Jimba nel cuore

Siamo stati due settimane. Siamo partite prima io e mia figlia Annalisa, destinazione Ventaclub Temple Point vicino a Watamu. Ero molto informata; avevo letto due guide, Routard e Lonely Planet, e tutto quello che potevo trovare sul Kenya nel Web. ...

  • di Teresa Luciano
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: 3500
 

Siamo stati due settimane. Siamo partite prima io e mia figlia Annalisa, destinazione Ventaclub Temple Point vicino a Watamu. Ero molto informata; avevo letto due guide, Routard e Lonely Planet, e tutto quello che potevo trovare sul Kenya nel Web. Da premettere che sono un tipo molto difficile, non amo partire senza sapere dove dormirò, cosi ci sarà attorno, che tipo di insetticida è efficace contro le zanzare ed altri insetti, per cui per me il Kenya non rappresentava una vacanza cosiddetta facile, anche se avevo scelto un tipo di struttura non proprio da “turista fai da te”.

Temple Point è stato proprio come mi aspettavo: tipiche case a due piani con tetto in makuti, immerso in una bellissima vegetazione, lambito dal Mida Creek, peccato l’erba del giardino un poco gialla. Se è vero che non lo bagnano per risparmiare l’acqua, vista la siccità che ha colpito il Paese allora complimenti per la sensibilità. Speriamo che sia così. Ottima struttura, ottima animazione (discreta), meraviglioso interprete ambientale, Stefano, che sa rendere unica anche l’esibizione più che turistica del vecchio dell’isola in mezzo al Creek. Kiribiti, patron del villaggio gryama, con undici mogli che si esibiscono in una danza per noi al solo scopo di spillarci qualche scellino alla fine dell’esibizione. Ma come non commuoversi alla vista dei bambini che ti accompagnano fino alla barca silenziosi, camminando di fianco a noi, senza chiedere nulla. Uno, avrà avuto quattro anni, camminava isolato nella sua casacca azzurra della divisa scolastica, con la testa alta e lo sguardo dritto avanti, quasi a cercare qualcosa al di là della spiaggetta dell’isola dove ogni giorno arrivano le barche dei turisti come noi. Così dignitoso. Ecco cosa mi ha colpito: la dignità della povertà.

La seconda settimana ci hanno raggiunte mio marito e mia figlia Alice. Ci siamo trasferiti a Watamu in casa di Elena, proprietaria di Chiky Villa. E’ una bella casa con piscina nella zona residenziale degli Italiani a Watamu, vicinissima ai negozi ed anche alla bellissima spiaggia del paese, quella più grande per intenderci. Devo qui spendere due parole sull’accoglienza di questa casa e di Elena, anche perché ho letto commenti sul sito che non le rendono giustizia. Noi abbiamo pagato un prezzo più che ragionevole per un intero appartamento di due stanze da letto (belle), due bagni, sala, salotto, cucina e terrazzo. Ma in pratica tutto è a disposizione degli ospiti: la piscina, la doccia esterna, il giardino solarium. Elena ed il suo compagno sono stati propositivi ma discreti, anzi, nello spirito keniota “hakuna matata”, hanno cercato di renderci le cose il più semplice possibile. Ci siamo trovati benissimo e ci torneremo.

Il safari l’abbiamo fatto con l’agenzia per cui lavora il compagno di Elena. Sveglia alle 5,00, partenza per lo Tsavo Est in compagnia di Giovanni e Simba, le nostre guide, oltre a noi e la stessa Elena. Il tempo, quello meteorologico, non è stato molto bello, ma almeno non abbiamo sofferto il caldo. Gli animali: dei “big five” ne abbiamo visto quattro. Tanti elefanti, bufali, leoni, ghepardo, non il rinoceronte che vive in un’area protetta più a nord ed è presente in pochissimi esemplari. E poi tante giraffe, gazzelle, impala, manguste, struzzi, facoceri, uccelli. Ma quello che mi rimarrà sempre impresso nell’anima è il paesaggio, la terra rossa che sembra dipinta, il tramonto sullo stagno del lodge (eravamo al Voi Wildelife lodge) dove venivano a dissetarsi gli animali

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