Le rêve d’Indochine…

un rilassante itinerario lungo il lento scorrere del Mekong

  • di giubren
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Il Laos è forse il paese della vecchia Indocina meno conosciuto.

Il suo territorio montagnoso e ricoperto da foreste – soprattutto nella parte settentrionale – rallenta notevolmente i tempi di percorrenza sulle strade ed il fiume Mekong continua ad essere, come in passato, una delle principali vie di comunicazione.

Atterriamo, dopo uno scalo a Bangkok, all’aeroporto internazionale di Wattay ed attendiamo pazientemente il rilascio del visto d’ingresso.

La capitale Vientiane è sicuramente tra le più tranquille del sud est asiatico; il traffico è piuttosto scarso e la città si visita a piedi in un paio di giorni.

Adagiata sulle rive del Mekong, la sonnolenta capitale laotiana appare culturalmente distante dalla dinamica e vicinissima Thailandia, che si affaccia sulla riva opposta del fiume. Il vecchio centro storico conserva numerosi edifici d’epoca coloniale ed il palazzo del governatore oggi è divenuto la residenza ufficiale della presidenza. L’influenza della lingua francese è ancora visibile sui cartelli stradali bilingui e sugli edifici pubblici e ministeri, malgrado la lingua d’oltralpe abbia perso anche qui molto terreno in favore dell’inglese. Il panorama culinario della capitale è allietato da vari ristoranti francesi, ma soprattutto sono diffuse le panetterie di baguettes e, tra le abitudini ludiche, è ancora molto popolare il gioco della pétanque (bocce) che costituisce un curioso retaggio coloniale.

Vientiane (traslitterazione di Vieng Chang – come tutt’ora i laotiani pronunciano il nome della città) fu rasa al suolo nell’800 dai siamesi, con i quali nel passato non ci sono stati mai rapporti di buon vicinato. La conseguenza è che sono pochissimi i monumenti più antichi sopravvissuti alla distruzione e la città risente ancora della pianificazione realizzata in epoca coloniale dove l’avenue Lang Xang rappresenta la principale arteria cittadina, che, non a caso, ricorda gli Champs Elysées parigini con il Patuxai (arco di trionfo) alla sua estremità. E’ possibile salire in cima all’arco per una vista di 360 gradi sulla città, caratterizzata ancora da bassi edifici. I cinesi stanno notevolmente contribuendo allo sviluppo edilizio e sta per essere ultimato il mastodontico edificio che sostituirà, a breve, il grande mercato cittadino Talat Sao.

Il Wat Si Saket è sicuramente il tempio più suggestivo ed antico, risparmiato dai siamesi per il fatto di essere stato concepito secondo i dettami architettonici del loro paese. Un porticato circonda il santuario principale (sim) sotto il quale sono allineati numerosi Buddha seduti. Il tempio pare che conti un totale di circa settemila statue di ogni dimensione ed affascina per la sua atmosfera decadente. Non distante, si raggiunge Haw Pha Kaew – l’ex tempio reale – oggi trasformato in un museo di sculture buddhiste. Un tempo il prezioso Buddha di smeraldo era custodito qui ma i siamesi lo trafugarono e lo portarono a Bangkok dove si trova tutt’ora. L’edificio che si ammira oggi è in realtà una ricostruzione del ’42 che però ha cercato di essere più fedele possibile all’originale.

Il Pha That Luang – monumento simbolo del Paese – è un grande stupa dorato che sorge nella parte settentrionale della città. Le sue grandi guglie scintillano alla tenue luce del tramonto, un altro luogo suggestivo che si visita in tutta tranquillità e senza alcun affollamento turistico.

Nel complesso, Vientiane è una città molto piacevole ed accogliente e la sua visita non può definirsi completa senza essersi recati allo Xieng Khuan, altrimenti noto come il “Buddha Park” che si trova ad una ventina di chilometri dal centro. Raggiungiamo il sito tramite gli economici autobus locali, che partono dalla stazione dietro al Talat Sao e che impiegano circa un’ora. Si tratta di un opera unica nel suo genere, realizzata da un fantasioso artista e dai suoi allievi nel 1958: statue in cemento del pantheon buddhista ed induista sono disseminate in un parco tropicale che sorge lungo le rive del Mekong. E’ un luogo sicuramente originale e fotogenico, con le sculture dalle fogge più fantasiose ed incredibili e che spesso evidenziano l’influenza dello stile classico di Luang Prabang

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