Partenza il 9/6/2017 · Ritorno il 19/6/2017
Viaggiatori: 2 · Spesa: Da 2000 a 3000 euro

A Karpathos in luna di miele

di Panty - pubblicato il

Il 27 maggio 2017 io e Roberto siamo convolati a nozze e per la nostra Luna di Miele abbiamo scelto Kàrpathos, un’isola lunga e stretta incuneata tra Creta e Rodi nelle limpide acque del Mar Egeo. Non siamo nuovi da quelle parti visto che tra Ionie, Cicladi e Dodecaneso di vacanze in Grecia ne abbiamo fatte diverse.

Il 9 giugno ci imbarchiamo su un aereo Neos che parte da Verona alle 7.30 ed atterra a Karpathos alle 10:50 locali. Sbarcati e ritirati i bagagli, prendiamo il taxi e dopo una ventina di minuti giungiamo da Renata’s Villas, una bella struttura nuova e moderna nella zona collinare di Pigadia della quale abbiamo affittato un appartamentino per 10 giorni. Dal balcone si gode una bella vista sul porto e nei terreni circostanti pascola giorno e notte un simpatico gregge di caprette belanti e scampanellanti. Veniamo accolti da Niki, la giovane manager della struttura che ci consegna le chiavi e ci dà la sua disponibilità per ogni esigenza e informazione e ci fa accompagnare in auto fino in paese dove da Euromoto (quello più grande) noleggiamo uno scooter 200 per tutta la vacanza. Giunta ormai ora di pranzo andiamo alla Taverna Maistrali lungo la spiaggia di Afoti dove ci rifocilliamo coi primi manicaretti della cucina greca e trascorriamo il resto del pomeriggio tra sole e bagni nella spiaggia stessa dove con pochi euro affittiamo lettini ed ombrellone. La sera ceniamo da Maxim, lungo il porto, e dopo una breve passeggiata andiamo a riposare, vista la levataccia del mattino.

Il 10 ci lanciamo verso Apella, una delle spiagge più menzionate dalle guide. E non a caso, visto che già dalla strada principale che corre in quota lungo la costa si intravede una baia sabbiosa racchiusa tra due scogliere, ed un mare trasparente color turchese. La giornata è piuttosto ventosa ed il meltemi ci accompagnerà ancora qualche giorno. Ancoriamo con dei grossi sassi gli asciugamani nel tratto di spiaggia libera, all’ombra delle tamerici, e ci godiamo una giornata di bagni di sole e di mare. Inutile dire che l’acqua è limpida e pescosa come tutto il Mar Egeo, solo piuttosto fredda, ma del resto ufficialmente è ancora primavera. Pasteggiamo sulla bella terrazza della taverna che si affaccia sulla spiaggia e nel tardo pomeriggio ci spostiamo alla baia di Ag. Nikolaos sulla costa sud-ovest (ce n’è una con lo stesso nome più a nord-est) dove ci godiamo un bel tramonto. La sera ceniamo alla Taverna Maistrali.

L’11 andiamo a Kira Panagia, altra baia stupenda dove affittiamo ombrellone e lettini. Questa spiaggia è molto attrezzata e vicino ci sono diverse taverne. E’ famosa per la chiesetta bianca con cupola rossa che si ammira sulla scogliera che chiude a destra. Pranziamo in una delle sue taverne e restiamo in spiaggia fino a tardo pomeriggio. La sera ceniamo al porto da Posidon, piccolo e grazioso ristorante, e andiamo a berci un caffè con la moka al Caffè Karpathos Angolo Italiano dove ci intratteniamo a chiacchierare col gestore che parla perfettamente la nostra lingua. Passeggiando per Pigadia realizziamo che il fulcro della vita si divide tra la parte bassa lungo il porto e la strada rialzata e parallela ad esso che pullula di bar, negozietti e ristoranti e culmina nella piazzetta principale. Una movida vivace e contenuta al tempo stesso, che rende rilassante e piacevole la passeggiata del dopo cena.

Il 12 ho scoperto quella che diventerà la mia spiaggia preferita, Ahata. È il giusto compromesso tra Apella e Kira Panagia. Bella, attrezzata ma non troppo frequentata e con una tavernetta comoda a pochi passi dall’ombrellone. Racchiusa anch’essa tra due scogliere e con un mare da togliere il fiato. La sera ceniamo al Mike’s Restaurant, leggermente defilato rispetto alla zona nevralgica ma che si rivela la migliore scelta fino a quel momento.

Il 13 ci avventuriamo sullo sterrato per la spiaggia di Kato Lekkos consigliata solo ai 4x4. Noi con lo scooter a passo d’uomo siamo riusciti ad arrivare fino in fondo anche se gli ultimi due tornanti io li ho fatti a piedi per agevolare la gimkana tra le buche. Ovviamente la spiaggia non è servita e bisogna portarsi acqua e qualche spezza fame. Ma la bellezza del luogo e la sporadica presenza umana ripaga di qualche piccolo sacrificio. Al ritorno ci fermiamo a bere una birra al pub La Corte a Pigadia e per cena andiamo all’Acropolis, ristorante vicino alla Corte dall’atmosfera vivace e allegra.

Il 14 ci portiamo a sud-ovest ad Ag. Theodoros. La costa occidentale dell’isola è molto diversa da quella orientale. Appare più aspra e brulla, ma non meno affascinante. Questa è probabilmente la spiaggia più bella: una piccola insenatura profonda pochi metri spalleggiata da un alto costone. Vi si trovano pochissimi ombrelloni a noleggio e si può raggiungere in auto fino al parcheggio soprastante o in scooter fin quasi in fondo. Ci abbiamo trascorso un rilassante pomeriggio sino al tramonto con una breve pausa pranzo alla bellissima taverna di fianco alla chiesetta di San Teodoro raggiungibile anche con una passeggiata di pochi minuti. Per cena andiamo nuovamente da Mike in centro.

Il 15 torniamo alla bellissima spiaggia di Apella e pranziamo nella sua taverna. Notiamo come rispetto a qualche giorno prima stia aumentando il numero di ombrelloni a disposizione dei bagnanti. Si sta già passando dalla bassa alla media stagione. Quel giorno proviamo ad aggirare a nuoto la scogliera di destra e con nostra grande meraviglia scopriamo una spiaggetta solitaria raggiungibile soltanto via mare e ci godiamo una mezz’oretta di pace e silenzio degna di Robinson Crusoe. Al tramonto torniamo a Pigadia passando dal paesino di Spoa dove possiamo ammirare gli antichi mulini e corriamo lungo la strada che affianca il selvaggio paesaggio della costa ovest. Ci fermiamo a bere una birra a Finiki, un porticciolo su cui si affacciano alcune tavernette gestite da pescatori e dove si dice venga servito il pesce più fresco dell’isola. Tornati a Pigadia andiamo da Euromoto e chiediamo di sostituire lo scooter con una piccola auto per i restanti tre giorni perché vogliamo esplorare la zona nord e le distanze diventano piuttosto impegnative. Approfittiamo del nuovo mezzo per andare a cenare a Finiki da Mama Cusine, dove avevamo sorseggiato la birra del ritorno. Lo scorfano ai ferri che ci hanno servito ancora ce lo sogniamo!

Per la notte del 16 abbiamo prenotato un modesto studio al Dorana di Diafani, piccolo porto a nord ovest. Partiamo per questa nuova località e nel pomeriggio ci fermiamo a fare il bagno ad Ag. Nikolaos (l’altra), che è un piccolo porto tranquillo e poco frequentato con spiaggia attrezzata. Pranziamo nella taverna fronte mare e verso le 17:30 ripartiamo per Diafani. Il tempo di posare i bagagli e fare una doccia e partiamo per Olympos, certamente la città più caratteristica di Karpathos e una delle più autentiche e suggestive delle isole greche. Un agglomerato di casette bianche abbarbicate una sull’altra seguendo la facciata della montagna e spalmate sia sul versante interno che su quello che guarda il mare, da dove si possono ammirare i tramonti più incantevoli dell’isola. Nel tardo pomeriggio la cittadina si svuota dalle comitive di turisti che giornalmente arrivano in barca a Diafani e vengono accompagnati col bus fino all’ingresso del paese. Quindi soli soletti ci lanciamo per le calli a far visita a questo gioiello rimasto fermo nel tempo. Ci piace perderci tra le sue case in un’atmosfera quasi ovattata, ammirarne l’architettura ed i colori, respirare i suoi profumi, incontrare vecchie signore orgogliosamente vestite con abiti tradizionali e salire fin dove lo sguardo può perdersi sulla linea dell’orizzonte marino. Ceniamo al Mylos, taverna ricavata in un antico mulino la cui ruota bianca gira innanzi la terrazza sulla quale ci siamo accomodati. Qui per dessert mangiamo i loukoumades più buoni del mondo serviti con marmellata di rose.

Il mattino seguente, che era il compleanno di Roberto, verso le 10 ci rechiamo al piccolo molo di Diafani per salire, con un’altra quindicina di persone, sul Manolis, la barca di Giorgios, che avevamo contattato la sera precedente per prenotare il tour all’isola di Saria. Salpiamo dopo pochi minuti e costeggiamo le rive alte e frastagliate della punta nord orientale di Karpathos, dove non esistono spiagge ed il mare è limpido e profondo. Superato il breve tratto di mare che separa le due isole iniziamo a costeggiare Saria, isolotto roccioso, glabro e disabitato in quanto zona protetta. Una prima sosta la facciamo presso una suggestiva grotta dall’acqua color smeraldo per un bagno rinfrescante. Poi dopo una mezz’ora di navigazione approdiamo sulla spiaggia di Palatia dove sostiamo per qualche ora. Qui anticamente si trovava la città di Ilyssos della quale si possono visitare alcune rovine. Si tratta di una bellissima baia ciottolata e impreziosita da una fila di tamerici sotto le quali il nostro Capitano ci serve un delizioso pranzetto a base di triglie e petti di pollo alla brace che ha preparato da solo su un grande scoglio mentre noi ci rilassavamo beatamente tra sole e nuotate. Ripartiamo e dopo l’ultima sosta nella baia di Alimountas iniziamo il rientro a Diafani dove giungiamo verso le 19:30. Chi viene a Karpathos non può esimersi dal fare questa esperienza e vedere le bellezze che una zona protetta come Saria può riservare al viaggiatore. Stremati e contenti della lunga giornata di navigazione ritorniamo a Pigadia dove la sera ceniamo da Mike’s.

L’ultimo giorno di vacanza lo trascorriamo ad Ahata, la mia preferita. Ci rendiamo subito conto che rispetto a qualche giorno prima (ovvero prima del 15) è aumentato considerevolmente il numero di ombrelloni e l’atmosfera è già meno rilassante. Pranziamo nella sua tavernetta e verso il tramonto proviamo a cercare Diakoftis, una spiaggia a sud-est, vicino all’aeroporto, della quale abbiamo sentito tanto parlare. Ma, forse perché dopo una certa ora la luce non le rende giustizia, forse perché arrivano rifiuti di ogni genere trasportati dalle correnti, rimaniamo piuttosto delusi e rientriamo dopo pochi minuti. Per la nostra ultima cena greca torniamo a Finiki nel medesimo ristorante e gustiamo il pesce freschissimo che il gestore ha pescato poche ore prima. Tornando a casa ci fermiamo lungo la strada in un tratto privo di illuminazione e scendiamo ad ammirare una volta celeste da togliere il fiato. Dopo una breve passeggiata al porto di Pigadia ed un cocktail al pub troniamo a casa a preparare le valigie.

Il mattino del 19 riconsegniamo le chiavi dell’auto ed in taxi andiamo all’aeroporto da dove decolliamo verso le 11 per tornare a Verona, dopo breve sosta carburante a Salonicco. Karpathos ci rimarrà nel cuore. I suoi colori che vanno dal bianco delle abitazioni, al verde brillante della vegetazione, dal viola dei cespugli di timo in fiore al turchese del suo mare trasparente, i suoi profumi, specialmente di salvia selvatica e timo lungo le strade ed i sapori freschi e decisi della cucina greca. Non di meno la cordialità e l’accoglienza della gente del posto che sa approcciarsi al turista con professionalità e onestà. Ovunque, anche nella taverna della spiaggia più remota, abbiamo trovato preparazione e qualità, rapidità e pulizia.

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