Avventura in Sudafrica

Safari fra gli animali selvaggi del Kruger National Park

Poi è il turno di un bufa­lo nero africano che ci sbarra la strada osservandoci fisso attraverso il vetro dell’auto, mentre mangia e urina. Do­po una mezz’ora ci lascia andare ed è in quel momento che vediamo le giraf­fe e poi degli elefanti solitari. “Spesso i turisti vengono e non sono mai com­pletamente soddisfatti finché non vedono il leone. Ma c’è molto altro da ve­dere e il bush può rivelarti i suoi doni finanche all’ultimo momento”. Infatti, è proprio all’ultimo momento che avvistiamo un gruppo numeroso di ele­fanti che si dirigono tutti verso un uni­co punto. Gli elefanti sono capaci di percepire dove si trova l’acqua, an­che quando è sottoterra, spesso pre­feriscono scavare il terreno e bere l’ac­qua filtrata con la sabbia piuttosto che lavarsi e bere nelle pozze aperte dove altri animali si sono lavati e hanno la­sciato le loro feci. Questa loro prefe­renza può anche essere d’aiuto agli altri animali che nei periodi di sicci­tà si affidano alle buche scavate dagli elefanti per poter bere. Lo spettaco­lo che ci troviamo davanti è qualcosa che porterò sempre con me. È una di quelle visioni che ti ricordano di sta­re effettivamente vivendo la tua esi­stenza e che c’è qualcos’altro davanti a te di vivo. Gli elefanti continuano ad arrivare, tra loro ci sono due cuccioli, uno più piccolo dell’altra (Alberto è ri­uscito a indentificarne il sesso – non so come, esattamente). Continuano a spruzzarsi a vicenda e a farsi spazio. Nelle riprese non si vede, ma eravamo letteralmente circondati: altri elefanti continuavano a venire dal bush e da dietro l’auto verso la pozza. “E questo è il benvenuto del bush.” Ci dice Al­berto. Restiamo a guardare gli elefanti per un’ora buona. Nove ore in auto nel bush non sono mai abbastanza.

DRITTE SUL KRUGER PARK

Questa che ho appena raccontato è stata la nostra seconda visita al Kruger. La prima l’abbiamo fatta su un’au­to aperta (mentre fuori pioveva a dirotto) con la nostra guida che ci ha se­guito in buona parte del viaggio, Ge­ertz, un autista che ha incarnato per noi il ruolo del classico afrikaans rigi­do, sempre pronto a sgridare un po’ la troupe. Tra un tentativo e l’altro di coprire le telecamere e non prender­ci un raffreddore troppo evidente, du­rante la prima visita siamo giunte a fa­re una pausa caffè a uno degli ingres­si del parco. Là abbiamo inscenato in­consapevolmente la reazione tipica di ogni italiano che passa all’estero più di due giorni: mia madre ha provato a ordinare un macchiatone, poi a ferma­re il caffè lungo che la barista stava fa­cendo con la macchinetta per renderlo più simile a un espresso… Ovviamen­te tutte azioni vane: sappiatelo, italia­ni, il caffè che prendete nel bush è, e sempre sarà, un caffè ancora più liqui­do di quello americano. Il lato positivo è che Geertz, dopo la scena alla caffet­teria e dopo avergli tradotto la battuta su come fanno a stare quattro elefanti su una 500 (la risposta è: “due davan­ti e due di dietro”), si scioglie un po’ e si confida: il suo cognome è Kruger, è uno dei discendenti del leader boero Kruger, da cui prende il nome la riser­va naturale. E comincia anche lui a rac­contarci curiosità sugli animali.

VI RIVELO UN CONSIGLIO…

Sappiate che non sempre vedrete tan­ti animali al Kruger, potrebbe piove­re e voi potreste trovarvi in una jeep senza finestrini, ma se avete pazien­za e se vi affidate a persone appassio­nate che conoscono il parco, il bush vi darà il suo “benvenuto”! Soprattut­to andateci nella stagione giusta, ver­so settembre, non come noi a febbraio! Sapendo che siamo comunque ri­uscite a vedere così tanti animali, im­maginatevi a che scene si riuscirebbe ad assistere in alta stagione… Su dove andare potreste chiedere consiglio a Luca e Valeria, altri due italiani (que­sta volta d’origine romana) che vivono in Sudafrica e che gestiscono il Bao­bab Bush Lodge. Oltre ad essere mol­to ospitali, sono appassionati di natu­ra e spesso fanno gite in famiglia col figlio al Kruger. La mattina dopo averci ospitato, ci mostrano delle foto scat­tate con una telecamera notturna da­vanti a una fontanella del lodge co­struita appositamente per gli anima­li: una famiglia di facoceri, apparente­mente, ha deciso di fare un bel bagno durante la notte! “Per andare a vede­re gli animali, la cosa migliore è anda­re in zone che conoscete bene e appo­starvi lì per qualche ora, specialmente alla mattina”, mi dice Luca. Poi ci rac­contano che c’è un leopardo nella zo­na del bush vicino al lodge, quindi alla fine è meglio non vagabondare trop­po. La verità è che nelle vicinanze del Kruger la convivenza con gli animali è la prassi e questo significa che biso­gna stare molto attenti. Gli “incontri” con gli animali intorno alle strade per­corse dagli abitanti della zona di Pha­laborwa possono essere di vario tipo. Dal vedere un po’ di scimmie che cam­minano in branchi sull’orlo della car­reggiata a trovare giraffe che si piazza­no davanti alla macchina, fino ai fiumi dove rischi di incappare in un ippopo­tamo, uno degli animali più pericolosi per l’essere umano! Ricordo un pome­riggio al Matimba Bush Lodge in cui improvvisamente delle scimmie sono entrate in cucina dalla portafinestra e hanno cominciato a rubare cibo e a scaraventare tutto per terra, mentre Daniela e dei camerieri urlavano e le cacciavano via con delle scope

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