Tra la greca Kos e la turca Bodrum...

Viaggio tra il bianco e l'azzurro di Kos e Bodrum, sospesi tra Grecia e Turchia

  • di Libra
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 3
    Spesa: Fino a 500 euro

L'appartamento è molto semplice, mobilia un po' vecchia direi, ma l'appartamento è grande. La terrazza è molto bella e effettivamente c'è la vista mare, si vede perfino la costa della Turchia e c'è una bella brezza marina! Dentro invece fa un po' più caldo.

Dopo aver sistemato il tutto decidiamo di recarci subito a Kos Town. Non abbiamo problemi a trovare parcheggio in centro, non c'è molto casino e ci sorprende un po' il fatto che comunque la macchina si può lasciare gratuitamente quasi ovunque. Parcheggiamo vicino al porto e ci dirigiamo verso le stradine di Kos Town.

Parzialmente distrutta dal violento terremoto che 1933 ha devastato l’isola, Kos Città conserva ancora molte tracce del suo glorioso passato ellenistico, romano e bizantino che si mescolano al carattere pittoresco della città vecchia, ricca di taverne, negozi e stradine ricoperte di buganvillee. Vediamo molti girare in bicicletta. Il porto, dominato dal Castello dei Cavalieri di San Giovanni, conserva un’atmosfera affascinante e tranquilla. Sulla torre sventolano le bandiere della Grecia e dell'Europa, quasi a voler ricordare ai vicini turchi che il Vecchio Continente inizia proprio a Kos. E' proprio alle spalle del lungomare del porto che si estende il centro cittadino con le sue piazzette, le vie di negozi, moschee e i resti archeologici. La piazza principale è piazza Eleftherias (Piazza della Libertà), la piazza è molto piccola ma suggestiva... ovviamente ricolma di negozietti di artigianato e souvenir...! Nella piazza è presente anche il Museo Archeologico. Il museo Archeologico di Kos è stato fondato durante l'occupazione italiana nel 1935. L'edificio, che è patrimonio artistico, non è a mio parere così suggestivo e dalla maggior parte delle persone viene definito come esempio dello stile architettonico lasciato dal dominio italiano che si può notare in molti edifici nelle isole del Dodecanneso. Secondo altri invece è un esempio dell'architettura monumentale dell'epoca fascista. Un terremoto catastrofico avvenuto nel 1933 ha offerto la possibilità agli archeologi italiani di effettuare vasti scavi, e agli ingegneri di progettare da capo la città di Kos dal punto di vista urbanistico, cosa che ha messo in risalto molti elementi dell'antichità. Al pianoterra e nell'entrata del museo archeologico sono esposte le più importanti opere di scultura, così come i mosaici.

Sulla maggior parte delle isole del Dodecaneso sono conservate interessanti testimonianze architettoniche della passata presenza italiana. A Kos, a parte il Museo Archeologico, risultano ben conservati nello stesso stile italiano dell'epoca, il Mercato Coperto e il Palazzo di Giustizia (molto bello, situato sul lungomare ad est del porto). Quest'ultimo fu inaugurato nel 1928 ed è ancora oggi sede del tribunale, ma anche di altri enti amministrativi. Un'altra struttura degna di nota edificata durante il periodo dell'occupazione italiana è l'Albergo Gelsomino, realizzato nel 1929, che ospita oggi l'Ufficio del Turismo.

Altro elemento fondamentale della piazza Eleftherios è la moschea di Defterdar. Ormai nessun muezzin sale in cima al minareto per chiamare i fedeli alla preghiera poiché la moschea che sorge sulla piazza, eretta nel 1725, non è più un luogo di culto. L'edificio ospita diversi negozietti e un piacevole caffè.

Di fianco al Mercato Coperto c'è un piazzale dove domina la Chiesa di Agia Paraskevi, costruita tra il 1932 e 1933. L'interno è completamente decorato con affreschi realizzato nel tradizionale stile bizantino, finanziato da famiglie dell'isola

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