Deep inside Kuwait

E’ l’alba di un grigio giorno di febbraio. Dall’oblò dell’aereo che sta scivolando verso la pista vedo un continuo sfilare di enormi impianti di stoccaggio, raffinerie di petrolio , bacini e moli con alcune mega petroliere ormeggiate , tutto è ...

  • di gfcly
    pubblicato il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: 3500

E’ l’alba di un grigio giorno di febbraio. Dall’oblò dell’aereo che sta scivolando verso la pista vedo un continuo sfilare di enormi impianti di stoccaggio, raffinerie di petrolio , bacini e moli con alcune mega petroliere ormeggiate , tutto è perfetto , ordinato, tutto spicca nitido e lindo contro il giallo ocra della sabbia del suolo. Il tempo di memorizzare queste immagini, poi il contatto delle ruote sull’asfalto e un lungo rullaggio verso il terminal del “Kuwait International Airport”. Parcheggiati davanti allo scalo merci vi sono molti velivoli della “ Evergreen” , la compagnia area più “ usata” dalla CIA, segno che il petrolio e il “ Grande Satana”, cosi come viene definito dagli arabi il potere occulto che lo governa , sono qui di casa; l’esserne così vicini fa sempre uno strano effetto. Appena fuori dal finger vengo indirizzato da funzionari verso il varco riservato agli occidentali dove i dati dei passaporti dei passeggeri in arrivo vengono inseriti su un computer e riportati su due formulari identici uno dei quali mi viene consegnano con l’indicazione dello sportello per il controllo del visto d’ingresso. Tutto è automatizzato, silenzioso, rapido efficiente, il formulario timbrato assieme al passaporto mi viene riconsegnato con allegato un avviso che avverte dell’obbligatorietà di riconsegnarlo al momento dell’uscita , altrimenti non si esce. Lo scalo è ultramoderno e lussuoso come d’altronde in tutti i Paesi del Golfo, il marmo e l’acciaio anodizzato abbondano e rivestono ogni superficie. Edificata.. Oltrepassata l’area doganale mi ritrovo in un ampio e luminoso hall pieno di negozi di lusso. Più che in un aeroporto sembra di stare nell’atrio di un albergo, dove tutto il personale, a partire da quello dirigenziale fino ai commessi dei negozi e facchini ,veste impeccabili divise. Sarà per l’ora ma vi è poca gente, i cittadini “ kuwaity “(kuwaitiani) si distinguono per gli eleganti destasché , il tradizionale vestito bianco del posto. Tessuti in pregiato lino lasciano intravedere dalla trasparenza dell’unica ampia tasca il cellulare , la stilografica di gran marca e l’immancabile Al Mesbah, il rosario di ambra o di giada . Sul capo la ghotra, il tipico copricapo sempre in lino è trattenuta dall’ugal, un cordone di colore nero anticamente usato come morso per i dromedari. Ad attendermi è un comandante della Kuwait Airways al quale devo l’invito a visitare questo paese per nulla votato al turismo. E’ appena sceso da un volo d’addestramento sui nuovi Airbus che sostituiranno i 747 Jumbo . Bel colpo per le casse della Francia ! Nel parcheggio dell’aeroporto mi scontro con la prima “botta” di lusso. I 4x4 delle ultime generazioni la fanno da padrone, Ford, Higlander, Sequoia, Explorator, Dodge Durango ,STS, Lincoln Navigator, Lexus, Land Cruiser, Prado, Cayenne per non contare le mega berline, Jaguar, Rolls, Peugeot . Mi viene da pensare perché mai andare ai saloni di Ginevra o Parigi , quando qui non si paga nessun biglietto per vederle .

I posti auto del parcheggio a due piani sono separati da cordoli di cemento e sono così ampi che da noi di vetture se ne metterebbero due se non tre , per non parlare delle Smart . Ovunque si respira aria di spazio, ordine e tecnologia avanzata. Prendiamo la King Abulaziz Saud Express Way, ovviamente a otto corsie , si fila a circa 110 all’ora, le macchine hanno di serie un segnalatore acustico che entra in funzione appena si supera tale limite ,mentre i semafori indicano i tempi di attesa. L’istituzione della patente a punti sbarcata in Kuwait molto prima che da noi e le foto camere per la rilevazione delle infrazione visibili ai lati dei guard rails hanno esaurito la loro funzione di spauracchio , cosicché il traffico scorre molto veloce ma ordinato. Ovunque si vedono solerti legioni di giardinieri pakistani e cingalesi che annaffiano le palme e rasano l’erba dei prati che delimitano le aree spartitraffico . I cavalcavia ed i sottopassaggi sono imponenti e sinuosi , le pareti sono rivestite con mosaici di pietre o di marmo. Per diversi chilometri è tutto un susseguirsi di lussuose ville, il sole che nel frattempo è apparso , ha già portato l’indicatore della temperatura esterna del Prado a superare 38 gradi, e lo zenit è ancora lontano. Il display del navigatore gracchia per avvertire che a breve si deve lasciare l’autostrada, con il traffico altamente canalizzato è indispensabile prepararsi per tempo per segnalare il cambio di corsia.; poco dopo siamo al centro città, downtown come viene chiamata , diretti all’albergo Courtyard By Mariot appena aperto. Depositata la valigia rieccomi in strada diretto alla casa del comandante, ora siamo sulla Arabian Gulf Road in direzione Messila. Anche questa arteria è un susseguirsi di ville faraoniche. Una, in particolare a due piani mi colpisce , sul tetto e sui balconi appositamente costruiti prosperano delle palme adulte ricolme di datteri

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Commenti
  1. jade87
    , 2/11/2010 16:53
    Complimenti per il tuo diario di viaggio è veramente descrittivo e intenso. Io dovrò trasferirmi lì per un anno per lavoro e spero di trovarmi bene!
    Qualsiasi consiglio tu possa darmi sarà ben accetto.
    Grazie.

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