Siamo stati in Kenya per circa 15 giorni durante l’estate del 2009. Il nostro viaggio è consistito di una prima parte dedicata al safari e di una seconda dedicata al mare presso un resort. Il viaggio è stato auto-assemblato, nel ...
Siamo stati in Kenya per circa 15 giorni durante l’estate del 2009. Il nostro viaggio è consistito di una prima parte dedicata al safari e di una seconda dedicata al mare presso un resort. Il viaggio è stato auto-assemblato, nel senso che abbiamo riunito diverse parti a formare un unico pacchetto. Volo da Roma, dove abbiamo parcheggiato l’auto dall’ottimo ParkingGo, per Nairobi con la Egyptair. L’arrivo all’aeroporto ci ha portato un po’ di sconforto: è un aeroporto grande quanto uno dei più piccoli aeroporti italiani ed era sporco e sprovvisto di posti adatti per l’attesa. A questo si univa il timore della malaria ad opera di zanzare, che infatti svolazzavano in giro. C’è da dire che erano le 4 del mattino e quindi forse abbiamo visto l’aeroporto nel suo momento peggiore. Contro le zanzare eravamo attrezzati con varie bombolette di Autan blu, che poi di fatto abbiamo riportato in gran parte indietro, visto che nel prosieguo del viaggio le zanzare non sono state poi così presenti come ci aspettavamo. Alle 5 del mattino incontriamo la nostra guida, Mohammed, della Wildlife Kenya Safaris, l’agenzia con cui via mail avevamo prenotato il safari. Partiamo a bordo del tipico pullmino da safari (circa 6 posti ma riservato solo per noi) alla volta del parco del Masai Mara, che sarà il primo di una lunga serie. Ma prima di visitare il parco pranziamo nel campo tendato in cui soggiorneremo per le prime due notti, il Siana Springs. Dopo pranzo facciamo il primo drive nel Masai Mara. Le emozioni sono eccezionali. Già nel vedere i primi semplici animali all’ingresso del campo, come gazzelle, facoceri e bufali, si viene catapultati nell’atmosfera tipica del safari. Quando poi verso la fine del drive, riusciamo a vedere, proprio a due passi dal pullmino, una leonessa che porta in bocca un leoncino, siamo all’apice della meraviglia e della contentezza. Al Siana il cibo non era eccezionale, ma la tenda era molto grande e confortevole, quasi un appartamento. Il giorno dopo andiamo nella zona in cui è possibile assistere alla migrazione di zebre, gnu e bufali. Sono tantissimi e si muovono molto lentamente. Andiamo anche al fiume Mara, dove vediamo i coccodrilli, ma purtroppo non riusciamo ad assistere a nessun attraversamento.
Il terzo giorno ci spostiamo nel parco del lago Nakuru. Proprio mentre arriviamo vediamo un pullmino fermo con a bordo due giapponesi. Sono tutti intenti ad osservare qualcosa in lontananza. Il ragazzo giapponese, molto gentilmente, si stacca dalla sua macchina fotografica con teleobiettivo enorme per indicarmi la direzione in cui guardare. E’ difficile vederlo... ma dopo un po’ si muove e riusciamo a intravedere le fattezze di un leopardo. Al Lago Nakuru vediamo per la prima volta anche i rinoceronti, sia bianchi che neri. Uno di loro si gira verso di noi che siamo fermi nel pullmino a guardarlo, ed ho l’impressione che stia lì lì per caricarci. Ma in realtà si sta solo girando in maniera molto lenta e poi si dedica a brucare. Mohammed ci dice che se non facciamo versi strani e non scendiamo dal pullmino possiamo stare tranquilli. Soggiorniamo al Lake Nakuru Lodge, dove troviamo un momento anche per fare un bagno in piscina. C’è anche un ufficio di cambio all’interno, utile se si è rimasti a corto di moneta locale. La sera assistiamo all’esibizione canora di un simpatico gruppo di ragazzi del Kenya e alcuni Stati confinanti.
Insomma, non descriverò tutti i parchi che abbiamo girato. Dico solo che siamo stati anche nell’Amboseli (dove per la prima volta avvistiamo gli elefanti), nello Tsavo East e nello Tsavo West (suggestiva è la storia dei mangiatori di uomini, i maneaters, che pare abbia avuto il suo scenario proprio nello Tsavo, rappresentata anche nel film “Spiriti nelle tenebre”). Nello Tsavo West, in particolare, dormiamo in un appartamento davvero eccezionale allo Ngulia Safari Camp, con vari ornamenti etnici e con una vista sul parco (ed in particolare su una fonte cui vanno ad abbeverarsi gli animali) ottima. Proprio allo Ngulia, ci capita che la sera va via la corrente e poiché siamo immersi nel parco e ci hanno detto che si potrebbero fare anche incontri pericolosi, non ci muoviamo dall’appartamento per andare a mangiare. Dopo un po’ viene a prenderci un componente dello staff del campo e ci accompagna al ristorante. Durante la notte ci svegliamo sentendo i versi di qualche animale proprio alle spalle dei nostri letti. La mattina dopo ci dicono che si trattava di una iena