Safari in Kenya

Alla scoperta della Natura e di noi stessi

  • di Rosa Massimo
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 
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Questa volta le decisione sulla vacanza estiva è stata partorita dopo un lungo travaglio, volevamo visitare l’Africa, vedere, toccare, respirare la Natura selvaggia, ma avevamo due limiti: uno, il budget; due, siamo viaggiatori indipendenti aborriamo le carovane di turisti. Proprio quando sembrava che non si potesse evitare l’uno senza sforare l’altro, se vuoi mantenere il costo ad un livello accettabile devi unirti ad un gruppo, siamo riusciti a trovare la nostra via. Si va in Kenya, la culla dell’umanità, 12 giorni di safari in campeggio accompagnati dal silente Richard.

L’Africa ci accoglie con il caos di Nairobi, non vediamo l’ora di scapparne, siamo purtroppo ben abituati a vedere palazzi, strade, macchine,smog, uomini, donne indaffarati che si muovono come formiche verso una meta sconosciuta, noi volgiamo evadere da tutto ciò. Fortunatamente possiamo partire subito perciò ci lasciamo alle spalle la capitale in direzione sud, verso il Masai Mara, il parco famoso per la migrazione di milioni di capi di Gnu, Gazzelle, Zebre che arrivano qui ogni anno ad inizio estate dal Serengheti (Tanzania) per poi tornare indietro verso Ottobre. Superato il cancello d’ingresso il panorama è mozzafiato: dolci colline, intervallate da erbose pianure, ecco la mitica savana dove trovano cibo centinaia di specie diverse di animali. Mi manca davvero il fiato, per l’emozione, ma anche perché mi rendo conto che non sono abituata ad uno spazio così ampio. Ovunque si volga lo sguardo si vedono placidi erbivori intenti a mangiare, sonnecchiare, giocare, lottare. In un posto come questo si torna bambini, quando ci si emozionava per ogni novità. Per noi cittadini, europei essere a pochi metri da quella natura selvaggia che noi abbiamo quasi distrutto è un’emozione indescrivibile. I tre giorni trascorsi a la Masai Mara ci hanno riservato sorprese continue: dietro ogni curva poteva nascondersi uno spaccato della quotidiana lotta per la sopravvivenza. Come quando ci siamo ritrovati vicino il letto di un fiume, essendo nella stagione secca il fiume è poco più di un rivolo, e abbiamo scorto un giovane leone, poi un altro ed un altro ancora, poi una leonessa e poi ci siamo resi conto che avevano appena catturato una preda. Uno dei leoni stava azzannando la gola di una zebra, che ancora scalciava provando inutilmente a divincolarsi. Poi una volta morta i leoni più giovani le si fanno intorno, ma con nostro grande stupore, solo uno affonda le zanne nella carne per mangiare, gli altri sembrano giocare. La spostano, la trascinano, la leccano. La povera zebra sembra diventata una bambola di pezza. Tuttavia non bisogna pensare che si tratti del macabro divertimento di un assassino. I giovani leoni sono accompagnati dalle madri e stanno imparando a cacciare, nel giro di qualche mese dovranno riuscire a cavarsela da soli e quello che a noi sembra un gioco per loro è un fondamentale passo per essere autonomi e quindi riuscire a sopravvivere.

Un’altra scena memorabile è quella degli gnu che si radunano lungo le rive del fiume, vorrebbero attraversarlo, dall’altra parte ci sono altri gnu e ad altri pascoli ad aspettarli, sono tanti che sembra no un’unica entità, provano a scendere le rive scoscese, noi siamo lì in trepidante attesa, gli obiettivi puntati il dito sul pulsantino della macchina fotografica, pronti a immortalare la traversata, ma non attraversano tornano indietro, poi di nuovo in avanti, sembrano indecisi, come se aspettassero un leader che prenda in mano la situazione, qualche gnu rinuncia e va via in fila indiana qualcun’altro arriva. Noi continuiamo ad aspettare e a non capire finché non ci spostiamo di qualche metro e riusciamo a scorgere lungo il fiume la sagoma inquietante di un coccodrillo, poi poco oltre un altro. Le bestie sentono il pericolo e nessuno di loro osa attraversare. Aspettiamo ancora insieme ai curiosi babbuini che nel frattempo si sono radunati lì quasi per godersi lo spettacolo, ma poi non resta che accodarci ai pazienti gnu che decidono di desistere e si incamminano in fila indiana oltre la collina

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Commenti
  1. songio
    , 10/10/2010 17:59
    Complimenti, splendido viaggio!!
    Potreste darmi qualche informazione per potervi copiare l'organizzazione? Mi piacerebbe un sacco fare questo viaggio! Come avete rintracciato "il silente Richard"?
    Grazie!!

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