Laos, stella cometa d'Oriente

Il nord del Laos tra etnie, villaggi, monasteri e viaggi fluviali in mezzo alle montagne

  • di Grazia Pereno
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 12
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Il Laos ha la forma di stella cometa. La coda come ambiente è molto simile alla Cambogia che abbiamo visto due anni fa, quindi abbiamo deciso di visitare il nord, che è la parte a forma di stella, terra di montagne, di tante etnie e di foreste nebulari.

27/12/2014 con volo Oman Air arriviamo in perfetto orario a Bangkok Suvarnabhumi: dormiamo al vicinissimo Mariya Boutique Hotel dove ceniamo con 6 euro a testa.

28/12 volo domestico per Chiang Rai. Depositiamo in hotel i bagagli e andiamo a visitare il favoloso Wat Ko Run, detto il “tempio bianco”, sfavillante e veramente imperdibile. Poi la nostra compagnia di 12 amici si divide: una parte visiterà i villaggi delle donne giraffa, dette cosi per gli anelli dorati che circondano il collo e glielo allungano a dismisura. L’altra parte con me rifiuta questa visita per un motivo etico: pensiamo che se i turisti non visitassero più queste donne, questa crudele tradizione si fermerebbe. Quindi percorriamo un splendida strada in mezzo alla foresta fino a raggiungere la cima del Doi Tung, la vetta più alta della Thailandia: qui la regina madre ha creato uno splendido giardino botanico che si chiama Mae Fah Luang dove passiamo due ore meravigliose, fra piante tropicali, aiuole fiorite e almeno 300 varietà di orchidee.

Nel pomeriggio ci ritroviamo tutti insieme al mitico Triangolo d’Oro, un tempo crocevia del traffico di droga e incontro di tre stati: Birmania, Thailandia e Laos. C’è una enorme barcone con un Buddha alto almeno 5m; foto di rito e ritorno a Chiang Rai per la notte

30/12 Oggi facciamo un’escursione al confine con la Cina attraverso una tortuosissima strada che passa attraverso spettacolari foreste nebulari che fino a metà mattina si coprono di nebbie creando un ambiente surreale. Arriviamo a Muang Sing fra bananeti immensi, poi lasciamo la strada asfaltata e a piedi raggiungiamo un villaggio di etnia Akha e un altro di etnia Tai Black dove le donne portano sciarpe di lana rossa e imponenti turbanti. Siamo alla frontiera con la Cina e facciamo la rigorosa foto-ricordo davanti alla barra con tanto di bandiere cinese e laotiana. Torniamo a Luang Namtha per la notte. In realtà da questa zona dell’estremo nord ci aspettavamo di più: ormai le capanne in fango, bambù e stuoia stanno lasciando posto al cemento e alla lamiera, dando più benessere alla gente, ma l’autenticità è irrimediabilmente compromessa.

31/12 Alla periferia di Luang Namtha visitiamo uno splendido villaggio Black Lanten Lao, dove le donne tingono ancora con l’indaco i vestiti, portano curiose ghette bianche e copricapi blu: il villaggio è incastonato in una stretta valle fra ruscelli e cascate ed è costruito interamente in bambù e tetti di foglie palma. Fiori e piante selvatiche circondano le case e lo scenario è indimenticabile. Poi iniziamo il trasferimento verso sud-est fra alte colline ammantate di foreste e valli coltivate a risaie: qui in montagna si fa solo una raccolta di riso all’anno e i villaggi sono molto distanti uno dall’altro, divisi da sentieri scoscesi che nella stagione delle piogge diventano impraticabili. Arrivati a Oudomxay saliamo sulla collina del tempio di Poum Pouk con un grande Buddha e relativo monastero. C’è una festa H’mong e la gente in costumi coloratissimi assiste a gare di lancio della trottola. Pernottiamo al Charming Lao Hotel, carinissimo con un giardino tropicale interno e un gestore orgogliosissimo di avere 12 italiani nella notte di Capodanno: dopo cena ci organizza una festa nella quale noi siamo gli ospiti d’onore, con musica a tutto volume, grigliata e birra a volontà, tutto gratis. Ci organizza anche una lotteria dove vinciamo ben 19 dollari (che lasceremo di mancia) e per finire ci regala anche degli apri bottiglia tipici

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