Lanzarote, isla del fuego

Isola affascinante, geologia straordinaria, paesaggi unici. Riserva marina con aree protette, rispetto per l'ambiente, tutela del patrimonio culturale ne fanno una meta interessante

  • di curiosona
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: tre
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Lanzarote, scoperta dal genovese Lanzerotto Malocello al quale deve il suo nome, è l’isola più orientale dell’arcipelago delle Canarie e si trova solo a un centinaio di chilometri dalle coste del Marocco. Dichiarata dall’Unesco “Riserva Mondiale della Biosfera” nel 1993, il 43% del suo territorio è vincolato da divieti per preservare la bellezza dell’isola e salvaguardare flora e fauna. Le case devono essere bianche e le imposte dipinte di marrone, verde o blu.

Con il volo diretto MI-Arrecife di 4h30 atterriamo verso sera sull’isola e, dopo aver ritirato l’auto a noleggio, ci dirigiamo nella casa che abbiamo prenotato a Punta Mujeras a nord-est. Purtroppo al buio non notiamo molto del paesaggio e rimandiamo tutto al giorno seguente. La casa, composta da due camere da letto, la sala, la cucina e il bagno, si affaccia sull’oceano ed è molto fresca. Il nostro piccolo gruppo è composto da una coppia e dal cugino che si unisce sempre molto volentieri ai nostri viaggi “on the road”.

Piuttosto che fare un resoconto di queste mie vacanze preferisco raccontare la nostra esperienza e specificare i luoghi che ci hanno colpito di più.

Due sono le caratteristiche principali di Lanzarote: i paesaggi lunari e gli edifici realizzati dall’artista César Manrique, pittore, architetto e scultore che è riuscito ad armonizzare le sue opere con la bellezza della natura.

L’isola ha una superficie di 795 km2 ricoperti quasi esclusivamente da lava solidificata che, sotto la luce del sole, assume vari colori dal nero al rosa, dal viola all’ocra. Sono paesaggi marziani con le rocce aguzze e le distese di lava inaccessibile al pubblico che chiamano “malpais”. Lanzarote è chiamata anche “Isola fortunata” grazie al suo clima temperato tutto l’anno: temperature medie tra i 18 e i 25 gradi, tasso d’umidità quasi nullo, le piogge scarse e la brezza marina costante. Il Parco Nazionale del Timanfaya nel cuore dell’isola a sud-ovest è nato da una serie di eruzioni vulcaniche che ebbero luogo tra il XVII e il XVIII secolo. Questo è l’unico Parco Nazionale Geologico di Spagna formatosi dal fuoco e i colori delle rocce variano dal marrone al rosso, dall’ocra all’arancio ai grigi sino al nero. Si entra nel Parco, si parcheggia e nel costo del biglietto d’ingresso (10 Euro) è compreso il giro in autobus che fa il percorso interno della durata di circa un’ora e ci aiuta a capire meglio come si è formata questa meraviglia della natura. Un disco spiega in spagnolo e inglese gli eventi delle eruzioni e l’autista si ferma nei punti strategici per scattare fotografie. Tra i suoi vulcani più noti ci sono La Montaña del Fuego, La Caldera del Corazoncillo e la Montaña Rajada.

All’interno del Parco c’è, secondo me, una zona magica che prende il nome dal lanzaroteño Hilario, un personaggio leggendario che si ritirò a vivere qui dopo la Guerra delle Filippine. Secondo la leggenda, Hilario tornò a Lanzarote e decise di vivere come un eremita soltanto in compagnia di un cammello. Hilario costruì la sua casa proprio dove oggi si trova la parte centrale del Parco e decise di piantare un albero di fichi. L’albero crebbe e fece fiori rigogliosi, ma non diede mai frutti perché, secondo Hilario, “i fiori non possono alimentarsi di fiamme”. Oggi qui si trova il ristorante “El Diablo” progettato da César Manrique nel 1970. Le sue splendide vetrate alle pareti permettono una vista panoramica unica sul Parco dei Vulcani. All’interno del ristorante, dietro una parete di vetro, si trova un albero di fichi alla cui base ci sono ossa di cammello in ricordo della leggenda di Hilario. Qui si gustano patate e carne arrostita in modo naturale col calore che viene dalla terra

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