treno e cosi capiamo che siamo nella direzione giusta. Alla stazione dovevamo anche ritirare il biglietto per il viaggio in cuccetta del giorno dopo (Ayutthaya- Nong Kai per raggiungere il Laos) che diligentemente avevamo riservato gia da casa. Improvvisamente sul cammino spariscono tutte le scritte con lettere per noi leggibili, e cosi non sappiamo piu dove andare. Se gia’ in Grecia non era sempre facile capire la scrittura, bhe, in Tailandia era ancora piu’ difficile visto che le righette, curvette, puntini, e vari disegnini ci dicevano decisamente poco. Avevo letto che il treno e’ uno dei mezzi di trasporto piu’ usati dai turisti. Effettivamente di turisti a quella stazione ce n erano: noi due. Un signore pero’ annuisce quando ci vede perplessi, cosi continuiamo. Finalmente arriviamo a quello che ci sembrava un ufficio di riservazione. Entriamo e ci fanno subito prendere il biglietto con il numero, un po’ come alla posta da noi. Presto e’ il nostro turno. Mostro al signore dello sportello l’ e-mail di conferma per la nostra riservazione della cuccetta, lui comincia a cercare, cercare, ...Dopo 5 minuti ecco che trova la traduzione in tailandese del mio biglietto. Stupendo, tutto aveva funzionato. Pero’ poi non procede, si attacca al telefono e passano altri 10 minuti. Cosi io, che penso che tutto deve sempre funzionare subito se no c’e’ un qualche pasticcio, comincio a pensare che la nostra riservazione non c’e’, cosa possiamo fare d altro......Fino quando invece pian piano il tipo prende una ricevuta, la riempe per filo e per segno, stampa i due biglietti, ed ecco fatto. I biglietti per l’indomani sono pronti. Ora ci resta solo di prendere il primo treno per Ayuttaya, un oretta di treno. Altro sportello, e ci dicono che il primo treno e’ alle 18h02. Perfetto, sono le 18h00. E’ un treno di terza classe ma per una tratta cosi breve poco importa. Bene, ma da dove parte il treno? Da che binario? Da li, ci dicono. Io pero ero un po’ insicura e cosi poi decido di richiedere ad una signora che aveva uno sguardo simpatico. Lei prende il mio biglietto, lo guarda tre volte, poi dice di si, almeno credo io. Era il binario giusto. Nel frattempo gli amici o parenti della signora le chiedono cosa le avevano chiesto i turisti, e cosi un attimo dopo una decina di occhi sorridenti ci guardano annuendo con la testa. Era proprio il binario giusto. Un treno si avvicina. Treno diesel tutto argentato. Saliamo e la carrozza e’ confortevole, c’e’ spazio per tutti, tanta aria perche’ le finestre sono tutte aperte e al soffitto ci sono una decina di ventilatori in fila indiana, tutti rotanti e accesi cosi da far girare l’aria. Il viaggio comincia. Dal finestrino sembra di vedere un documentario. Eravamo saliti sul treno giusto perche’ il controllore quando vede il nostro biglietto lo buca senza fare nessun commento. Bene. Ora pero dovevamo sapere quando scendere. Siamo partiti tre minuti in ritardo (!!) cosi arriveremo tre minuti dopo se il treno non ci fa scherzi. Come riconoscere la nostra stazione di Ayutthaya? Sono quasi le 19h00, orario teorico d’arrivo, cosi io comincio a guardarmi in giro. Un’attimo dopo arriva il controllore e ci dice: signori, la prossima e la vostra fermata (cosi ho interpretato il suo gentile sorriso). ...Geniale... Ayutthya e’ molto tranquilla, niente di quello che pensavo quando mi immaginavo la Tailandia. Bellissimo.

Ayatthatya e’ la vecchia capitale dello siam e ora fa parte del patrimonio mondiale dell’Unesco. Citta carina, piena di bei templi e circondata dal fiume. Per visitarla abbiamo deciso di prendere una bici perche’ oltre ad essere il mio mezzo di trasporto preferito era anche necessario visto il caldo che faceva. La temperature avrebbero affievolito anche l’entusiasmo del piu’ grande archeologo, quindi figuriamoci il mio. La giornata in bici e’ stata bellissima, nonostante il caldo, la sella non delle piu’ comode, la “grandezza” della bici, e la difficoltà di condurre nella corsia contraria alla nostra, cioe’ come gli inglesi. Puo’ sembrare una stupidata ma ad ogni incrocio, se non devi andare dritto ma devi girare a destra o sinistra, ecco che immancabilmente entri nella corsia sbagliata.

Il viaggio notturno con le cuccette per raggiungere in laos e’ andato a meraviglia e comodissimo! Qui in laos la difficolta del condurre a destra e sinistra non c’e’, perche’ e’ come da noi (divertente alla dogana lo scambio di corsie tra tailandia e laos). Nel pomeriggio sono anche riuscita a convincere carlo di andare in un wat a pochi km dal centro per fare un ora di meditazione vipassana insieme ai monaci buddisti (come indicato sulla guida lonely planet). Il tempio si trova in un boschetto un po fuori, tranquillo, come tutta la citta’ d’ altronde (dicono la capitale piu’ tranquilla del mondo). All’aperto, una decina di turisti e due monaci, ecco che la meditazione comincia. 20 min di meditazione stando seduti, 20 min camminando, e altri 20 stando ancora seduti. La meditazione consisteva nel pensare a NIENTE, solamente al proprio respiro quando si stava seduti e ai proprio piedi quando si camminava. Io dopo 5 min che stavo seduta (esagero, 2 minuti) ero gia’ stufa di ascoltare il mio respiro (che comunque sentivo gia ogni volta che mi mettevo i tappi nelle orecchie per non sentire altri rumori) e ho cominciato a guardarmi in giro. Sbagliatissimo!!!!!!! Ho cominciato ad osservare il monaco tutto avvolto nel suo panno arancione, le altre persone che invece si concentravano su niente molto piu’ di me, gli uccellini che canticchiavano nel bosco, gli altri monaci in arancione che ci osservavano intanto che noi (gli altri) stavano meditando. Ho resistito per 20 minuti seduta, pensando anche al mal di sedere, di ginocchia, di gambe a furia di starmene seduta. Finalmente ci si alza, ed ecco che devi pensare al tuo piede e basta. Dopo tre minuti decido che non fa per me, non ne posso piu’ di non pensare a niente e del mio piede non mi interessa molto. Cosi decido di uscire dal tempietto e mi siedo sotto un albero leggendo l’introduzione della guida (le religioni in laos). Dopo un minuto che sono seduta mi si avvicina un monaco, anche lui tutto avvolto nel suo panno arancione, e cominciamo a chiacchierare del piu’ e del meno. Parla benissimo inglese e ha voglia di chiacchierare. Simpatico, mi racconta cosa sta studiando, come e’ la scuola per loro monaci, senza nessun obbligo di restare nell’ ordine, vuole sapere come e dove abitiamo noi, quante lingue si parla, tra le prime domande se ero li da sola o se avevo un boyfriend. In un attimo ecco che mi accorgo che gli altri hanno gia finito la meditazione. L’idea di andare a fare l’ora di meditazione non e’ stata niente male, anzi.

A vientiane abbiamo visitato il pha that luang, il tempio simbolo della religione buddista e della sovranità del laos. E’ un tempio completamente ricoperto d oro, 500 kg di oro. Quasi mezzogiorno, una giornata con un tempo stupendo e con un sole caldissimo. Il tempio risplendeva, luccicava che quasi non si riusciva a guardarlo! Tutto d’oro, con lo sfondo un cielo blu blu. Sembrava un po’ di essere al mare, quando tutte le goccioline riflettono la luce del sole e danno a chi lo guarda una strana sensazione di perdita di equilibrio. Il monumento in se non e’ chissa’ cosa, ma questa sensazione di grandissima luce dava un impressione davvero sbalorditiva. La sera invece la luce assume colori completamente diversi in riva al mekong, quando si intravedevano un sacco di barchette che silenziosamente scorrono sul fiume, quasi fossero foglie di alloro

  • 966 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Parole chiave
, ,
Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social