I colori di Lanzarote

Vulcani e spiagge nere, colate e grotte di lava, geyser, statue di pomici e deserti di ceneri, calette profonde e mare azzurro: tutto ciò che la potenza della natura ha prodotto vive in simbiosi con piscine tropicali, giardini lussureggianti, auditorium ...

  • di Tonyofitaly
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro

2° giorno

Oggi dedichiamo la mattinata ad un salutare tuffo in mare seguito da una esposizione (non troppo lunga) al sole. Le spiagge di Puerto del Carmen sono sia libere che attrezzate: per due lettini e un ombrellone spendiamo appena 12€ in totale, trastullandoci così tutta la mattinata tra onde, sole, creme e pettegolezzi sui bagnanti. Per non ustionarci, ritorniamo all’appartamento per poi, nel pomeriggio, partire alla breve visita di Puerto del Carmen. Nato prettamente come centro turistico, la lunga distesa di hotel, appartamenti e centri commerciali ne fanno la meta più frequentata soprattutto dai vacanzieri del nord Europa (è più facile sentir parlare inglese o tedesco che spagnolo), attirati in inverno dalla mitezza del clima. Ci dirigiamo subito verso la zona del porto seguendo il lungomare in direzione sud, passando davanti all’elegante C.C. Los Fariones e girando poi a sinistra in calle Alegranza, per finire alla piccola spiaggia di Playa Chica. Da qui parte un percorso pedonale che lambisce i sottostanti scogli, sistemati a terrazze digradanti verso il mare e abbelliti da fiori e piante grasse tipiche di queste zone: la luce solare volta al tramonto, il blu del mare e la leggera brezza che soffia rendono dolce e piacevole il panorama e la passeggiata. Giungiamo al porto (prettamente turistico) e alla piccola chiesa di Nostra Signora di Lourdes e poi ritorniamo indietro per Calle Roque Nublo, che ci riporta sulla via principale (Calle Juan Carlos I) e davanti al C.C. Biosfera, uno dei più grandi della città. Riscendiamo per calle Guardilama e poi per calle Timanfaya fino a riprendere l’avenida del lungomare, dove trascorriamo tra musica pop, partite del campionato inglese e numeri del bingo (sì, qualche locale attira la clientela così) tutta la serata.

3° giorno

Partiamo nella mattinata per la prima gita all’isola, decidendo di visitare tre dei tanti siti d’interesse artistico, architettonico nonché naturalistico che l’isola offre. La macchina va veloce lungo le scorrevoli strade fino a Guatiza, il villaggio in cui sorgono i Jardìn de Cactus, un bellissimo giardino voluto dall’architetto-artista César Manrique e composto di fiori e piante tipiche delle zone desertiche e tropicali. Fatto il biglietto, accediamo al giardino, che si presenta nella forma tonda e scura come la bocca di un vulcano. All'interno sono sistemate in vari percorsi molte piante grasse e alberi provenienti dalle zone aride e dai deserti di tutte le parti del mondo, frammezzate da opere dell’artista (molto carine sono la fontana, il padiglione dello shopping e le toilette) e da un tipico mulino dell’isola, costruzione ormai scomparsa. Scattiamo foto e riprese video a volontà, complici la magnifica giornata, la buona luce e le tante belle prospettive che il giardino offre, e ce ne usciamo dopo circa un’oretta e mezza sazi e satolli per la bella visita.

Riprendiamo la strada fino a raggiungere, in circa un quarto d’ora, le Cuevas de los Verdes, il secondo sito che abbiamo intenzione di visitare. Timbrato il biglietto, procediamo all’ingresso e ci mettiamo in attesa che la guida riunisca il numero giusto di persone (credo sia cinquanta) per far partire la visita, cadenzata all’incirca ogni quindici minuti: infatti, poco dopo, scendiamo nelle grotte preceduti dalla stessa guida che ci avvisa di star in fila, fare attenzione alla testa e non uscire dalla strada segnata. Le Cuevas (grotte) che visitiamo non sono altro che cunicoli scavati dalla lava eruttata dal vicino vulcano Corona in secoli e secoli di attività: a ogni colata, lo strato superiore si raffreddava subito ma quello inferiore continuava a scorrere. Quando l’eruzione terminava e la lava smetteva di fluire, il percorso inferiore si svuotava e nasceva così una grotta: le cavità, infatti, sono sovrapposte l’una sull’altra e scendono fino a una profondità di 40 m. Passati tra antri e cunicoli, arriviamo alla parte più profonda, composta di un anfiteatro dove si organizzano eventi in cui si suona anche musica, ma la parte più bella è un’enorme grotta di cui, però, ci chiedono di tenere il segreto sulla sua particolarità. Alla fine, dopo una quarantina di minuti, emergiamo dalle profondità della terra ben contenti della visita interessante fatta. A questo punto, vista la breve vicinanza, andiamo ai Jameos de l’Agua, l’ultimo sito da visitare: poca fila all’ingresso e, dopo aver timbrato il biglietto, scendiamo per una piccola scala e ci troviamo nel primo jameos

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