Kurdistan

Passeggiata ed Esplorazione

Descrizione

13 luglio 2011 La compagnia aerea “Pegasus” portera’ Davide (io) , Carla e Alessandro all’inizio del Kurdistan. Volo Bergamo-Istanbul, Istanbul-Adana. 300 € ben spesi. L’”avventura” comincia in aeroporto a Istanbul. Mentre camminiamo verso il gate per prendere il volo per Adana, Alessandro perde il biglietto aereo! Ci salva la fortuna sotto forma di un cittadino turco che prontamente ci chiama e ci rida’ il biglietto. E questo e’ solo l’inizio degli aiuti e cordialita’ che incontreremo in seguito. Usciamo dall’aeroporto di Adana alle 22.00, e strano ma vero, dall’aeroporto non partono mezzi pubblici per raggiungere il centro, in cui avevamo prenotato le prime due notti. Usciamo quindi a piedi e incontriamo la prima difficolta’, che ci accompagnera’ per tutto il viaggio, cioe’ farsi capire in un luogo dove quasi non si parla inglese. Chiediamo dove’ la fermata dell’autobus, e diverse persone (quando chiedi qualcosa si fanno veramente in quattro per aiutarti) ci dicono che si fermera’ li’ dove ci troviamo, cioe’ lungo una curva! Noi da bravi italiani non ci crediamo, il vero italiano vede sempre un tranello, e invece e’ proprio cosi’! Sono praticamente assenti i bus di linea, e il trasporto pubblico e’ affidato ad una marea di Dolmuc (minibus) , presumo privati, che attraversano in continuazione la citta’ e si fermano immediatamente quando qualcuno chiede di salire, dovunque si trovi. Caldo afoso, resistiamo alla tentazione di prendere dei succulenti gelati “grattati” da grossi pani di ghiaccio gelatinoso. Ci buttiamo invece su bottiglie di acqua sigillata, che troveremo sempre dovunque senza difficolta’. Hotel Mercan in centro, Stanza singola per 25€ a notte con colazione (in seguito noteremo che i prezzi sono da due a tre volte inferiori rispetto l’Italia), l’hotel non e’ certo bellissimo ma ha una cosa fondamentale: il climatizzatore (unita’ indipendente) in camera! Costante di viaggio indispensabile visto il periodo.

14 lug Questa grossa citta’ con piu’ di 1.000.000 di abitanti non e’ particolarmente interessante, ma merita una visita la bellissima nuova moschea, la piu’ grande della Turchia, con altissimi minareti e ricoperta di pregiati marmi bianchi e grigioazzurri. Anche l’interno e’ fatto con gusto, tutti gli altissimi soffitti sono decorati con il tipico stile orientale, che apprezziamo moltissimo anche perche’ la temperatura e’ gradevole mentre fuori ci sono 36 gradi. Per il pranzo , vista la vicinanza, entriamo in un grossissimo centro commerciale, e non ci pentiamo visto che mangiamo con pochi euro un grosso pollo molto saporito, a dire il vero il piu’ buono che abbia mai mangiato. E troviamo anche l’unico bar che ci dara’ un caffe’ all’italiana. Il pomeriggio lo passiamo a zonzo per il bazar/mercato, un numero infinito di banchi e botteghe dove, divisi per zone, si trova di tutto. Anche il meccanico che aggiusta lo scooter in mezzo alla via. Il prezzo bassissimo e la qualita’ apparentemente buona ci fanno acquistare alcune cose in pelle. La sera, ci affidiamo al suggerimento della nostra utilissima Lonely Planet ovvero un ristorante nella zona nuova della citta’.

15 lug Ore 8.30 partenza per il Nemrut Dagi, montagna di 2150 mt dove nel 1953 hanno rinvenuto le famose teste di pietra e la presunta tomba del re Antioco, morto nel 36 a.C. L’arrivo sara’ l’afosissima Kahta, 6 ore di comodo pullman per quasi 400 Km (tre soste), e qui entriamo veramente nel Kurdistan. L’Otogar (autostazione) di Kahta e’ composto di una bassa fila di casette-uffici un po’ malandati, con tante differenti agenzie private di trasporti. Un caldo opprimente, confusione, tante persone che ci guardano come marziani e ancora grosse difficolta’ a farci capire. Cerchiamo un passaggio per il Nemrut Dagi, e non esistendo uffici di informazioni turistiche, ci dobbiamo buttare sulla prima agenzia con cui riusciamo a metterci in contatto, sperando che non sia troppo truffaldina (impareremo che la truffa in Kurdistan e’ molto meno presente che in altri posti, esempio l’Italia). Dopo un po’ di contrattazione, Per 500 lire turche (circa 200 €) otteniamo un passaggio al Nemrut e altri siti archeologici, l’alloggio per una notte in una pensione in montagna e il ritorno a Kahta il giorno dopo. L’arrivo al Nemrut e’ al tramonto ed e’ un peccato non avere fotocamere professionali. La cima della montagna e’ una collinetta artificiale di pietre alta circa 50 mt, e nemmeno la piu’avanzata tecnologia ha potuto verificare se ci siano le spoglie o meno di questo re. E Scavare non e’ possibile in quanto franerebbe tutto. Dopodiche’ il nostro simpatico autista ci porta alla pensione, 10 km piu’ in basso, da dove ripartiremo la mattina prima dell’alba per rivedere il Nemrut ma soprattutto riuscire a prendere il pullman per Diyarbakir. Alla sera, primo incontro con due turiste (alla fine del viaggio saranno 9 in tutto!), due ragazze italiane che girano il Kurdistan con un auto a noleggio. Complimenti! Una nota, la breve notte e’ stata pure insonne, dovuta ad una vento fortissimo e costante che sembrava dovesse scardinare la casa dalle fondamenta. Hanno detto che a volte capita.

16 lug Dopo la freddissima e suggestiva alba al Nemrut, raggiungiamo Diyarbakir, tappa obbligata in quanto e’ una delle citta’ piu’ caratteristiche e simbolo del Kurdistan. Da notare che il Kurdistan fino a pochi anni fa, era considerato “inesistente” per il governo turco. Era persino vietato nominare la parola. Dopo decenni di repressione, In questi ultimi tre anni il governo e’ orientato verso un clima di distensione. Se e’ vero, si vedra’ in futuro. 600.000 abitanti, affiancata dal Tigri, la parte vecchia e’ completamente cinta da imponenti mura di basalto nere, e sono la seconda piu’ lunga antica muraglia intatta al mondo, dopo quella cinese. Questa vivace citta’ e’ abitata per otre ¾ da Curdi. Distinguibili per la pelle scura, una nera barba folta anche se rasata, e capelli pure folti e nerissimi. Cercando di raggiungere le mura della citta’, attraversiamo la parte piu’ povera della periferia, e continuamente gruppi di bambini ci corrono incontro. “hello! What’s your name? Where you from?” sono le uniche parole che riescono a dire in inglese, e quando diciamo i nostri nomi rispondono orgogliosi e contenti coi loro. Una sola volta uno si azzarda a dire “Money”, e subito viene sgridato da alcuni adulti. I Curdi hanno una dignita’ che non li rende propensi all’elemosina. Un’altra particolarita’, presente anche in Italia molti anni fa, e’ che i bambini sono veramente obbedienti verso gi adulti. Se sono della famiglia, e’ d’uso che aiutino i genitori, nel lavoro o nelle semplici richieste quotidiane. E non vedrete nessun bambino sbuffare o peggio ancora rispondere in modo arrogante. Insomma anche questi incontri sono stati piacevoli, anche se suggerisco di non girare per queste zone da soli di sera. Un luogo da non perdere e’ un antico caravanserraglio, caratteristico edificio con cortile interno e balconata anch’essa interna. La balconata e’ piena di locali dove si fanno colazioni (solo menu curdo) o spuntini, il piano terra e’ invece pieno di piccole botteghe di gioielli, vestiti, chincaglieria. Di fuori invece, il solito ricchissimo bazar, grandissimo e articolato. Tutti ci guardano, spesso ci sorridono e quindi non ci stupiamo quando un curdo ci accosta e attacca discorso. Facciamo amicizia e assieme ad un suo amico (turco) ci invitano a passare la serata, visto che e’ sabato, in un parco dove si beve e si ascolta musica dal vivo. Corriamo il rischio (sono comunque due sconosciuti) e accettiamo. Senza mai pentircene, visto che entrambi parlano inglese, la serata e’ diversa dal solito, e le tipiche danze curde cui ci “obbligano” a partecipare, sono fattibili anche per chi come noi non sa ballare Le donne mentre ballano sono allegre e sorridenti e i contatti, anche se solo per mano sono piacevoli. Per concludere ci portano a vedere un antico ponte romano sul Tigri, artisticamente illuminato, e dopo averci accompagnato in albergo, ci scambiamo gli indirizzi email e ci salutiamo calorosamente.

17 lug Alle 10 Lasciamo l’albergo che per 20€ a testa con colazione e’ stato davvero valido, e ci dirigiamo verso il mitico lago di Van. Sette ore di pullman (una sola sosta di mezz’ora) e quasi 400 Km di strada, inizialmente sterminati campi di grano, in seguito di montagna , incluso un passo a oltre 2000 mt. A dire il vero la strada, anche se non e’ proprio liscia, e’ larga e le curve non sono cosi’ fastidiose. Scendendo verso il lago percorriamo una bella valle con un bel torrente, ma completamente rovinati dai rifiuti lasciati ovunque. Van , grossa citta’ di oltre 300.000 abitanti, si trova quasi sulle rive dell’omonimo lago, uno dei piu’ grandi al mondo senza emissari (non manda acqua al mare). Per questo motivo la sua acqua e’ salata e fortemente alcalina. Altra curiosita’ della zona e’ la presenza del famoso gatto di Van, con gli occhi di colore diverso e la capacita’ di nuotare e cacciare il pesce del lago. Ma non pensate di incontrarlo facilmente per strada. Addirittura e’ in via di estinzione. Troviamo un hotel economico, in quanto le migliori combinazione qualita’ prezzo sono gia’ occupate, e ci buttiamo nel fiume di gente che percorre il viale principale. Anche qui quasi tutti uomini. Alla sera, chiedendo indicazioni a un curdo, arriviamo a fare amicizia e ci accompagna in un ristorante dove mangiamo ottima carne e non troppo speziata. Il giorno dopo noleggiamo una macchina e ci rechiamo a prendere il battello che ci portera’ su una bella isoletta, a vedere una chiesa armena/bizantina del X secolo. Aspettando il battello, ce’ anche un gruppo di ragazzini con cui ovviamente facciamo amicizia. Al ritorno a Van saliamo su cio’ che rimane del vecchio castello, da cui si gode una bellissima vista su citta’ e montagne. Consigliato al tramonto. La sera cena al ristorante, consigliatoci dal nostro amico della sera precedente e che incontriamo di nuovo, dove mangiamo a base di pesce. Tutto buonissimo e spendendo pochissimo, pure lasciando una cospicua mancia.

18 lug Con la macchina risaliamo una valle in direzione di Hakkari, arriviamo ad un passo di 2700 mt e dopo un paio di posti di blocco militari voltiamo a sinistra verso un’altra valle direzione Albayrak. Paesaggio stupendo, la valle e’ verdissima intorno al fiume, circondata da bellissime aride montagne solcate da profonde erosioni. Ci sono diversi paesini di montanari e avrebbe potuto essere una buona idea un pernottamento (ovviamente da privati, non ci sono locande). Qui il Kurdistan e’ estremamente autentico, e per chi piace il trekking e’ anche l’occasione di scarpinare su montagne veramente particolari. Puo’ essere un alternativa alla piu’ “famosa” Bahcesaray (altro villaggio di montagna 200 km piu’ a ovest). Torniamo a Van dove ci aspetta il nostro amico curdo che ci presenta un negozio dove trattano tappeti. Il prezzo e’ buono e la qualita’ (per noi profani) anche , quindi ci buttiamo sull’acquisto di un tappeto a testa. Ce li spediranno a casa ma attenzione, impareremo quando ci arriveranno che ci sono spese doganali a nostro carico, circa il 40 % del valore della merce! Concluso l’affare, ceniamo e prendiamo il pullman, viaggio notturno direzione Hasankeyf con cambio pullman a Batman.

19 lug Alle 4.30 il pullman si ferma in un incrocio e ci fanno intendere che noi siamo arrivati. In effetti e’ Batman, ma dove’ la stazione? Con l’aiuto di un altro malcapitato turco camminiamo per 5 km e arriviamo alla stazione che non e’ quella principale dove andava il pullman, ma una secondaria dove si prendono i minibus per Hasankeyf. Furore violento del mio amico verso l’agenzia, l’autista del pullman e un po’ tutta la Turchia. Non ci hanno detto che avremmo dovuto farcela a piedi. Comunque finalmente alle 8 possiamo salire sul minibus e dopo un paio d’ore arrivare in questa cittadina sul fiume Tigri, famosa per possedere i resti di uno dei primi insediamenti umani della storia, vecchio pare di 12.000 anni. Visitiamo i resti del villaggio, in parte sono praticamente caverne e in parte costruzioni romane/bizantine, e tutte con la prospettiva di essere parzialmente sommerse dal lago creato da una diga che il governo turco costruira’ se supportato da finanziamenti di banche turche e straniere. Contro tale progetto, nel 2009 Mauro Colombo ha creato e diretto un film-documentario: “Hasankeyf waiting life”. Nel pomeriggio prendiamo il primo minibus che arriva, destinazione Midyat, dove non ci fermeremo ma prenderemo il primo autobus per Mardin, citta’ assolutamente da non perdere. Da questa citta’ arroccata a 1000 mt di altitudine, si gode uno splendido panorama sulla pianura mesopotamica della Siria, distante circa 20 Km. La guida indica un hotel che puo’ fare al caso nostro, ERDOBA EDLERI. In effetti e’ molto bello , un edificio antico completamente rinnovato e con buon gusto, quasi di lusso anche per gli standard europei (una stanza singola costa circa 40 €, con colazione), e alla reception la bellissima ragazza di tipica bellezza turca , viso ovale, occhi e capeli nerissimi, parla bene l’inglese. Anche la posizione e’ invidiabile, il tetto e’ un terrazzo completamente scoperto, da cui si vede parte della citta’ e delle mura superiori, e parte della citta’ inferiore e pianura mesopotamica. Bellissima vista, soprattutto con la fresca brezza serale. Ceniamo in uno degli unici due ristoranti (anche questi di lusso), dove si puo’ bere vino o birra, e dove suonano musica dal vivo. Ovviamente alcuni curdi ci invitano a ballare e non possiamo rifiutare.

20 lug Dopo una vera abbondante colazione, scendiamo all’Otogar e prendiamo il primo minibus per SAVUR. 45 minuti di guida veloce e a sobbalzi ma tutto sommato il paese merita di essere visto. Passeggiando buttiamo l’occhio dentro un cortile chiuso da mura, dove ce’ un ambiente in cui un uomo tiene lezione ad alcuni ragazzini. Il posto e’ una MADRASA, e l’insegnante non appena ci vede, ci invita ad entrare. Ci togliamo le scarpe in quanto questo ambiente viene utilizzato anche per pregare, l’insegnante cerca di spiegarsi con il pochissimo inglese che conosce e fa leggere ad una ragazzina il corano, che in quel momento stavano studiando. Si percepisce qualcosa di strano che subito non afferro, poi capisco. I ragazzini , quasi tutte femmine, sono tutti sorridenti , e si nota che il rapporto con l’insegnante, che e’ gentilissimo anche con loro, e’ di profondo rispetto e obbedienza. Ricorda vagamente la scuola come doveva essere nei nostri paesi di campagna qualche decina d’anni fa. Aspettando il minibus per il ritorno a Mardin, notiamo un garage dove alcuni meccanici, i piu’ giovani hanno 10 anni, cercano di riparare il motore di un trattore. La foto e’ molto eloquente, e stupisce l’ottimismo e la caparbieta’ di questi meccanici nonostante gli scarsissimi mezzi. Ritorno a Mardin e giro per il bazar, anche questo di lunghezza infinita. E’ vendutissimo il famoso sapone prodotto in questa zona in modo ancora artigianale, realizzato con olio d’oliva con aggiunta di un pregiatissimo olio di pistacchi selvatici. Infatti il colore e ‘ quasi sempre un irregolare verde smeraldo. La quantita’ minima di soda caustica ne fa anche un detergente delicato, senza nulla togliere alle proprieta’ antibatteriche. L’acquisto e’ pure talmente conveniente , che ne compriamo piu’ d’uno. La sera, cena al secondo ristorante dove servono vino o birra. Qualita’ leggermente inferiore del primo, ma bellissimo locale con ottima posizione, tavoli su terrazzo con vista.

21-22 lug Scendiamo alla stazione dove abbiamo i biglietti del pullman per Sanliurfa , citta’ di 400.000 abitanti vicino alla Siria. Da notare che il giorno prima avevamo acquistato dei biglietti presso un agenzia, dalla quale siamo poi tornati dicendo che non li avremmo utilizzati in quanto l’orario non era comodo, e presso un’altra agenzia avevamo trovato una partenza migliore. Ci aspettavamo che si sarebbero limitati a stracciare i biglietti, invece ci hanno anche reso tutti i soldi spesi! Questa caotica citta’ e’ composta da Curdi, Turchi e Arabi, ed e’ molto frequentata dai pellegrini di varie religioni. Il polmone della citta’ e’ Hizir Ibrahim Halilullah, un’area verde dove ci sono moschee e i famosi canali pieni zeppi di grosse carpe considerate sacre. Saliamo sulla cima dei ruderi del castello dove veniamo sorpresi da un violento temporale con grandine, il primo di questo caldo viaggio. Poi in giro per il bazar, dove ci colpisce di vedere al suo interno alcuni fabbri al lavoro con incudine e martello, con tanto di fucina per scaldare il ferro. A fianco di mercerie e profumerie! La notte la passiamo all’hotel Ipek Palas. Non e’ certo il lusso ma non lo e’ neanche il prezzo, 35 TRY (15€) per una singola, con bagno e climatizzata. Qui piu’ che in qualunque altra citta’, le donne sono molto coperte, spesso con un lungo impermeabile chiaro, molto alla moda ne suo genere. Quasi mai si vedono donne senza velo, oppure in giro da sole. Al tempo stesso e’ pero’ curioso come a volte rivolgano a me e al mio amico sguardi sfacciati drittti negli occhi, a volte con sorrisi o addirittura inizi di conversazione : “where are you from ?” – “Italy!” - “ah-ha…” l’ennesima piacevole conferma di apprezzamento verso il popolo italiano!


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Kurdistan - Regione del Kurdistan, Iran

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