Le perle del Lago Maggiore

L'eleganza delle isole del lago e dei suoi borghi più belli, l'intimità dell'eremo di Santa Caterina e il divertimento del Safari Park di Pombia. Tutto in una vacanza

  • di alvinktm
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Quando arriviamo il lago è particolarmente azzurro, forse perché si riflette il cielo di un blu intenso solcato solo da rarissimi nembi bianchi, le barche sonnecchiano nel piccolo porticciolo dove l'acqua pare uno specchio tanto è immobile, e il sole ci bacia col tiepido calore di un'estate torrida ormai dimenticata. Questo è il ritratto del bel paese di Laveno-Mombello adagiato sulla riva orientale del Lago Maggiore, per intenderci quella lombarda.

È l'ora di pranzo e un bel piatto di pasta 'alla lampara' condito con pomodoro e una grattugiata di ricotta dura ci attende alla trattoria La Lampara. Il piatto non poteva chiamarsi diversamente visto che è la specialità del posto. Il servizio è veloce e alla mano, e il locale spartano dal buon rapporto qualità-prezzo. All'ora di pranzo è affollato di operai e questo è un buon segno quando si deve scegliere ristorante sconosciuto. Non affaccia sull'acqua ma in compenso è circondato da parcheggi, risultando così comodissimo per chi come noi si sposta in macchina.

Non potevamo scegliere una giornata migliore per partire per questa breve vacanza organizzata all'ultimo momento a causa del tempo incerto e dei nostri impegni, e vista la limpidezza dell'aria decidiamo a pancia piena di raggiungere i 1100 metri circa del Monte Sasso del Ferro. Se state pensando a una faticosa scarpinata vi sbagliate. In effetti il sentiero c'è ed è pure ben indicato, ma noi preferiamo salire a bordo dei piccoli bidoni verdi di ferro (usati al posto della classica cabinovia) e goderci il quarto d'ora di viaggio sino alla sommità. Man mano che si sale l'orizzonte aumenta pian piano e una volta in cima si resta entusiasmati dalla vista mozzafiato sul lago Maggiore, anche detto del Verbano, attorniato dalle dolci montagne delle prealpi foderate da boschi lussureggianti resi ancor più verdi dalle recenti piogge. Dietro di esse svettano le alte cime innevate delle Alpi e del maestoso Monte Rosa, mentre se si gira lo sguardo verso meridione compare il lago di Varese insieme agli altri laghetti del circondario e l'occhio si perde nell'infinità della pianura Padana. Paesaggio a parte, sulla stretta sommità del monte Sasso del Ferro si trovano un albergo, un ristorante e un bar, oltre agli immancabili giochi per bambini che il nostro Leonardo di diciassette mesi ha ampiamente sfruttato. Da qui ci si può pure lanciare con parapendii e deltaplani grazie al punto di lancio proteso verso il nulla: un brivido che lasciamo volentieri ad altri. Per tutte le informazioni sulla funivia consultate il sito internet: http://www.funiviedellagomaggiore.it.

Laveno dall'Eremo di Santa Caterina del Sasso, nostra prossima destinazione, dista poco meno di dieci chilometri da percorrere lungo la strada SP69 con qualche scorcio sul Verbano. Quando si giunge all'ampio parcheggio nulla lascia immaginare cosa si nasconde al termine dei 268 gradini di un percorso aggrappato alla parete verticale della scogliera che si getta nel lago. Volendo c'è anche un ascensore scavato nella roccia ma vale di certo la pena fare un po' di fatica e giungere all'ingresso dell'Eremo godendosi il bel panorama e la sensazione di avvicinamento all'acqua sopra cui veleggiano silenziose barche a vela e sfilano traghetti carichi di turisti stranieri venuti fin qui ad ammirare le nostre perle italiane. Ad accogliere i pellegrini oltre al calore del sole particolarmente avvolgente, vi sono i dipinti della Sala Capitolare, o meglio ciò che rimane delle pitture eseguite in vari periodi storici. Di notevole impatto sono l'affresco del 1493 di S. Eligio intento a guarire un cavallo e il quadro raffigurante la crocefissione di Cristo con la Maddalena inginocchiata tra Maria Vergine e San Giovanni Evangelista. Entrambi hanno subito un minuzioso lavoro di restauro il quale li ha riportati agli antichi splendori. All'esterno della sala il grosso tronco di noce sostenuto da traverse e perforato da una vite di 353 centimetri costituisce il vecchio torchio da uve e da olive risalente agli anni a cavallo del 1700. Ci ricorda la semplice vita di un tempo e conserva la fatica fisica di quei monaci che stagione dopo stagione producevano vino e olio per il proprio sostentamento. Queste zone erano ricche di vigneti e oliveti e le persone per sopravvivere coltivavano la terra, di certo generosa visto il clima da riviera e la dolcezza delle sue colline

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