A Karpathos in luna di miele

Nel Dodecaneso tra mare, montagne e sapori

  • di Panty
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro

Il 13 ci avventuriamo sullo sterrato per la spiaggia di Kato Lekkos consigliata solo ai 4x4. Noi con lo scooter a passo d’uomo siamo riusciti ad arrivare fino in fondo anche se gli ultimi due tornanti io li ho fatti a piedi per agevolare la gimkana tra le buche. Ovviamente la spiaggia non è servita e bisogna portarsi acqua e qualche spezza fame. Ma la bellezza del luogo e la sporadica presenza umana ripaga di qualche piccolo sacrificio. Al ritorno ci fermiamo a bere una birra al pub La Corte a Pigadia e per cena andiamo all’Acropolis, ristorante vicino alla Corte dall’atmosfera vivace e allegra.

Il 14 ci portiamo a sud-ovest ad Ag. Theodoros. La costa occidentale dell’isola è molto diversa da quella orientale. Appare più aspra e brulla, ma non meno affascinante. Questa è probabilmente la spiaggia più bella: una piccola insenatura profonda pochi metri spalleggiata da un alto costone. Vi si trovano pochissimi ombrelloni a noleggio e si può raggiungere in auto fino al parcheggio soprastante o in scooter fin quasi in fondo. Ci abbiamo trascorso un rilassante pomeriggio sino al tramonto con una breve pausa pranzo alla bellissima taverna di fianco alla chiesetta di San Teodoro raggiungibile anche con una passeggiata di pochi minuti. Per cena andiamo nuovamente da Mike in centro.

Il 15 torniamo alla bellissima spiaggia di Apella e pranziamo nella sua taverna. Notiamo come rispetto a qualche giorno prima stia aumentando il numero di ombrelloni a disposizione dei bagnanti. Si sta già passando dalla bassa alla media stagione. Quel giorno proviamo ad aggirare a nuoto la scogliera di destra e con nostra grande meraviglia scopriamo una spiaggetta solitaria raggiungibile soltanto via mare e ci godiamo una mezz’oretta di pace e silenzio degna di Robinson Crusoe. Al tramonto torniamo a Pigadia passando dal paesino di Spoa dove possiamo ammirare gli antichi mulini e corriamo lungo la strada che affianca il selvaggio paesaggio della costa ovest. Ci fermiamo a bere una birra a Finiki, un porticciolo su cui si affacciano alcune tavernette gestite da pescatori e dove si dice venga servito il pesce più fresco dell’isola. Tornati a Pigadia andiamo da Euromoto e chiediamo di sostituire lo scooter con una piccola auto per i restanti tre giorni perché vogliamo esplorare la zona nord e le distanze diventano piuttosto impegnative. Approfittiamo del nuovo mezzo per andare a cenare a Finiki da Mama Cusine, dove avevamo sorseggiato la birra del ritorno. Lo scorfano ai ferri che ci hanno servito ancora ce lo sogniamo!

Per la notte del 16 abbiamo prenotato un modesto studio al Dorana di Diafani, piccolo porto a nord ovest. Partiamo per questa nuova località e nel pomeriggio ci fermiamo a fare il bagno ad Ag. Nikolaos (l’altra), che è un piccolo porto tranquillo e poco frequentato con spiaggia attrezzata. Pranziamo nella taverna fronte mare e verso le 17:30 ripartiamo per Diafani. Il tempo di posare i bagagli e fare una doccia e partiamo per Olympos, certamente la città più caratteristica di Karpathos e una delle più autentiche e suggestive delle isole greche. Un agglomerato di casette bianche abbarbicate una sull’altra seguendo la facciata della montagna e spalmate sia sul versante interno che su quello che guarda il mare, da dove si possono ammirare i tramonti più incantevoli dell’isola. Nel tardo pomeriggio la cittadina si svuota dalle comitive di turisti che giornalmente arrivano in barca a Diafani e vengono accompagnati col bus fino all’ingresso del paese. Quindi soli soletti ci lanciamo per le calli a far visita a questo gioiello rimasto fermo nel tempo. Ci piace perderci tra le sue case in un’atmosfera quasi ovattata, ammirarne l’architettura ed i colori, respirare i suoi profumi, incontrare vecchie signore orgogliosamente vestite con abiti tradizionali e salire fin dove lo sguardo può perdersi sulla linea dell’orizzonte marino. Ceniamo al Mylos, taverna ricavata in un antico mulino la cui ruota bianca gira innanzi la terrazza sulla quale ci siamo accomodati

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