Kaliméra Karpathos

Una settimana sull'isola greca del Dodecaneso, alla ricerca di serenità e umiltà, ormai lontane dal nostro mondo

  • di Nicole La Gabbatrice
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Era da anni che aspettavo di scappare in Grecia, magari in qualche isola, all'insegna del tanto decantato relax che i tour operator promettevano negli allettanti annunci pubblicitari sparsi sul web. Inoltre, la voglia di cimentarmi e di approfondire una cultura che tanto mi aveva fatto innamorare (e forse anche penare?) al liceo, mi spingeva a controllare in modo spasmodico offerte e tariffe low-cost. Alla fine, complice (forse) la fortunata concomitanza con la mia laurea, scovo come un fulmine a ciel sereno un tour operator triestino, “Julia Viaggi” che opera nel Mediterraneo con pacchetti volo+hotel davvero convenienti, collaborando talvolta con compagnie slovene (nel caso greco, “Palma”). Io e il mio ragazzo decidiamo quindi di partire con loro alla volta di Karpathos, affascinati dalle fotografie e dalle recensioni di altri viaggiatori come noi che in internet davano ampio spazio alle loro esperienze. La partenza e l'arrivo sono previsti a Lubiana, ma il tour operator mette a disposizione degli autobus che, con una piccola aggiunta (davvero irrisoria), coprono il viaggio da e per l'aeroporto da alcune città italiane del nord-est (Pordenone nel nostro caso, ma anche Udine, Codroipo, Palmanova ecc...). L'aereo della compagnia slovena decolla dalla capitale alle 6 di mattina, il ché significa una notte in bianco per noi che partiamo da Pordenone a mezzanotte, ma una giornata intera da sfruttare in territorio greco. Arriviamo infatti a destinazione alle 9.30 (ora locale) e l'autobus del tour operator ci porta all'hotel “Amoopi bay”, il nostro alloggio per l'intera settimana dalle mura bianco-candido adornate da stupendi e nodosi bouganville. Dopo esserci sistemati nella graziosa camera (che ha pure un terrazzo con mini-giardino), ci facciamo consigliare quali spiagge vedere e dove noleggiare un quad (meno costoso e più avventuroso di un'auto; lo scooter invece ci era stato sconsigliato sia perché in Grecia per i ciclomotori, eccetto i cinquantini, è necessaria l'apposita patente e non la sola B, sia perché il territorio selvaggio e inesplorato dell'isola rendeva difficile gli spostamenti con tali mezzi).

Partiamo dunque alla ricerca di sabbia e acqua, di quell'acqua cristallina e dai mille pesci colorati che nelle nostre zone non si riesce a trovare. La costa vicina all'hotel è stupenda e si rivela come quel compromesso che cercavamo tra relax e movimento. Vi sono infatti tre spiagge, tre calette, tutte diverse: Mikra Amoopi, la più piccola come suggerisce il nome, dal suolo sabbioso e dagli ombrelloni di paglia; Mega Amoopi, la più grande e attrezzata e infine la ciottolosa spiaggia di Votsalakia. La cosa che rende unico questo tratto di costa è la presenza di locali, taverne e bazar dai prodotti tipici proprio lungo la spiaggia. È qui che abbiamo degustato i migliori piatti di carne (l'autoctono “souvlaki”, simile al nostro spiedino di carne) accompagnati dalla famosa salsa “tzaziki” allo yogurt e spezie; è qui che la notte di San Lorenzo siamo riusciti a vedere le stelle cadenti, dopo anni di tentativi nei nostri cieli, disturbati e molestati dalle luci artificiali che appartengono al nostro vivere comune. Decidiamo quindi di goderci la tranquillità del posto anche per il giorno seguente, temendo che possa svanire come le cose belle sono solite fare.

terzo giorno

Noleggiato il quad (un po' malconcio ma funzionale) presso “Million motorbike” (gestito da due ragazzi simpaticissimi e disponibili, che ci hanno dato un sacco di dritte utili alla nostra avventura), partiamo alla volta di Pigadia, capoluogo e fulcro commerciale dell'isola, piccola Caorle greca, per salire su una delle barchette turistiche ormeggiate al porto che ci consentirà di far tappa su alcune delle spiagge più belle della costa est, talvolta difficili da raggiungere via terra: Achata, la piccola ma magica baia dalle rocce che scendono quasi a strapiombo sul mare; Apella, dai colori definiti e contrastanti verde e bianco, soprannominata non a caso “i Caraibi del Mediterraneo” e onorata del titolo di miglior spiaggia mediterranea nel 2008; Agios Minas, dai piatti e sottili sassi. Per concludere in bellezza una tal giornata all'insegna del profondo blu, decidiamo di cenare alla taverna Helios ad Amoopi dove ci vengono offerte le famose “loukoumades”, ossia ciambelle fritte al miele e cannella, che ci addolciscono il palato prima di un lungo riposo necessario per ciò che ci avrebbe atteso il giorno seguente.

quarto giorno

Decidiamo, incoraggiati da un cielo ceruleo e pulito, dopo aver fatto il pieno (memori della presenza di soli due distributori su tutta l'isola e, inoltre, vicini tra loro) e muniti di un'unica cartina geografica minuscola, in quanto retro di un annuncio pubblicitario, di spostarci in direzione sud. La prima località che troviamo è Afiartis, regno di Eolo e patria dei surfisti, dalla spiaggia divisa in tre calette: Devil's Bay (Baia del Diavolo), dove spira un vento più forte (in realtà il vento che soffia sull'intera isola, e in particolare qui, il Maltemi, nell'estate torrida che abbiamo appena passato si è rivelato come un innocuo venticello che regala una docile tregua, ma gli abitanti del luogo ci hanno confermato che questa del 2012, è stata un'eccezione!), la Gun Bay (Baia del Cannone) e la Chicken Bay (Baia di Pollo), chiamata così perché vi si danno lezioni di surfing ai principianti e in particolare ai bambini. Proseguiamo seguendo la nostra tabella di marcia avvicinandoci alla zona dell'aeroporto dove molti resoconti turistici nel web segnalavano la presenza di una spiaggetta isolata da tutto e da tutti; un piccolo cartello dallo sfondo azzurro e dalle lettere bianche “spennellate”, ci avvisa di essere finalmente arrivati a Diakofti (attenzione a non confonderla con Diakostis, nel lato ovest dell'isola), un tratto di costa dalla spiaggia dorata e dai fondali pieni di conchiglie e pesciolini variopinti, un'insenatura ellenica dimenticata da Dio, dove in piena stagione estiva, accoglieva come unici, affascinati visitatori i sottoscritti e un'altra coppia di inglesi attempati ma sorprendentemente nudisti! È inutile esporre il motivo per cui abbiamo riposto per un po' la scaletta di viaggio, godendoci il sole, la tranquillità e l'infrangersi delle onde sui nostri piedi assetati di refrigerio. A malincuore, ma con tanta voglia ancora di esplorare questa magica isola, siamo partiti poi alla volta di Agrilaopotamos, sulla costa sud-ovest (tanto che da qui è facilmente visibile l'isola di Kassos, la più meridionale del Dodecaneso), curiosi di visitare la famosa “Kantina Manolis”: il mio ragazzo, enologo, sperava di poter scoprire e imparare i segreti della tradizione vitivinicola greca ma, divertiti, abbiamo scoperto che si trattava di una sorta di “roulotte” adibita a bar, molto molto rustica, con un piccolo frigo per le bibite ghiacciate. Al vederlo abbiamo pensato a tutti i controlli igenico-sanitari e alle conseguenti multe che si scatenerebbero da noi in Italia ma la simpatia del proprietario (Manolis, appunto) e dei suoi clienti (tra cui alcuni italiani che frequentano assiduamente l'isola) ci hanno fatto cambiare decisamente idea, ritenendolo un posto umile ma genuino. Abbiamo poi proseguito, su una strada sterrata (agibile per quad, ciclomotori e auto...) per raggiungere Agios Theodoros, una splendida baia disposta al termine di un ripido e ghiaioso promontorio (raggiungibile a piedi), dai pochi ma rustici ombrelloni in paglia e dai ciottoli piccoli e levigati, dove ci siamo concessi un bagno “d'esplorazione” (copiosa infatti era la fauna ittica, soprattutto vicino agli scogli alti e rocciosi). Visitata la chiesetta lì vicina (dai tipici colori bianco e azzurro) e degustato un “Nes Cafè” (bevanda che, letteralmente, spopola a Karpathos, in diverse varianti), decidiamo di proseguire sul lato ovest, allontanandoci però leggermente dalla costa, tanto che la strada ritorna asfaltata (peccato, dato che ormai c'eravamo abituati al suolo deformato, che faceva tanto “avventura”): Arkasa ci incanta con le sue rovine del IV-VI secolo, la chiesetta bianchissima e candida di Santa Sofia e l'adiacente pavimento in mosaico scoperto appartenuto alla basilica paleocristiana di Santa Anastasia. A nove chilometri troviamo Finiki, un tempo centro di scambi con i Fenici e ora piccolo villaggio di pescatori famoso per i ristorantini di pesce, dalle insegne bianco-azzurre (qui abbiamo mangiato degli ottimi piatti di pesce, dai prezzi contenuti, al “Nikos restaurant”). Sulla via del ritorno, complici le lunghe giornate estive e assolate di questa magica isola, ci fermiamo a Menetes, paese bianchissimo dell'entroterra, incastonato come un nido d'aquila sul versante scosceso del colle, e che ci appare interamente in tutti i suoi contorni color pastello una volta raggiunta la chiesa della Dominazione della Madonna dalle tegole rosse. Sfiniti ma soddisfatti, ci siamo concessi una cena nella carinissima taverna “Esperida” ad Amoopi dove, a fine pasto, ci hanno portato, a sorpresa e in omaggio, un buon gelato

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